Lavoro

Dall’Italia in Russia per amore delle lingue

Ilaria Masini ha studiato alla Scuola superiore per interpreti e traduttori di Forlì. Parla inglese, russo e slovacco e lavora come freelance.
14 Aprile 2015

“Mi piace viaggiare e ho interesse per l’arte, la cultura, la moda e, ovviamente, per le lingue straniere”. Ilaria Masini, nata a Rimini 26 anni fa, ha scelto di studiare alla Scuola superiore di Lingue moderne per interpreti e traduttori di Forlì, dove ha fatto prima la triennale e poi si è specializzata alla magistrale in interpretazione. Ha studiato inglese, russo e, come terza lingua, slovacco. “La differenza tra un’interprete e una traduttrice è che la prima lo fa oralmente, mentre la seconda lavora su testi scritti”. Oggi Ilaria ha aperto la partita Iva e lavora fornendo traduzioni sia simultanee sia per iscritto. “La lingua più richiesta è in assoluto lo slovacco, che è poco parlato in Italia. Con il russo, invece, si trova un po’ più di concorrenza, mentre per l’inglese c’è molta richiesta, ma anche molta offerta”. 

Ilaria, durante gli studi hai fatto esperienze all’estero?
“Alla triennale ho vinto una borsa Erasmus Mundus che mi ha portata a Kaliningrad, in Russia, dove sono rimasta per cinque mesi.  Ho anche studiato per due estati in Slovacchia, per migliorare la mia conoscenza delle lingue. Durante la magistrale, invece, ho fatto uno scambio di tre mesi a Mosca: seguivo le lezioni e intanto cercavo materiale per la tesi”. 

Quali differenze hai riscontrato tra il sistema universitario russo e quello italiano?
“Gli studenti russi iniziano l’università molto giovani, a 17 anni, e di conseguenza finiscono prima. Ci si concentra molto di più sul lessico e sulla terminologia, imparando moltissimi vocaboli a memoria. Alla fine del percorso universitario, là è molto più facile riuscire a lavorare: il mercato è più flessibile e viene data una possibilità anche ai giovani senza esperienza. La filosofia è: chi vuole prova, chi riesce continua. Infine in Russia esistono posti di lavoro esclusivi per interpreti e traduttori, soprattutto nelle grande aziende”.

Sei soddisfatta del tuo percorso accademico?
“Sì, gli studenti a Forlì sono molto seguiti e c’è un rapporto diretto con gli insegnanti. In particolare, per chi studia interpretazione ci sono cabine apposite per le esercitazioni, dotate di cuffie. Di solito in quei casi si lavora due a due, uno traduce e l’altro fornisce l’aiuto che serve al compagno, ad esempio suggerendo le parole più rare”.

Hai lavorato durante gli studi?
“Sì, ho fatto l’interprete in Fiera a Rimini per le trattative commerciali, sia in russo sia in slovacco. In estate, inoltre, mi è capitato di lavorare come receptionist in un hotel, dove facevo anche traduzioni. Infine, per un periodo ho lavorato in un tour operator russo in Italia, dove ero l’unica dipendente non russa”.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 
“Vorrei restare nel mio Paese e continuare a fare il mio lavoro da interprete. Nel caso in cui non trovassi più commesse, però, penso che sarei pronta a spostarmi, magari in Slovacchia”.