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Laureati magistrali (3+2) a cinque anni: differenze occupazionali per gruppo disciplinare

Stabilità, guadagno ed efficacia: la laurea continua a rappresentare un forte investimento contro la disoccupazione, soprattutto nel lungo periodo.
06 Novembre 2014

Il XVI Rapporto AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati dice che incontrano difficoltà maggiori che in altri paesi. Per altro verso evidenzia come, nell’arco della vita lavorativa, la laurea continui a rappresentare un forte investimento contro la disoccupazione, soprattutto nel lungo periodo. Certo è che il 30 per cento dei giovani 19enni si iscrivono alle facoltà provenendo da famiglie più favorite; anche per l’assenza di una seria politica del diritto allo studio.

Tra uno e cinque anni dalla laurea gli indicatori esaminati (tasso di occupazione, tasso di disoccupazione, stabilità lavorativa, guadagno) migliorano sensibilmente e per tutti i gruppi disciplinari presi in esame, a riprova che il nostro è un mercato del lavoro che si caratterizza per tempi lunghi di inserimento lavorativo e di valorizzazione del capitale umano, ma di sostanziale efficacia nel medio termine, a tal punto che il tasso di disoccupazione si dimezza tra uno e cinque anni passando dal 16% all’8,5%.

 

La condizione occupazionale dei laureati magistrali a cinque anni dalla laurea

Il rapporto evidenzia (ciò vale anche per i laureati triennali) che a cinque anni dal conseguimento del titolo  risultano occupati a livello nazionale 82 laureati magistrali su cento; tra uno e cinque anni, la quota di occupati è aumentata significativamente, dal 57 all’82% (+25 punti). Aumento ancora più apprezzabile se si tiene conto che questi laureati hanno incontrato una fase economica decisamente poco favorevole.

I laureati delle professioni sanitarie e quelli dei gruppi ingegneria ed economico-statistico mostrano le migliori performance occupazionali a cinque anni dal titolo, con un tasso di occupazione superiore al 90%. Inferiore alla media è invece la quota di occupati nei gruppi giuridico e agrario (77% entrambi), scientifico (73%), chimico-farmaceutico (71%), letterario (68%) e geo-biologico (60%). Un indicatore che dimostra che le difficoltà occupazionali non coinvolgono esclusivamente le lauree umanistiche. La documentazione OECD del 2008 evidenzia che i laureati per area disciplinare tecnico-scientifica (Fisica, Agraria, Chimica e Biologia, Medicina, Farmacia, Matematica, Informatica, Ingegneria, ecc.), che nel complesso dei Paesi OECD rappresenta il 37 per cento (negli Usa risultano il 26 per cento), in Italia e Germania risulta invece il 40 per cento!

Il tasso di disoccupazione, a cinque anni pari all’8,5%, rimane su valori più elevati tra i laureati dei gruppi letterario (19%), insegnamento (14%), psicologico (12,5%), linguistico, educazione fisica, geo-biologico e giuridico (12% per tutti). A fondo scala si trovano invece i laureati delle professioni sanitarie, il cui tasso di disoccupazione è pari ad un fisiologico 1%, e dei gruppi ingegneria (2%), economico-statistico (5%) ed architettura (7%).

 

La stabilità dei laureati magistrali a cinque anni

Tra i laureati del 2008 coinvolti nell’indagine a cinque anni dalla laurea risultano stabili (assunti alle dipendenze a tempo indeterminato o autonomi effettivi) quasi i tre quarti degli occupati: 34 punti in più rispetto a quando furono intervistati ad un anno dal conseguimento del titolo. Il grande balzo in avanti è dovuto in particolar modo all’aumento dei contratti a tempo indeterminato, che a cinque anni raggiungono oltre la metà dei laureati occupati (52,5%). Cresce anche la quota di lavoratori autonomi effettivi, che a cinque anni dalla laurea rappresentano 20 occupati su cento.

La maggiore stabilità, 97%, è raggiunta dai laureati delle professioni sanitarie (soprattutto per merito dei contratti a tempo indeterminato). Seguono con l’85% gli ingegneri, con l’82% i laureati dei gruppi giuridico, economico-statistico e con l’80% quelli di architettura. Per i laureati dei gruppi giuridico e architettura, la maggiore stabilità è dovuta alla più elevata quota di lavoratori autonomi effettivi (60% e 59%, rispettivamente). All’estremo opposto si trovano i gruppi linguistico, chimico-farmaceutico, geo-biologico, educazione fisica e letterario, tutti con una quota di occupati stabili inferiore al 56%.

 

Il guadagno dei laureati magistrali a cinque anni dalla laurea

A livello complessivo i laureati magistrali (3+2 anni) a cinque anni dalla laurea guadagnano in media 1.383 euro netti mensili. Sono soprattutto i laureati in ingegneria e delle professioni sanitarie che possono contare sulle più alte retribuzioni: 1.708 e 1.646 euro, rispettivamente. Retribuzioni superiori alla media anche per i colleghi dei gruppi economico-statistico, chimico-farmaceutico e scientifico (circa 1.500 euro per tutti). A fondo scala rimangono i laureati dei gruppi psicologico, educazione fisica, letterario e insegnamento, i cui guadagni ancora non raggiungono i 1.100 euro mensili. Si tratta di percorsi, generalmente a prevalenza femminile, il cui sbocco tipico è nel mondo dell’insegnamento, notoriamente non troppo generoso in termini di valorizzazione economica. Nettamente inferiori alla media anche le retribuzioni dei percorsi linguistico e architettura, i cui valori medi non raggiungono i 1.200 euro.

 

Laureati magistrali del 2008 occupati a cinque anni:
guadagno mensile netto per gruppo disciplinare
(valori medi in euro)

Nota: gruppo difesa e sicurezza non riportato.

 

Efficacia della laurea dei laureati magistrali a cinque anni dalla laurea

La valutazione della spendibilità del titolo universitario sul mercato del lavoro e l’utilizzo delle competenze acquisite all’università conferma un quadro complesso e articolato. A cinque anni da titolo, la laurea risulta infatti almeno efficace per più della metà dei laureati indagati (55%). I valori più elevati sono raggiunti tra giuristi (82%) e architetti (74%), nonché nei gruppi chimico-farmaceutico (64%), psicologico (63%), agrario e geo-biologico (62%, entrambi). Sotto la media invece i livelli di efficacia dei laureati di politico-sociale, letterario ed educazione fisica (valori al di sotto del 45%).