Lavoro

Tocco e tavola, il surfista-agronomo

Laureato in Scienze e tecnologie agrarie, Jacopo Orazi vive in Nuova Zelanda dove è riuscito a combinare le sue passioni per il surf e per l’agricoltura.
06 Marzo 2015

Il surf richiede conoscenza dei propri mezzi e voglia continua di mettersi alla prova. Un mix di controllo e istinto, lo stesso che ha portato Jacopo Orazi, 23enne di Sirolo, Ancona, a cavalcare l’onda che dalle acque dell’Adriatico l’ha condotto fino a quelle più impegnative della Nuova Zelanda. Laureato alla triennale in Scienze e tecnologie agrarie, grazie alla passione per la tavola Jacopo ha iniziato a viaggiare a 18 anni. “Mi ha aperto gli orizzonti” dice. Non stupisce, quindi, che per l’Erasmus abbia scelto una meta poco battuta e che, dopo la laurea e un periodo di sei mesi come giardiniere in Italia, non abbia esitato a fare i bagagli per volare esattamente dall’altra parte del mondo, dove ha trovato un lavoro in linea con i suoi interessi e con le sue esperienze formative e professionali.

Come mai hai deciso di laurearti in agraria?
“Dopo le superiori avevo mille idee per la testa. Allora mi sono chiesto che tipo di lavoro volessi fare: non volendo rinchiudermi in un ufficio o in una grande azienda, ho scelto agraria pensando che mi permettesse di stare all’aria aperta il più possibile. Non ti dico la reazione di mio padre, che è medico chirurgo: per lui era un passo indietro tornare all’agricoltura. Ma devo dire che è stata una scelta azzeccata”.

Per l’Erasmus hai scelto una destinazione poco usuale, no?
“Ero indeciso se fare una classica esperienza di studio all’estero, magari in una città al caldo, ma poi ho preferito la Finlandia, anche per migliorare il mio inglese. Per quattro mesi ho fatto un Erasmus Placement in un centro di ricerca governativo sperduto tra i boschi. Con il senno di poi, è stata la scelta giusta: ora ho trovato lavoro proprio grazie a quello di cui mi sono occupato in Finlandia, ovvero la coltivazione dei mirtilli, che tra l’altro è stata l’argomento della mia tesi di laurea”.

E come ti sei trovato in Finlandia?
“Benissimo. L’ambiente lavorativo era molto rilassato, ma produttivo. Si lavorava dalla mattina presto fino alla metà del pomeriggio. Ogni due ore avevamo venti minuti di pausa: anche qui funziona così e credo sia essenziale. Per quanto riguarda l’aspetto sociale, è stato un po’ particolare: per un italiano un Paese nordico non è esattamente come stare a casa, ma dopo un mese, quando la barriera linguistica è crollata, ho iniziato a conoscere meglio le persone con cui lavoravo ed è stato decisamente divertente”.

Ora sei in Nuova Zelanda. Come ci sei arrivato?
“È stata una scelta di vita, legata sempre al surf. Sono partito non conoscendo nessuno. L’unico contatto che avevo era un sito per il lavoro alla pari. Sono state sei settimane bellissime: ero impegnato per metà giornata e per l’altra metà, oltre allo svago, cercavo via internet un lavoro che mi potesse dare un futuro. L’esperienza in Finlandia è stata una carta vincente perché un’azienda che produce fragole mi ha chiamato dopo aver visto il mio curriculum. Per due settimane ho fatto il raccoglitore, poi il datore di lavoro ha visto che me la cavavo e sono diventato supervisor. Così oggi mi trovo a coordinare la raccolta delle fragole e assicurarne la qualità, monitorando il sistema idroponico e adattandolo alle variazioni climatiche”.

Sei soddisfatto?
“Diciamo che lo sono al 90%, bisogna sempre pensare che c’è qualcosa di meglio, altrimenti ci si accontenta e si rischia di perdere le opportunità che offre la vita. Però sto decisamente cavalcando l’onda del viaggio. Ho trovato una buona opportunità di lavoro, che mi consentirà di rimanere qui nel futuro: pochi giorni fa, il mio datore di lavoro mi ha confermato che supporterà la mia richiesta di visto come ‘skilled migrant’, cioè emigrante qualificato, che dopo due anni mi permetterà di ottenere la residenza”.

Dove ti porterà in futuro la tua onda? Che progetti hai?
“Qui in Nuova Zelanda le cose succedono molto velocemente. Intanto vorrei arricchire il curriculum nella posizione che ho adesso, ma nel futuro mi piacerebbe aprire una sorta di agriturismo multifunzionale che si occupi di produzione di cibo sano e di ospitalità, visto che ho anche esperienza nella ristorazione e mi piace stare in mezzo alla gente. Allo stesso tempo non disdegnerei lavorare come manager in qualche azienda ecosostenibile”.

Che ne pensi di AlmaLaurea?
“L’ho conosciuta attraverso l’università e attraverso internet. Purtroppo non ho goduto dei suoi servizi, ma credo che sia molto utile: qui in Nuova Zelanda il 90% dei lavori si trova su internet e AlmaLaurea va nella direzione giusta per connettere il mondo degli imprenditori con gli studenti”.

 


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