Lavoro

Tocchiamo con mano quello che dice la scienza

L’Accademia Nazionale di Agricoltura mette a disposizione il suo sapere attraverso un ciclo di conferenze e incontri per un’informazione libera alla portata di tutti. Intervista al presidente Giorgio Cantelli Forti.
09 Febbraio 2015

Permettere alla gente comune di conoscere e comprendere in modo corretto che tipo di alimenti comprano, che aria respirano, in che tipi di ambienti vivono... dalla terra fino alla tavola, passando per la casa, l’auto, le industrie, la natura. In modo scientifico, puntuale, vero e trasparente, ma nel linguaggio di tutti i giorni. “Nel nostro Paese è sotto gli occhi di tutti la diffusione generalizzata di una comunicazione scientificamente non corretta indotta dai giornali, dai mass-media e dalla pubblicità a pagamento, che prefigura il futuro di un mondo travolto da situazioni catastrofiche e invaso dal cancro. Per questo si rende necessaria una comunicazione basata su una cultura professionale adeguata, non scandalistica, fondamentale non soltanto per il rispetto dell’etica, ma anche per evitare gravi danni economici a rilevanti settori produttivi del Paese”. Il professore Giorgio Cantelli Forti, presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura è tranchant. “Eliminiamo gli spot pubblicitari e facciamo informazione vera, quella utile che serve alla popolazione: è questo lo scopo dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, promuovere e diffondere i risultati di una ricerca che possa affermarsi libera, etica e priva di pregiudizi, solo così sarà possibile sostenere la competitività delle imprese agroindustriali fornendo loro, tramite il trasferimento, l’innovazione necessaria”. 

Presidente, l’Accademia vive una seconda vita, per così dire, meno accademica e più vicina alle persone.
“Abbiamo sposato una nuova filosofia che esce dall’ambiente puramente accademico e scientifico: l’Accademia deve concepirsi oggi come una Fondazione che promuove e sostiene la conoscenza, la ricerca, da spazio alle voci libere e indipendenti, parlando anche scomodamente se serve. I risultati delle importanti ricerche realizzate all’interno delle nostre mura da massimi esperti, agronomi, biologi, medici, farmacisti, devono arrivare alle persone. Solo così, potremmo combattere la cattiva comunicazione e la disinformazione: attraverso delle evidenze scientifiche che possano essere trasmesse in un linguaggio comprensibile da tutti, il cosiddetto “giovedì della massaia”. A questo scopo, non apriremo solo le porte della nostra biblioteca, che contiene un sapere, passato, presente, e soprattutto futuro, immenso e di grande valore, ma a partire da quest’anno promuoviamo una serie di eventi, convegni e incontri aperti al pubblico su tematiche di grande importanza, come la qualità e la sicurezza alimentare. Lo scopo primario è di tutelare i nostri prodotti e, dunque, la salute e il benessere dei consumatori stessi”.

Una qualità che passa anche e soprattutto attraverso l’ambiente e l’utilizzo delle energie come dimostra il prossimo convegno “Agrobioenergie: le filiere, l’agricoltura, l’ambiente, le utilizzazioni” che si è svolto il 20 febbraio all’Archiginnasio di Bologna”.  Di che cosa si tratta?
“Il tema delle agrobioenergie risulta, oggi, uno dei più dibattuti a livello mondiale: non a caso, è inserito all’interno delle grandi tematiche della sicurezza alimentare, sicurezza energetica, multifunzionalità dell’agricoltura, difesa da eventi climatici e passaggio dalla fossil-based economy alla bio-based economy. Il contesto internazionale in continuo cambiamento e influenzato, in particolare, da problemi di difficile soluzione come la costante crescita della popolazione mondiale, la mancanza di cibo, l’inquinamento causato dall’impiego di energie fossili e il conseguente cambiamento climatico, risulta come il campo sul quale inserire l’utilizzo delle agrobioenergie. Il convegno ha avuto, dunque, l’obiettivo di analizzare aspetti generali e specifici delle principali filiere interessate, mettendo a disposizione risultati, conoscenze e idee ottenute dal progetto BIOSEA, recentemente conclusosi, del Ministero delle Politiche Agrarie, Alimentari e Forestali, e attraverso gli interventi di Mario Guidi, Presidente Confagricoltura, Walter Mirabella, Presidente del Gruppo Fonti Rinnovabili di Federchimica e Vittorio Prodi, e il coordinamento di Gianpietro Venturi, Consigliere-segretario dell’Accademia Nazionale di Agricoltura e Coordinatore del Progetto BIOSEA”.

Tornare a un’alimentazione sana e naturale, quindi, ma cosa vuol dire?
“L’utopistica velleità di escludere dall’alimentazione ogni residuo di sostanza chimica volutamente introdotta dall’uomo si scontra con la concreta possibilità che sostanze tossiche di origine naturale possano essere presenti, comportando un rischio maggiore per la salute del consumatore. Tutto ciò si è tradotto in questi anni in una serie di stereotipi che hanno ormai assunto valore di veri e propri dogmi: così, la maggior parte delle persone pensa che i prodotti naturali siano sempre sani, e che il biologico coincida con la salute, che i pesticidi siano veleni e che gli OGM siano dannosi per l’uomo e inquinanti per l’ambiente. Ne emerge dunque che il concetto di rischio alimentare deve essere affrontato complessivamente prima di tutto in maniera qualitativa, eliminando l’atteggiamento manicheo del bene (la natura) inevitabilmente contrapposto e minacciato dal male (l’azione dell’uomo). La tossicologia insegna che in ogni scelta i rischi vanno soppesati tra loro e che nel “rapporto rischio-beneficio” deve essere operata la scelta a minor rischio per la sicurezza e la salute, sia pure ricercando sempre le soluzioni più favorevoli. Ma, attenzione, la conoscenza scientifica si basa sui fatti, non è costituita da assoluti, ed è pertanto sempre in via di affinamento e alla ricerca di una migliore comprensione della realtà. Non è statica e definitiva, ma risulta sempre migliorabile e perfettibile”.

Come si coniugano tra loro questi elementi, sicurezza alimentare, tecnologia e made in Italy?
“La tecnologia è un tassello fondamentale per la sicurezza alimentare. Nelle direttive della Pac, Politica agricola comunitaria, nel Farm Bill, The Agricultural Act e nel Programma Horizon 2020: reserarch & innovation è chiaramente espresso. Due sono gli elementi fondamentali: salute e ambiente, se si migliorano attraverso azioni virtuose questi fattori si riducono anche le spese di uno Stato, perché le persone mangiano meglio e sono maggiormente in salute. A questo fine, è fondamentale la tecnologia e la formazione di risorse umane qualificate: oggi come oggi un Paese economicamente avanzato che non investa in ricerca commette un imperdonabile errore nella sua strategia di sviluppo e penalizza gravemente i propri “cervelli” inducendo poi ricadute economiche negative sulle attività produttive. E qui diventa centrale il ruolo svolto dalla comunicazione, perché senza un’informazione che permetta di fare chiarezza, sfatando tanti falsi miti, non siamo in grado di produrre comportamenti virtuosi. Chiude il cerchio, la “sicurezza alimentare” come valore che può rappresentare il volano economico e produttivo dell’autentico made in Italy”.

Stiamo assistendo un ritorno alla terra di molti giovani: pensa che l’Università li formi in modo corretto?
“La terra è tutto, è il nostro patrimonio, il fatto che oggi i nostri giovani si interessino nuovamente a questo “universo” è fondamentale: è il segno di un rinnovamento etico e professionale che ci permette di crescere, non solo come paese, ma anche come persone. In  altre parole, vuol dire sporcarsi  le mani, per così dire, cercando di alimentare la popolazione in modo corretto, offrendo al consumatore dei prodotti funzionali alla vita di tutti i giorni e di qualità. Le nostre Università formano molto bene i giovani che si avviano a questa professione, dal punto di vista culturale e scientifico la formazione tra i banchi è ineccepibile. Serve tuttavia anche la pratica per imparare a creare il prodotto che la società chiede. Il mondo agroalimentare è grande e le opportunità di lavoro sono molte, ma dobbiamo essere purtroppo consapevoli del fatto che i terreni, a causa degli interventi edilizi sfrenati degli anni passati, oggi non sono così facili da coltivare”.