Lavoro

Garanzia Giovani: facciamola funzionare!

Il progetto europeo è allo stallo e non sta dando i risultati sperati. Repubblica degli Stagisti e l'associazione Adapt lo chiedono direttamente ai giovani attraverso un questionario online che valuta la reale efficacia dello Youth Guarantee.
13 Febbraio 2015

Dare voce ai giovani, permettere loro di esprimere la propria opinione in merito all’esperienza vissuta per comprendere punti di forza e di debolezza di un progetto nato per e con loro. E’ l’obiettivo del monitoraggio promosso dalla testata giornalistica online Repubblica degli Stagisti e dall'associazione Adapt per approfondire la reale efficacia della Garanzia Giovani (Youth Guarantee), il Piano Europeo nato per contrastare, attraverso finanziamenti mirati, la disoccupazione giovanile nei Paesi Membri con tassi di disoccupazione superiori al 25%. Investimenti in politiche attive di orientamento, istruzione e formazione e inserimento al lavoro, a sostegno dei giovani che non sono impegnati in un'attività lavorativa, né inseriti in un percorso scolastico o formativo, in altre parole i cosiddetti Neet, Not in Education, Employment or Training, che nel nostro Paese stanno aumentando, complice la crisi, in modo esponenziale.  

Il  Ministero del Lavoro italiano da maggio dello scorso anno ha dato avvio a Garanzia Giovani, in sinergia con la raccomandazione europea del 2013 in base alla quale il nostro Paese dovrà garantire ai giovani al di sotto dei 30 anni un'offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio, entro quattro mesi dall'inizio della disoccupazione o dall'uscita dal sistema d'istruzione formale.

Ma Garanzia Giovani sta realmente funzionando? I giovani italiani vengono aiutati dallo Stato a trovare un'occupazione? E’ a queste domande che intendono rispondere Repubblica degli Stagisti e l'associazione Adapt grazie a un questionario online indirizzato a tutti i giovani tra i 19 e i 29 anni per valutare attraverso le loro opinione, in modo concreto, veloce e anonimo “l’efficacia di questa iniziativa a partire proprio dai sui protagonisti, dando a ciascuno la possibilità di esprimere un giudizio, dare un voto, raccontare il contatto con i servizi all'impiego e le proposte ricevute”. A spiegare l’iniziativa è Eleonora Voltolina, giornalista e fondatrice della Repubblica degli Stagisti: “Lo scopo della nostra indagine, che potremmo definire una “customer satisfaction”, è monitorare durante tutto il percorso, prima, durante e dopo, la reale efficacia di Garanzia Giovani per portare sul tavolo dei decisori le istanze dei giovani”.

“Attraverso i risultati raccolti, Ministero e Regioni potranno così usufruire di uno strumento informale di analisi per valutare e migliorare le azioni fino ad oggi messe in atto”. “Il questionario - continua - è stato già compilato da 1800 ragazzi, e dai primi dati raccolti sono emersi diversi elementi di criticità. Primo fra tutti, un problema nelle tempistiche: coloro che si iscrivono al progetto chiedono infatti che le pratiche siano sveltite, che l’accesso ai programmi di attività sia più rapido e meno complesso”. Nodi che devono essere risolti, e in modo rapido “se vogliamo che le risorse investite, un miliardo e mezzo di soldi pubblici, non vadano sprecati e che Garanzia Giovani non sia solo un nome su un foglio ma un progetto valido che aiuti concretamente i ragazzi a inserirsi nel mercato del lavoro”, precisa la Voltolina che ammette: “il progetto sta arrancando e non sta dando i risultati sperati, non solo in Italia, ma anche in molti dei Paesi europei. Nel nostro paese il Ministro del lavoro Poletti si è già espresso individuando una fase due della Garanzia Giovani per aumentarne l’efficacia. E Marianne Thyssen commissaria europea per l'occupazione, ha annunciato attraverso una lettera aperta di aver deciso, vista la situazione disastrosa dell'occupazione giovanile in tutta Europa e gli scarsi risultati raggiunti dal lancio del progetto, di proporre di destinare un altro miliardo di euro alla Youth Guarantee”.

Ma perché non sta funzionando? Siamo sicuri che sia solo un problema di fondi? “Gli Stati membri avrebbero avuto difficoltà a reperire i finanziamenti per attuare le attività e le misure previste -  spiega la stessa Voltolina riportando le dichiarazioni rese dalla Thyssen -. I governi devono infatti prefinanziare i progetti con il bilancio nazionale prima di essere rimborsati dai fondi dell'Ue e questo è stato difficile proprio per i Paesi con i livelli più alti di disoccupazione giovanile, che sono al tempo stesso quelli soggetti ai maggiori vincoli di bilancio”. Risultato? “Dopo due anni i fondi non sono ancora arrivati ai giovani, oppure sono arrivati in misura insufficiente”. 

Ma secondo la Voltolina il nocciolo della questione non è solo e unicamente questo. “Di denari, in definitiva, ve ne sono già molti sul piatto. I problemi veri sono altri, ben diversi e ben definiti, e purtroppo non si risolvono con soldi in più, almeno in Italia”. In testa ci sono i servizi per l'impiego che non funzionano. “Non funzionavano già prima di Garanzia Giovani - chiarisce - e non funzionano a maggior ragione oggi, anche perché il surplus di lavoro dato dal progetto non è stato compensato da un aumento del personale, magari con competenze specifiche. Ogni giovane che si iscrive alla Garanzia Giovani si trova a dover attendere tempi lunghissimi non solo per la prima chiamata, ma anche per quelle successive. Il sistema è inaccettabilmente lento. E poi la burocrazia, le lungaggini e le numerose difficoltà, comprensibilmente, scoraggiano le aziende, che dunque quantomeno in Italia stanno riservando alla Garanzia Giovani un'accoglienza molto fredda, e restano defilate privando i giovani di quelle opportunità, che ci sono, cui loro anelano e che dovrebbero rappresentare il fine principale della Garanzia Giovani”.