Lavoro

La ricerca sulle nanotecnologie? Tra industria e università

Laureato con lode in Ingegneria elettronica, Andrea Bandiziol sta svolgendo un dottorato triennale promosso dall’ateneo di Udine in collaborazione con un’impresa tedesca.
07 Aprile 2015

Parla inglese e tedesco, ama il cinema e viaggiare, fa sport quotidianamente (“Ma mi sono appena spaccato il ginocchio giocando a pallone”) e da un anno si è messo a suonare la chitarra. È estroverso, simpatico, ha una cascata di capelli ricci sulla testa e cerca sempre nuove sfide. Classe 1989, Andrea Bandiziol di Palmanova, Udine, è l’esatto contrario dello stereotipo del nerd tutto computer e pochi rapporti sociali. Eppure, Andrea la passione per le tecnologie ce l’ha, eccome. Laureato con lode sia alla triennale che alla magistrale di Ingegneria elettronica all’Università di Udine, dopo un internship in una grande industria olandese del settore dei semiconduttori, ora sta conducendo un dottorato di ricerca triennale. L’obiettivo? Sviluppare nuovi sistemi di trasmissione dati per automobili intelligenti. “Ho bisogno di pormi sempre nuovi obiettivi, se no mi annoio” dice collegato via Skype dall’Austria.

Dal tuo curriculum universitario sembra proprio che la nanoelettronica sia una grande passione. È così?
“Sì, è così. Mi è sempre piaciuto molto studiare i diversi aspetti della scienza e le nanotecnologie sono, secondo me, il campo in cui si riesce a farlo meglio. Proprio per approfondirle, durante la magistrale sono stato un anno in Erasmus alla Katholieke Universiteit di Leuven, in Belgio, che organizza un master in nanoscienze e nanotecnologie. Ho dato una dozzina di esami, scegliendo i corsi per me più interessanti tra quelli del primo e del secondo anno e saltando quelli più prettamente elettronici, in cui già avevo un buon background”.

Come ti sei trovato a studiare in Belgio?
“Non so se sono stato fortunato io con il master, ma ho notato una distanza ridottissima tra università e mondo dell’industria. Molti miei professori erano professionisti, tanto che i colloqui con gli studenti li tenevano dentro le loro aziende. A Udine, invece, benché il mio sia un gruppo noto a livello internazionale e molto attivo nella ricerca di alto livello, mancano i laboratori e le risorse sono quelle che sono, come in quasi tutti gli atenei italiani. Inoltre nella zona non ci sono molte industrie dove io possa applicare la teoria che ho studiato”.

Hai finito la magistrale nel marzo 2014. Dopo cos’hai fatto?
“Fino a giugno ho scritto un paper basato sulla mia tesi di laurea, che a breve dovrebbe essere accettato da un’importante rivista scientifica. Poi mi è stata offerta dall’università la possibilità di fare un dottorato di ricerca, che sarebbe però partito da novembre. Così mi sono guardato intorno e, con l’aiuto dei miei professori, ho avuto modo di fare un internship di quattro mesi a Eindhoven presso la NXP Semiconductors, una delle prime tre aziende al mondo nel campo della microelettronica. Era la mia prima vera esperienza in un’industria ed è stata una grande esperienza: ho imparato a essere più pragmatico, a lavorare in autonomia, a rispettare le scadenze, che però ho trovato meno pressanti rispetto a quelle universitarie. Certo, devi saperti gestire, perché se arrivi lungo poi è un dramma”.

Da poco hai iniziato il dottorato. Di cosa ti occupi?
“È un dottorato di ricerca triennale. L’accordo è che io trascorra metà del mio tempo all’Università di Udine e metà a Villach, in Austria, dove ha sede un’azienda tedesca, la Infineon Technologies. In parole povere, dovrei progettare un sistema per lo scambio di informazioni ad alta velocità, che potrebbe trovare applicazione nel settore automotive”.

E dopo il dottorato dove ti vedi? Dentro l’università o in un’industria? In Italia o all’estero?
“Sono innamoratissimo dell’Italia e se le condizioni lo permetteranno vorrei continuare a viverci. Anche adesso che sono a Villach, cerco di tornare quasi ogni weekend. Vorrei rimanere nella ricerca e, attualmente, mi sento più indirizzato verso l’industria, dove credo ci sia più possibilità di vedere concretizzate le proprie idee”.

Ultima domanda: ti sei certamente imbattuto in AlmaLaurea, che ne pensi?
“Onestamente, io ho avuto un percorso quasi segnato, nel senso che dopo la triennale sapevo già che avrei voluto fare la magistrale e dopo la magistrale ho avuto subito l’offerta del dottorato. Però, cavolo, tramite AlmaLaurea sono stato contattato da almeno una decina di aziende di tutta Italia. Quindi, insomma, direi proprio che il sistema funziona”.

 

 


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