Università

L’identikit dei laureati che partecipano a un programma Erasmus

Il focus AlmaLaurea conferma le analisi dello studio “The Erasmus Impact Study” realizzato dall'Unione Europea: l’Erasmus ha un impatto positivo dal punto di vista formativo e professionale sulla vita dei laureati.
12 Marzo 2015

Le recenti  indagini realizzate da AlmaLaurea confermano le analisi presenti nello studio “The Erasmus Impact Study” realizzato e pubblicato in questi giorni dall'Unione Europea: l’Erasmus ha senza ombra di dubbio un impatto positivo sia dal punto di vista formativo che professionale sulla vita dei laureati.  Non a caso l’esperienza di studio all’estero permette ai laureanti di aumentare le chance di trovare lavoro, già ad un anno dal titolo, del 9%. E questo a parità di ogni altra condizione. Nel 1987 l’adozione del programma Erasmus da parte delle istituzioni dell’Unione Europea ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo della mobilità internazionale degli studenti universitari. Da allora, compiere un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal nostro sistema universitario significa, nella grande maggioranza dei casi, partecipare alla mobilità Erasmus. Fra tutti i laureati del 2013, l’11% ha compiuto esperienze di studio all’estero riconosciute dal corso di studi. Il Paese di destinazione più frequente è la Spagna, scelta dal 27% degli interessati dalla mobilità internazionale, seguita da 13 % Francia, 9% Germania e 8% Regno Unito.

Ma chi sono i laureati che scelgono di intraprendere un’esperienza Erasmus?
Il XVI Profilo dei laureati AlmaLaurea ne traccia un’identikit. Dall’indagine emerge così che tra i laureati che compiono l’intero percorso “3+2” e svolgono esperienze di studio all’estero, la scelta di intraprendere un percorso Erasmus si colloca più spesso nel biennio magistrale che nel primo livello. Fra i laureati di primo livello le esperienze di studio all’estero riconosciute dal corso di laurea hanno coinvolto circa il 7% degli studenti, senza differenze evidenti fra coloro che intendono proseguire nel biennio magistrale e i laureati che dichiarano di volersi fermare al primo livello. Fra i laureati magistrali del 2013, la quota di chi ha svolto l’Erasmus nel corso del biennio sale al 12,9%; altri 4,9 su 100 non hanno partecipato a programmi nel biennio ma ne avevano svolti nel primo livello. Pertanto, 17,8 laureati magistrali su 100 hanno l’esperienza di studio all’estero nel proprio curriculum formativo. Tra i magistrali, dunque, la diffusione delle esperienze di studio all’estero è prossima all’obiettivo fissato per il 2020 in sede europea (20%). Sopratutto provenendo da famiglie più disponibili ad investire in soggiorni di studio all’estero!
Nei corsi di laurea magistrale a ciclo unico la mobilità ha riguardato il 14,3% dei laureati.
Nel contesto pre-riforma del 2004, questo tipo di esperienza all’estero aveva coinvolto 9,6 laureati su 100.

 

 

 

La partecipazione ai programmi di studio all’estero varia inoltre apprezzabilmente in funzione della disciplina di studio, riflettendo squilibri noti da tempo. Le esperienze di studio all’estero riconosciute dall’università sono frequenti solo fra gli studenti dell’area linguistica (“solo” 30 laureati su 100), mentre in tutti gli altri gruppi disciplinari, a parte medicina e odontoiatria, la mobilità riguarda meno del 15% dei laureati. Valori particolarmente ridotti si rilevano non solo per le professioni sanitarie, dove i laureati che hanno preso parte a questi programmi sono il 2,4%, ma anche per il gruppo educazione fisica (3,0) e insegnamento (3,6).

L’indagine sui laureati 2013 conferma anche l’influenza della collocazione geografica dell’Ateneo sulla probabilità di partecipare alla mobilità per ragioni di studio. Le università dell’Italia Nord-orientale, fra le 64 coinvolte nell’indagine, hanno in generale percentuali di laureati con un’esperienza di studio all’estero riconosciuta più elevate; all’opposto, l’Italia meridionale e insulare si mantiene un’area in cui le reti di accordi sulla mobilità per studio sono meno diffuse.

Altro elemento che continua a caratterizzare la partecipazione ai programmi di studio all’estero ha a che fare con le origini sociofamiliari. Il livello di istruzione dei genitori interviene, infatti, come fattore selettivo nei confronti della probabilità di accesso allo studio all’estero: i laureati che hanno svolto tale esperienza risultano il 16% fra i figli di genitori entrambi in possesso di laurea e sono il 5,7% fra i figli di genitori che non hanno conseguito la maturità. Per queste famiglie, l’ipotesi di un soggiorno all’estero viene verosimilmente vista come un impegno oneroso che le borse Erasmus o altre fonti di finanziamento non sono sufficienti a compensare.

 

Graf. 5.5 – Laureati con un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal corso,
per area geografica dell’Ateneo e titolo di studio dei genitori (valori per 100 laureati)

 

Pubblicato su "Il Sole 24 Ore - Scuola24" il 24 settembre 2014

 


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