Lavoro

Dall’Italia al nord Africa, una giornalista esperta in diritti umani

Sara Creta, nata a Modena 26 anni fa, ha studiato in Grecia, Marocco e Brasile. Oggi lavora come freelance.
20 Gennaio 2015

“Ho una propensione ai diritti umani e al giornalismo sociale. In tutti i miei progetti si ritrovano sempre queste tematiche”. Sara Creta, modenese di 26 anni, già durante gli studi universitari ha viaggiato in lungo e in largo tra l’Italia, la Grecia, il Marocco e il Brasile. “Amo fare fotografie e girare documentari”. Laureata con il massimo dei voti all’Università di Bologna. Sara parla inglese, francese, portoghese e greco. Lo scorso anno si è laureata con il massimo dei voti alla magistrale in Scienze politiche e oggi lavora come giornalista freelance, dividendosi tra l’Italia, il Marocco e la Tunisia. Paesi, questi ultimi, dove AlmaLaurea sta lavorando da tempo per diffondere il proprio modello, riscuotendo notevole successo. “Amo il mio lavoro e il mio sogno per il futuro è continuare a fare quello che già faccio. Magari con un po’ di stabilità economica in più”, chiosa Sara Creta.

Sara, che facoltà hai frequentato?
“Alla triennale mi sono iscritta al corso di Scienze della comunicazione dell’Università di Verona. In quel periodo ho fatto un Erasmus in Grecia della durata di 7 mesi, poi sono partita per altri 6 mesi per svolgere la tesi di laurea in Brasile, dove ho girato un documentario sulla comunità di origine italiana nel Rio Grande do Sul. Alla magistrale invece ho studiato Scienze politiche a Bologna, dove ho vinto la borsa Erasmus Mundus che mi ha permesso di frequentare per 6 mesi il master in Cultural studies dell’Università di Fes, in Marocco”.

Che differenze hai riscontrato tra il sistema universitario italiano e quello degli altri Paesi?
“L’approccio italiano è tendenzialmente più teorico: quando ero in Erasmus ho sempre lavorato in progetti pratici, molto sul campo. In generale, ho notato una grande disponibilità da parte dei professori, che erano sempre ben disposti nei confronti di una studentessa straniera. In Paesi come la Grecia e il Marocco mi sono accorta di come gli studenti siano molto più motivati e critici rispetto a quelli italiani: lo spirito studentesco è molto più forte, c’è più autorganizzazione e attivismo politico”.

Lavoravi già durante gli studi?
“Sì, ho iniziato con Nigrizia multimedia, il progetto dell’omonima rivista che si occupava di realizzare video e servizi radio per raccontare l’Africa da un altro punto di vista. Poi ho preso parte alla campagna ‘A Verona nessuno è straniero', realizzata per promuovere i valori dell’accoglienza e del rispetto delle diversità, e mi sono occupata anche del Festival del cinema africano di Verona. Da tre anni, infine, sono la responsabile comunicazione del Festival internazionale di giochi in strada, Tocatì, che si svolge a Verona per 3 giorni all’anno”.

Dopo la laurea hai attivato nuove collaborazioni?
“Sì, ho lavorato per la web tv del World Social Forum di Tunisi, per la NRK Radiodiffusione Nazionale Norvegese, per il portale online Equal times di Bruxelles e collaboro periodicamente anche con Repubblica. Ho preso parte a E-joussour, la prima radio comunitaria marocchina, che si è affermata come piattaforma per la libertà di espressione. Nel 2012 ho realizzato il documentario ‘Hunna’, prodotto con una collega giornalista marocchina e la coalizione ‘Primavera della dignità’, una rete di 22 associazioni marocchine impegnate per la difesa dei diritti delle donne. Ho girato anche il documentario denuncia ‘Number 9, stop the violence at the borders’, una campagna in difesa dei diritti dei migranti alla frontiera. Adesso sto portando avanti un progetto sui minori stranieri marocchini non accompagnati che cercano di arrivare in Europa, svolto in collaborazione con l’associazione Prodein di Melilia, per il quale ho già realizzato una mostra fotografica e scritto articoli”.

Che difficoltà si riscontrano oggi in Italia nella professione giornalistica?
“Quello della comunicazione e dell’informazione è un mondo che gira a ritmi sfrenati. È necessario perciò riuscire a specializzarsi in un ambito particolare, in modo da produrre contenuti più accurati. Io racconto sempre storie che abbiano una veridicità accertata: non dimentico mai di verificare le mie fonti. È un lavoro che richiede molta ricerca e che in Italia non viene remunerato a sufficienza: molto spesso nel nostro Paese non conta quanto scrivi o cosa scrivi, ma chi conosci. La soluzione è perciò aprire delle collaborazioni con l’estero”.