Lavoro

Laureati magistrali e lavoro: la coerenza tra studio e professione svolta

Il XVI Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani permette di valutarla in base al ramo di attività economica in cui il laureato magistrale ha trovato lavoro.
02 Aprile 2015

Una volta conclusi gli studi universitari, dove lavorano e che attività svolgono i laureati magistrali? E il percorso professionale intrapreso è davvero coerente con gli studi compiuti? Dopo quanti anni?

A rispondere è il XVI Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani che permette di valutare, sulla base dei dati relativi al ramo di attività economica in cui il laureato ha trovato lavoro, la coerenza tra percorso formativo intrapreso e sbocco professionale.

Coerenza che cresce con il trascorrere del tempo dalla laurea (da uno a cinque anni), dal momento che soprattutto negli anni immediatamente successivi al conseguimento del titolo è più difficile trovare un impiego in un settore perfettamente attinente al proprio ambito disciplinare. Per una corretta interpretazione dei dati è tuttavia necessario tener conto che in questa sede viene preso in esame l’ambito in cui opera l’azienda, non tenendo conto delle mansioni effettivamente svolte dalla persona all’interno della struttura stessa; pertanto la mancata corrispondenza tra ramo e percorso disciplinare non è necessariamente sintomo di incoerenza tra i due aspetti.

 

Ad un anno dal titolo i laureati magistrali trovano un impiego coerente con i loro studi?

Dal Rapporto emerge che a un anno dalla laurea tra i laureati magistrali (del 2012) che hanno compiuto studi all’interno di quei gruppi disciplinari che prevedono una formazione più specifica, meno generalista, gli occupati si concentrano in pochi ambiti lavorativi, segno di una buona corrispondenza tra ambito di studio e inserimento occupazionale.

E’ quanto accade alla maggioranza dei laureati delle professioni sanitarie, l’83% dei quali opera in un solo ramo, quello della sanità. E ai laureati dei gruppi di educazione fisica, insegnamento e architettura dove il 70% degli occupati è assorbito prevalentemente da due o tre rami. Nel primo caso, servizi ricreativi, culturali e sportivi e istruzione; nel secondo, istruzione e servizi sociali e personali; nel terzo, edilizia, attività di consulenza e commercio.

All’estremo opposto si trovano invece i laureati del gruppo economico-statistico, dove il 70% degli occupati è assorbito da ben otto rami; così come per i laureati dei gruppi geo-biologico, giuridico, linguistico e politico-sociale, dove il 70% degli occupati è spalmato su sette rami di attività. 

Un discorso a parte va fatto per ingegneria, dove si riscontra un’ampia varietà di rami di attività in cui trovano occupazione i laureati, corrispondente a un’altrettanta varietà dell’offerta formativa del gruppo disciplinare stesso: metalmeccanica, informatica, edilizia sono i rami più frequenti.

 

… nel lungo periodo la coerenza cresce

L’indagine riscontra per i laureati magistrali intervistati a cinque anni dal titolo (laureati del 2008) una maggiore coerenza fra studi compiuti e attività lavorativa svolta e questo per tutti gli indirizzi di studio presi in esame.

Resta confermato per gli occupati delle professioni sanitarie il ramo di attività prevalente: quello della sanità. Ma la coerenza aumenta anche per i laureati del gruppo giuridico che trovano sbocco occupazionale in due ambiti: consulenza legale e credito e assicurazioni. Lo stesso avviene per i laureati del gruppo di architettura, rispettivamente impiegati nell’ambito della progettazione e costruzione di fabbricati e impianti e nelle consulenze professionali (si tratta degli studi di architetti). Infine anche per gli occupati del gruppo insegnamento si registra un incremento della coerenza tra studi e lavoro svolto: sono infatti impiegati prevalentemente nel settore dell’istruzione e nei servizi sociali e personali.

Ma il ramo di attività economica in cui ciascun laureato è inserito influisce in via generale anche sulle retribuzioni percepite, sebbene giochino un ruolo rilevante anche altre variabili dipendenti dagli andamenti del mercato e dall’organizzazione dell’azienda stessa.

Così a cinque anni dal conseguimento del titolo le retribuzioni più elevate si rilevano nei settori elettronica, elettrotecnica (1.773 euro), energia, gas, acqua (1.760), metalmeccanica (1.697) e pubblica amministrazione (1.650). A fondo scala servizi ricreativi e culturali (954), servizi sociali e personali (972), stampa ed editoria (1.061) e istruzione e ricerca (1.209). Risultato, questo, che non si modifica se si prende in considerazione la diversa incidenza del lavoro a tempo parziale e della prosecuzione del lavoro iniziato ancora prima di terminare gli studi universitari.

 

Laureati magistrali del 2008 occupati a cinque anni:
guadagno mensile netto per ramo di attività economica (valori medi in euro)

 

Pubblicato su "Il Sole 24 Ore - Scuola 24" il 26 gennaio 2015

 

 


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