Università

Laureati pugliesi: chi sono e dove vanno?

Esiti occupazionali e motivazioni del trasferimento fuori regione: l’indagine di AlmaLaurea per conto del Consorzio Interuniversitario Regione Puglia.
10 Novembre 2014

Giovani pugliesi alle prese con formazione universitaria, mercato del lavoro e trasferimenti per motivi di studio. Un’indagine ad hoc, presentata a Bari lo scorso 28 ottobre, e realizzata da AlmaLaurea per conto del Consorzio Interuniversitario Regione Puglia (CIRP), permette di fare il punto sulle performance occupazionali e formative dei laureati delle università pugliesi ma anche sulle motivazioni che li hanno spinti spesso e volentieri a recarsi fuori regione per studiare.

Un focus che, a partire dalla XVI Indagine AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, dimostra come a uno e cinque anni dalla laurea gli esiti occupazionali per i laureati magistrali degli atenei pugliesi siano in linea con quelli dei laureati delle altre università del Sud, sebbene inferiori di 10 punti alla media nazionale: a cinque anni dal titolo lavora il 71% dei laureati in atenei pugliesi, contro il 73% rilevato per gli atenei del Sud e l’82% rilevato per il complesso dei laureati magistrali italiani. Un risultato che ovviamente sconta il diverso dinamismo del mercato del lavoro locale.

E in merito alla stabilità come si posizionano i laureati degli atenei pugliesi? A un anno dal titolo lavora stabilmente (con un contratto a tempo indeterminato o autonomo effettivo) il 35% degli occupati, un valore in linea con la media del paese; a cinque anni, sebbene la stabilità cresca fino a coinvolgere il 69% degli occupati, il valore resta inferiore a quanto registrato a livello nazionale (73%). Anche in merito alle retribuzioni mensili nette i laureati pugliesi occupati a tempo pieno, sia a uno che a cinque anni dal titolo, riportano un guadagno inferiore non solo al complesso delle università del Sud, ma anche alla media nazionale: a cinque anni il guadagno è pari a 1.360 euro per i laureati pugliesi, 1.460 per le Università del Sud e 1.500 rilevato su scala nazionale. A incidere sono soprattutto il diverso dinamismo del mercato del lavoro locale e la diversa composizione per percorso disciplinare.

Ma i dati non sono tutto e vanno letti con attenzione perché, come evidenzia AlmaLaurea, su questi risultati incidono diversi fattori, quali ad esempio la diversa composizione del percorso di studio, la condizione occupazionale al momento della laurea, la poca presenza di aziende pubbliche e private. Nel primo caso, è significativo ad esempio come negli atenei della Puglia sia più alta rispetto alla media nazionale la quota di laureati in materie umanistiche, profili professionali che hanno come principale sbocco lavorativo l’ambito dell’istruzione, famoso per le note difficoltà nel processo di valorizzazione degli insegnanti. Nel secondo caso, emerge come in Puglia la quota dei laureati che ha iniziato a lavorare solo al termine degli studi è più consistente che nel resto del paese; si tratta ovviamente di giovani inseriti da meno tempo nel mercato del lavoro.

La prospettiva cambia se si prendono in considerazione i giovani che hanno scelto di trasferirsi fuori regione per studiare all’università: non pochi, dal momento che, come evidenzia l’indagine AlmaLaurea, sono 20 mila i laureati 2012 residenti in Puglia che hanno deciso di intraprendere un percorso formativo in un ateneo fuori regione: quasi un terzo del complesso dei laureati pugliesi! Ma in che atenei si spostano? In linea generale, preferiscono quelli dell’Emilia Romagna, del Lazio e dell’Abruzzo. E a trasferirsi sono soprattutto giovani che provengono da famiglie più favorite, uomini, con almeno un genitore laureato, che scelgono di spostarsi al termine del primo ciclo di studi universitari, per frequentare un corso di laurea magistrale.

Analizzando nel dettaglio i dati dell’indagine realizzata da AlmaLaurea, per conto del CIRP, che ha coinvolto quasi 7 mila laureati pugliesi del 2012 trasferiti fuori regione per motivi di studio, emerge come quasi la metà sia partito avendo comunque contatti con qualcuno che viveva nella sede di studi e che quasi un terzo sia partito con una persona che conosceva; il 6%, tra l’altro, pur studiando fuori regione, ha fatto vita da pendolare. E qui il sistema di diritto allo studio gioca un ruolo fondamentale, sia per quanto riguarda gli alloggi (il 16% ha abitato in una casa dello studente) sia per le borse di studio, che sono state erogate al 38% degli intervistati.

Ma con il senno di poi come valutano la scelta di aver intrapreso un corso di studi fuori regione? Gli intervistati non hanno dubbi, l’esperienza è positiva, tanto che, potendo tornare indietro, rifarebbero la stessa scelta.

E se si guarda alle motivazioni, si comprende fin da subito come un ruolo fondamentale sia giocato anche dal contesto familiare di appartenenza. Da un lato ci sono i laureati che si spostano in cerca d’indipendenza, sia di natura formativa che, in prospettiva, professionale e di vita; dall’altro, ci sono coloro che maturano la scelta avendo però vincoli (economici o legati al percorso scelto) dai quali non possono separarsi. Ed è così che si individuano i laureati che hanno maturato la scelta di trasferirsi spinti soprattutto da motivazioni di carattere economico, di organizzazione e di fattibilità del corso. Questi laureati provengono da famiglie meno avvantaggiate da un punto di vista culturale, sono più spesso pendolari e hanno studiato al Sud. I laureati che hanno invece deciso di “tagliare i ponti” sono stati spinti dalla necessità di rendersi indipendenti, di vivere in città stimolanti e di conoscere nuove realtà. Si tratta di giovani provenienti da contesti familiari più favoriti, che scelgono di trasferisti in una città del Centro Italia per frequentare un corso di laurea a ciclo unico. Infine, i laureati partiti per costruire il proprio futuro hanno scelto gli atenei che considerano migliori, sia da un punto di vista didattico che di strutture, e che offrivano migliori prospettive occupazionali e di studio. Questi laureati hanno puntato verso atenei del Nord, frequentando corsi di laurea magistrale, e alla fine del corso lavorano.

Ma qualcuno dopo la laurea rientra? L’indagine evidenzia come solo il 30% dei laureati pugliesi che hanno studiato fuori regione dopo la laurea sceglie di tornare in Puglia; di contro c’è un 70% dei laureati pugliesi, trasferiti per motivi di studio, che non è rientrato. Si rientra a condizione di trovare una certa stabilità lavorativa, in particolare “inventandosi” un lavoro: infatti, il 27% di chi è rientrato in Puglia dopo la laurea svolge un’attività autonoma, contro il 19% riscontrato per il complesso dei laureati pugliesi.

I laureati pugliesi intervistati hanno le idee chiare sulle azioni che Università e Regione possono realizzare per attrarre e trattenere, sul proprio territorio, i giovani studenti universitari. 
Prima di tutto, chiedono all’Università un rapporto con il mondo del lavoro più stretto, attraverso stage e incentivazione all’imprenditorialità, magari avviati già durante gli studi; un adeguamento e un miglioramento dei servizi offerti dagli atenei e un’offerta formativa di maggiore e migliore qualità. Alla Regione domandano invece di offrire concreti sbocchi lavorativi in Puglia, maggiori opportunità e agevolazioni economiche per potersi iscrivere all’università, soprattutto grazie a borse di studio, servizi di mensa e incentivi alla residenzialità.

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Leggi l'intervista a Luigi Binanti, presidente del CIRP