Lavoro

Condizione occupazionale dei laureati e differenze territoriali

Focus AlmaLaurea sulle significative differenze territoriali rilevate con il XVI Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati.
06 Marzo 2015

Il XVI Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati permette di analizzare i dati relativi alla condizione formativa e professionale dei laureati di primo livello evidenziando differenze territoriali significative.

L’analisi, che tiene conto dell’area geografica di residenza del laureato indipendentemente dalla sede universitaria in cui lo studente ha compiuto i propri studi, rileva ad un anno dal titolo un differenziale occupazionale superiore a 17 punti percentuali: il tasso di occupazione è infatti del 49% tra i residenti al Nord (tra i quali il 15% coniuga studio e lavoro) e del 32% al Sud (di questi, l’11% studia e lavora contemporaneamente).

Dalla lettura del Rapporto non stupisce pertanto che mentre i laureati settentrionali sono maggiormente impegnati in un’attività lavorativa, i loro colleghi meridionali sono più propensi a proseguire gli studi con la laurea magistrale: sono infatti iscritti ad un corso di secondo livello, indipendentemente dalla condizione lavorativa, il 59% del laureati di primo livello del Sud, contro il 51% del Nord. In questo contesto è necessario tenere conto di alcuni importanti elementi che possono influire, direttamente o meno, sui risultati e sulle chance lavorative dei laureati:

  1. le esperienze occupazionali compiute durante gli anni universitari sono molto più frequenti al Nord rispetto al Sud: laureati di primo livello che al conseguimento del titolo si dichiarano occupati sono pari al 40% nel Nord contro il 28% del Sud.
  2. l’intenzione a proseguire la formazione dopo la laurea di primo livello: nelle regioni settentrionali la quota di laureati di primo livello che, alla vigilia del conseguimento della laurea, dichiara di voler proseguire la propria formazione è pari al 70%, contro l’82% di chi risiede nel Mezzogiorno; differenza confermata praticamente in tutti i gruppi disciplinari.

Appare quindi evidente che il contesto economico e del mercato del lavoro influenzano le strategie che i giovani mettono in atto – volutamente o meno – per massimizzare le proprie chance occupazionali. Non è un caso infatti che tra i giovani residenti al Sud sia significativamente più elevata la quota che sostiene di essersi iscritta alla laurea di secondo livello perché questa è necessaria per trovare un lavoro (25%, contro 17% tra coloro che risiedono al Nord), cui si aggiunge un’ulteriore quota che dichiara di aver optato per la prosecuzione della formazione universitaria non avendo trovato un lavoro (6 contro 3%, rispettivamente).

I dati del Rapporto collocano invece in una situazione intermedia i laureati di primo livello residenti al Centro: il tasso di occupazione è infatti pari al 43,5% (6 punti in meno rispetto al Nord, ma ben 12 punti in più rispetto al Sud), mentre la quota che si dichiara iscritta alla laurea di secondo livello è pari al 56% (-3 punti rispetto a quanto rilevato tra i residenti la Sud; +5 punti rispetto ai colleghi settentrionali).

Ma cosa succede ai laureati magistrali del 2012 e del 2008 rispettivamente a uno e a cinque anni dalla laurea?
Prendendo in esame le performance occupazionali dei laureati magistrali del 2012, intervistati a un anno dal titolo, le differenze territoriali permangono ed evidenziano tra Nord e Sud un differenziale occupazionale superiore a 18 punti percentuali. Il tasso di occupazione è infatti pari al 63% tra i residenti al Nord e al 45% tra coloro che risiedono nelle aree meridionali.
La differenza è confermata anche a livello di percorso disciplinare e si accentua nei gruppi economico-statistico, agrario, psicologico e giuridico, all’interno dei quali supera i 20 punti percentuali.

Anche in questo contesto, i laureati residenti al Centro si collocano in una condizione intermedia, e ciò risulta confermato anche a livello di percorso disciplinare.

Con il passare del tempo dal conseguimento del titolo, il divario Nord-Sud tende a ridimensionarsi, pur restando elevato. Tra i laureati magistrali del 2008, indagati a cinque anni dalla laurea, il differenziale occupazionale Nord-Sud scende a 12 punti percentuali: lavorano 87 laureati su cento residenti al Nord, mentre al Sud l’occupazione coinvolge 75 laureati su cento. La contrazione del divario Nord-Sud interessa la maggior parte dei percorsi di studio.
         
Cresce anche la stabilità lavorativa: a cinque anni il lavoro stabile, complessivamente considerato, coinvolge 75 occupati al Nord su cento; sono 72,5 al Sud. Più nel dettaglio, al Sud svolgono un lavoro in proprio ben 28 occupati su cento, al Nord sono invece 19,5%. I contratti a tempo indeterminato riguardano invece 55 occupati che lavorano al Nord e 45 che lavorano al Sud. La più elevata stabilità lavorativa al Nord è confermata nella maggior parte dei percorsi disciplinari, ad eccezione dei gruppi geo-biologico, architettura, letterario, giuridico e scientifico.
Sebbene le differenze siano davvero modeste, vale la pena riportare che risultano leggermente più diffusi nel Nord Italia i contratti non standard e quelli formativi (per i primi, 13% al Nord e 11 al Sud; per i secondi, 4% al Nord e 3% al Sud), mentre al Sud vi è più ampia diffusione dei contratti parasubordinati (7%, con 5% al Nord) e del lavoro non regolamentato (2,5% contro l’1% del Nord). Tali evidenze risultano confermate, con diverse intensità, in quasi tutti i gruppi disciplinari.

Per quanto riguarda il guadagno a cinque anni dalla laurea le differenze sono rilevanti: il differenziale Nord-Sud è nell’ordine del 20% (1.385 contro 1.150 euro).

 

Laureati magistrali del 2008: condizione occupazionale a confronto
per residenza alla laurea (valori percentuali)

 

Pubblicato su "Il Sole 24 Ore - Scuola24" il 24 dicembre 2014

 


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