Lavoro

Una formazione europea con il master Erasmus Mundus

Laureata in Ingegneria chimica, Serena Casanova è entrata nel programma di eccellenza promosso dalla Commissione europea, che si svolge in cinque diversi Paesi.
18 Febbraio 2015

Il semestre in Francia l’ha appena finito e il prossimo sarà in Repubblica ceca. Per il secondo anno è tutto da vedere, ma la scelta non potrà che ricadere tra Olanda, Portogallo e Spagna. Quello di Serena Casanova, 22enne di Genova, è un percorso universitario decisamente europeo. Dopo la laurea di primo livello in Ingegneria chimica conseguita lo scorso luglio a pieni voti, Serena ha infatti deciso di continuare a studiare all’estero. Detto, fatto: superata la selezione – i requisiti sono un’eccellente curriculum e la comprovata conoscenza dell’inglese –, è entrata nell’EM3E. È il master Erasmus Mundus in ingegneria della membrana promosso dalla Commissione europea e organizzato da sei università di cinque diversi Paesi: Twente, Lisbona, Saragozza, Praga, Montpellier e Tolosa.

Serena, perché hai deciso di fare il master Erasmus Mundus?
“Ho deciso durante la triennale. Ho fatto la scelta non convenzionale di partecipare all’Erasmus al secondo anno. Sono andata in Irlanda e, quando sono tornata, mi sono resa conto che all’università italiana mancano molte cose, sebbene altre siano positive, soprattutto riguardo la preparazione teorica: mi sono resa conto di come in Italia sia poco curato il contatto con il mondo del lavoro e di come vengano poco utilizzati alcuni tool, che dovrebbero invece essere conosciuti da tutti gli ingegneri. Così mi sono guardata intorno per fare la specialistica all’estero: ho cercato su internet e, grazie anche a un professore che mi ha aiutata moltissimo, ho trovato la possibilità di fare domanda per l’Erasmus Mundus. Sono stata presa e così, subito dopo la laurea, sono partita”.

Che tipo di master stai frequentando?
 “È un master biennale ed è, più o meno, l’equivalente di una laurea magistrale. Sto studiando qualcosa di molto più specifico rispetto a quanto avrei studiato se fossi rimasta a Genova, che è l’ingegneria di membrana, una tecnologia diffusa e in continuo sviluppo. Ogni semestre del master ha un tema principale: per il primo sono stata in Francia e ho studiato la scienza dei materiali per la costruzione di membrane; per il prossimo andrò in Repubblica Ceca e approfondirò il processo vero e proprio; per gli step successivi ancora non so nulla, dipenderà dai risultati e da quello che vorrò fare”.

Quali sono le principali differenze che hai trovato tra Italia, Irlanda e Francia?
“Parto da quelle facili: il clima e la cultura del cibo. Per me è importante vivere in un Paese dove il tempo sia decente e si mangi bene: in Irlanda non c’è né l’uno né l’altro, mentre in Francia mi sono trovata bene. In Francia, però, all’inizio la lingua è stata un problema: il francese non l’avevo mai studiato ed è stato un po’ complicato, anche perché il francese medio tende a non parlarti in inglese”.

E dal punto di vista universitario?
“In Irlanda l’università non è buona come in Italia quanto a informazioni trasmesse e a conoscenza finale dopo ogni esame. Là, però, ho avuto modo di imparare a usare molti software, ho fatto esperienze di laboratorio interessanti e sono entrata in un ambiente universitario tutto da scoprire. In Francia la situazione è stata molto più variegata: a parte tre colleghi cinesi, venivamo infatti tutti da Paesi diversi. Ognuno aveva il suo background, per cui ho avuto l’opportunità di imparare molto di più. Per quanto riguarda il sistema francese, a parer mio è molto buono il metodo d’insegnamento, meno l’organizzazione degli esami: sono tutti concentrati in un’unica sessione – per esempio, l’altra settimana ne ho fatti sei in tre giorni – e questo non credo permetta di imparare al massimo delle potenzialità”. 

Dopo la laurea che lavoro ti piacerebbe fare? E dove vorresti vivere?
“È ancora presto per dirlo, perché non so quali prospettive avrò di fronte tra un anno e mezzo. Una possibilità potrebbe essere continuare con un dottorato Erasmus Mundus, sempre in ingegneria della membrana. In alternativa potrei cercare lavoro in azienda. Mi piacerebbe stare in Italia così come all’estero: da una parte credo che in altri Paesi le proprie qualità vengano valorizzate maggiormente in termini di salario e di rispetto, ma d’altra parte se ci fossero le possibilità tornerei volentieri”.