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Lauree umanistiche, AlmaLaurea fa piazza pulita di alcuni falsi miti

Focus AlmaLaurea sulle lauree umanistiche. A cinque anni dalla laurea, si raggiunge un buon tasso di occupazione anche per i laureati in scienze umane e sociali.
10 Febbraio 2015

Lauree umanistiche sì, lauree umanistiche no. Il dibattito sull’utilità e sui risvolti occupazionali della formazione universitaria nel campo delle scienze umane e sociali è spesso problematico e confuso. Se ne fa un gran parlare, si snocciolano numeri, si stilano presunte classifiche che demonizzano titoli di laurea come lettere, psicologia, filosofia e molte altre. Fiumi di articoli e parole che le bocciano ritenendole inutili pezzi di carta. Ma a ben vedere come afferma il professore Luigi Berlinguer: “Se sparisce l’area umanistica sparisce la scuola e sparisce la vita”. Una semplice frase e già si capiscono tante cose. E poi ci sono i numeri, quelli di AlmaLaurea, che fanno piazza pulita di alcuni falsi miti e mettono i puntini sulle i. “A cinque anni dalla laurea, si raggiunge un buon tasso di occupazione anche per i laureati in scienze umane e socialilavora l’85% contro il 91% delle lauree tecniche-scientifiche”. A spiegarlo è il professor Andrea Cammellidirettore e fondatore di AlmaLaurea che precisa. “Prima di leggere i numeri è importante tenere presente che quando parliamo di lauree umanistiche dobbiamo considerare che si tratta di titoli di studio generalisti che hanno applicazione in diversi ambiti professionali. Al contrario, i titoli tecnici sono specialistici e interessano ambiti molto precisi”.

I dati relativi al XVI Profilo dei laureati AlmaLaurea, presentato all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo lo scorso 29 maggio, evidenziano che tra i laureati degli indirizzi umanistici sociali, è maggiore la presenza del genere femminile (69%) contro il 31% dei maschi.

Nel 73% dei casi i laureati in materie umanistiche-sociali provengono da contesti famigliari dove i genitori non hanno la laurea. Conseguono il titolo a 27 anni e hanno concluso gli studi in corso nel 43% dei casi. Hanno frequentato regolarmente le lezioni il 57% dei laureati indagati. Spesso hanno avuto esperienze di lavoro durante gli studi (74%) e hanno frequentemente svolto stage o tirocini durante gli studi universitari (52%). Le esperienze all’estero sono il 14%.

 

Cosa avviene ai laureati magistrali del gruppo umanistico-sociale alla prova del mercato del lavoro

In base ai dati del XVI Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, emerge che i laureati magistrali del gruppo umanistico-sociale hanno tempi di inserimento e realizzazione professionale più lunghi rispetto ai profili tecnico-scientifici. Questo dipende dai numerosi e diversi ambiti professionali: ad esempio, i laureati dei percorsi letterari hanno come sbocco naturale quello nell’insegnamento che ha note difficoltà di inserimento e valorizzazione. Poi ci sono i laureati del gruppo giuridico, che hanno tempi lunghi di specializzazione professionale post-laurea. E’ ovvio che con queste premesse è difficile riuscire a rilevare performance brillanti fin da subito, ad esempio rispetto a un ingegnere. Ma, nei primi cinque anni dal titolo si raggiunge un buon tasso di occupazione, e le iniziali differenze rispetto alle lauree tecnico-scientifiche si riducono.

Laureati magistrali a un anno
A dodici mesi dalla conclusione degli studi, risulta occupato il 65% dei laureati dell’area umanistico-sociale, una quota inferiore di cinque punti percentuali alla media nazionale del 70%. La quota di disoccupati è del 27% contro il 23% rilevato per il complesso dei laureati.
Hanno un lavoro stabile (contratto a tempo indeterminato e autonomi effettivi) 34 laureati su cento, un valore in linea con la media nazionale del 35%.  Il 27% ha un contratto a tempo indeterminato. La precarietà riguarda il 65,5% del collettivo (prevalgono i contratti a tempo determinato con il 25%; mentre i senza contratto sono il 10%). Le retribuzioni nominali sono inferiori alla media nazionale: qui entra in ballo la modesta valorizzazione, anche in termini retributivi, che il nostro sistema Paese riesce a garantire, per lo meno nel periodo immediatamente successivo alla laurea. Il guadagno raggiunge i 960 euro a un anno contro i 1.038 rilevati a livello nazionale.

Laureati magistrali a cinque anni
Detto questo, nel lungo periodo il tasso di occupazione e la stabilità crescono. A cinque anni lavora ben l’85% degli intervistati, a fronte di una media nazionale dell’87%. La quota di disoccupati scende ad un più fisiologico 10%, contro una media generale dell’8,5%. La quota di occupati stabili cresce apprezzabilmente tra uno e cinque anni dal titolo, raggiungendo il 70% degli occupati (è il 73% nella media nazionale). Il guadagno  raggiunge i 1.293 euro a cinque anni contro i 1.383  rilevati a livello nazionale.

In che ambiti trovano occupazione?
In generale si rileva comunque una buona coerenza tra studi compiuti e ambito professionale di inserimento lavorativo: ad esempio, i laureati in lettere risultano occupati prevalentemente nell’ambito dell’istruzione, i laureati in giurisprudenza negli studi professionali. Poi ci sono i laureati in ambito politico-sociale, che avendo ricevuto una formazione polivalente, meno specialistica e settoriale, si “disperdono” in più ambiti lavorativi: pubblica amministrazione, pubblicità, commercio e altri.
In generale si rileva una buona coerenza tra studi compiuti e ambito professionale di inserimento lavorativo. Guardando ai numeri si vede infatti che la laurea è efficace per il 37,5% dei laureati magistrali degli ambiti umanistici-sociali intervistati a un anno dal conseguimento del titolo (è il 44% la media nazionale). Valore che sale al 52% a cinque anni dalla laurea: si tratta di laureati che impiegano in media 7 mesi e mezzo per trovare lavoro (il tempo è calcolato da quando effettivamente hanno iniziato a cercarlo) e per il 74% trovano impiego nel settore privato contro il 19% del pubblico. In particolare, l’11% nell’industria e l’87% nei servizi (21 su cento nell’ambito della consulenza).

Le lauree umanistiche sono quindi appetibili per il mondo del lavoro. “Perché la formazione umanistica-sociale -precisa Cammelli- consente di imparare ad apprendere, una maggiore apertura mentale e una valorizzazione professionale adatta a molteplici ambiti lavorativi. Oggigiorno, ad esempio, un laureato in filosofia può tranquillamente ricoprire un ruolo efficace ed efficiente nell’area del personale di un’azienda. Ricordo tra l’altro Marta Nussbaum, docente di Law and Ethics all’Università di Chicago, che nel testo edito da Il Mulino “Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica”, scrive: “Le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica””.

Tasso di occupazione e guadagno mensile netto ad UNO e CINQUE anni dalla laurea

 

 

Pubblicato su "Il Sole 24 Ore - Scuola24" il 22 settembre 2014

 


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