Lavoro

Ecco l'identikit dei laureati in materie tecnico-scientifiche

Focus AlmaLaurea sui laureati in materie tecnico-scientifiche: più occupati e stipendi migliori.
05 Febbraio 2015

“Prima di leggere i numeri una premessa è d’obbligo: quando parliamo di lauree tecnico-scientifiche (ovvero che afferiscono al gruppo agrario, architettura, chimico-farmaceutico, educazione fisica, geo-biologico, ingegneria, medico, scientifico) parliamo di ambiti disciplinari profondamente differenti l’uno dall’altro, con caratteristiche formative, di provenienza degli studenti, di aspettative lavorative e di percorsi professionali molto distanti. Si tratta comunque di titoli di studio specialistici che interessano ambiti professionali molto precisi e che hanno un buon riscontro sul mercato del lavoro soprattutto nel lungo periodo” commenta il professore Andrea Cammelli, direttore e fondatore di AlmaLaurea. “Tuttavia, è opportuno sottolineare che nel nostro Paese soltanto il 30 per cento dei giovane 19enni si iscrive alle università, provenendo da famiglie più favorite. Il restante 70 per cento non accede agli studi universitari spesso per l'assenza di una seria politica del diritto allo studio”.

I dati relativi al XVI Profilo dei laureati AlmaLaurea, presentato all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo lo scorso 29 maggio, evidenziano che tra i laureati magistrali degli indirizzi tecnico-scientifici è maggiore la presenza di maschi (51%) contro il 49% delle femmine. Nel 68% dei casi provengono da contesti famigliari dove i genitori non hanno la laurea. Conseguono il titolo a 26,1 anni e hanno concluso gli studi in corso nel 44,5% dei casi. Hanno frequentato regolarmente le lezioni l’83% dei laureati indagati. Spesso hanno avuto esperienze di lavoro durante gli studi (61%) e hanno frequentemente svolto stage o tirocini durante gli studi universitari (65%). Le esperienze all’estero sono del 10%.

 

Cosa avviene ai laureati magistrali del gruppo tecnico-scientifico alla prova del mercato del lavoro

In base ai dati del XVI Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, emerge che i laureati magistrali del gruppo tecnico-scientifico hanno performance lavorative brillanti già a un anno dalla laurea e ancor più nel lungo periodo.

Laureati magistrali a un anno
A dodici mesi dalla conclusione degli studi, risulta occupato il 77,5% dei laureati tecnici e scientifici, una quota nettamente superiore alla media nazionale del 70%. La quota di disoccupati è 17,5% contro il 23% rilevato per il complesso dei laureati.
Hanno un lavoro stabile (contratto a tempo indeterminato e autonomi effettivi) 36 laureati su cento, un valore in linea con la media nazionale del 35%. Il 24,5% ha un contratto a tempo indeterminato. La precarietà riguarda il 64% del collettivo (prevalgono i contratti a tempo determinato 22%; mentre i senza contratto sono il 7%).

Laureati magistrali a cinque anni
Nel lungo periodo il tasso di occupazione e la stabilità crescono. A cinque anni lavora ben il 91% degli intervistati, a fronte di una media nazionale dell’87%. La quota di disoccupati scende ad un più fisiologico 6%, contro una media generale dell’8,5%. La quota di occupati stabili cresce apprezzabilmente tra uno e cinque anni dal titolo, raggiungendo il 76% degli occupati (è il 73% nella media nazionale). Le retribuzioni nominali arrivano, a cinque anni, a 1.520 euro mensili netti (nettamente superiori ai 1.383 rilevati a livello nazionale).

In che ambiti trovano occupazione?
In generale si rileva una buona coerenza tra studi compiuti e ambito professionale di inserimento lavorativo: la laurea è efficace per 53,5 laureati magistrali su cento degli ambiti tecnico-scientifici intervistati a un anno dal conseguimento del titolo (la media nazionale è del 44%). Valore che sale quasi al 60% a cinque anni dalla laurea: si tratta di laureati che impiegano in media 5 mesi per trovare lavoro (il tempo è calcolato da quando effettivamente hanno iniziato a cercarlo) e per il 79% trovano impiego nel settore privato contro il 19% del pubblico. In particolare, il 38% nell’industria e il 59% nei servizi.

Facciamo un confronto con la media OCSE
Contrariamente a quanto riportato sui media, ammesso che i termini rilevati dall’OCSE abbiano una qualche rilevanza, non è vero che il nostro è un Paese con troppi laureati in materie umanistiche e pochi laureati in materie tecniche e scientifiche. Se l’Italia ha 40 laureati in materie tecnico-scientifiche su cento laureati (al pari della Germania), la media OCSE parla di 37 laureati tecnico-scientifici su cento, e gli Stati Uniti ne hanno solo 26 su cento! Quindi in Italia abbiamo più profili tecnico-scientifici degli altri Paesi.

 

 

Pubblicato su "Il Sole 24 Ore - Scuola24" il 18 settembre 2014

 


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