Lavoro

Firenze, Parigi, Dubai: l’architetto senza confini

Laureato con lode alla magistrale internazionale in Architectural Design, Andrea Cubattoli ha studiato e lavorato anche in Francia, ma ora sta per partire per gli Emirati arabi.
02 Marzo 2015

Esperienze all’estero e conoscenza delle lingue sono spesso per un neolaureato i fattori chiave per iniziare a lavorare. Ma serve avere anche passione, competenza e un briciolo di fortuna nel trovare il canale giusto. Lo dimostra la storia di Andrea Cubattoli, architetto fiorentino di 27 anni, che dopo la laurea magistrale conseguita con lode al corso internazionale in Architectural Design e due tirocini in un prestigioso studio francese, ha ottenuto il suo primo lavoro anche grazie ad AlmaLaurea. Andrea parla francese e inglese in maniera fluente, poi spagnolo e un po’ di tedesco. Ora ha le valigie pronte per un nuovo lavoro che lo porterà a Dubai: “Non so ancora come andrà – dice – un po’ rimpiangerò la qualità della vita in Italia, ma di sicuro sarà un’esperienza che mi farà crescere”.

Andrea, da dove nasce la tua passione per l’architettura?
“È una passione familiare. Anche mio padre è architetto”

Come ti sei trovato all’Università di Firenze?
“Complessivamente abbastanza bene. Se posso avanzare delle critiche, non tutti i professori erano preparati come avrebbero dovuto, alcuni erano troppo accademici e con poca attinenza alla realtà quotidiana della professione dell’architetto, mentre in altri mancava quel rispetto che dovrebbe sempre esserci verso gli studenti”.

In che cosa consisteva il corso internazionale di Architectural Design?
“Era una magistrale tutta in inglese, lingua che però non sempre era così ben conosciuta dai professori. Il primo anno sono rimasto a Firenze: eravamo solo una quindicina, per cui eravamo molto seguiti, quasi come fossimo a scuola. Per il secondo anno sono invece andato in Erasmus a Parigi, dove ho fatto un semestre all’École nationale supérieure d’architecture e un semestre di tirocinio”. 

Che differenze hai riscontrato tra i corsi a Parigi e quelli a Firenze?
“Anche lì le classi erano di piccole dimensioni. Differentemente dall’Italia, la Scuola d’architettura parigina ha un approccio molto artistico e sociale, sebbene i professori fossero tutti professionisti affermati: nello studio del progetto si privilegiano le componenti umane e di composizione, meno quelle strutturali e tecnologiche”.

E per il tirocinio dove sei stato?
“L’ho fatto all’atelier di Christian de Portzamparc, dov’ero già stato tra la triennale e la magistrale e con cui avevo mantenuto i contatti. È uno studio molto grande con commesse internazionali, Portzamparc è un personaggio noto in Francia, non soltanto nel campo dell’architettura. È stata un’esperienza molto formativa: trattavo direttamente coi clienti e seguivo i progetti per partecipare a concorsi di architettura”.

Dopo Parigi che hai fatto?
“Sono tornato a Firenze per preparare la tesi, affascinato da un titolo proposto dal mio professore Lorenzo Giorgi: era un lavoro molto specifico sui software di simulazione in regime dinamico, ci ho impiegato quasi un anno, ma l’impegno è stato premiato con  la lode. Dopo la laurea ho iniziato a cercare lavoro all’estero, ma sono stato contattato da una grande società di costruzioni di Firenze, la Inso, che è una delle prime in Italia per fatturato. Mi hanno chiamato proprio attraverso AlmaLaurea: è stata una sorpresa, cercavano uno stagista come proposal manager per l’area francofona e hanno trovato il mio curriculum sulla banca dati”.

Di che si occupa un proposal manager? 
“È la figura che in fase di gara di appalto coordina tutte le attività di predisposizione dell’offerta: interfacciandosi con i vari professionisti coinvolti, deve avere competenze sia tecniche che creative”.

Oggi che fai?
“Sto per partire per Dubai, dove ho trovato un’offerta di lavoro molto vantaggiosa sempre come proposal manager per una ditta di costruzioni degli Emirati. Seguirò le relazioni commerciali internazionali. Per adesso avrò un contratto di 3 anni con i primi 6 mesi di prova”.
 
L’ultima domanda è di rito. Che ne pensi di AlmaLaurea?
“Trovo il sito molto intuitivo, veloce e, per esperienza personale, anche funzionale, per cui il mio giudizio non può che essere positivo”. 

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