Lavoro

Laureati alla prova del lavoro: presentato il XVII Rapporto AlmaLaurea

Il Rapporto 2015 AlmaLaurea presenta un’analisi comparata delle ultime sette generazioni di laureati degli atenei aderenti al Consorzio.
30 Aprile 2015

Oltre 490mila laureati dei 65 atenei, degli attuali 72 aderenti al Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, indagati dal XVII Rapporto 2015 AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, presentato lo scorso 16 aprile all’università Milano Biccoca dal Presidente di AlmaLaurea, il professor Fabio Roversi Monaco, dal Rettore dell’Ateneo milanese, Francesca Messa e dal curatore dell’Indagine, il Professor Francesco Ferrante.

Nello specifico, il rapporto ha permesso di indagare 240 mila laureati di primo livello, 180mila laureati magistrali, oltre 57mila laureati a ciclo unico, degli anni 2013, 2011 e 2009, intervistati rispettivamente a uno, tre e cinque anni dal titolo e con tassi di risposta che superano il 70%.

Il XVII Rapporto AlmaLaurea, un’analisi comparata delle ultime sette generazioni di laureati, se da un lato conferma le difficoltà riscontrate sul mercato del lavoro nel corso di questi anni, evidenza nel 2014 timidi segnali di ripresa del mercato del lavoro, accompagnata da una lieve contrazione del tasso di disoccupazione, soprattutto per i triennali e per i magistrali biennali ad un anno dal titolo. Ma il lungo periodo di recessione ci consegna un pesante fardello e conferma, per l’altro verso, le persistenti difficoltà occupazionali di coloro che si sono laureati a cavallo della crisi, come testimoniano i dati relativi ai laureati indagati a cinque anni dal titolo. Si tratta di una gravosa eredità, che condizionerà le opportunità occupazionali (retributive, di carriera) di questi laureati anche nella fase di ripresa dell’economia e in un orizzonte di medio-lungo termine.

 

 

A un anno: l’occupazione tiene

L’Indagine mostra una sostanziale tenuta del tasso di occupazione ad un anno dal titolo. Nello specifico il Rapporto permette di indagare la condizione occupazionale di:

1) Laureati triennali: considerato l’alto tasso di prosecuzione degli studi (il 54% continua con la laurea magistrale) e tenendo conto, più opportunamente, solo di quanti non risultano iscritti ad un altro corso di laurea, emerge che il tasso di occupazione è pari al 66%.

2) Laureati magistrali biennali: il tasso di occupazione è pari al 70%.

3) Laureati magistrali a ciclo unico (ovvero i laureati in architettura, farmacia, giurisprudenza, medicina, veterinaria): il tasso di occupazione è pari al 49%. Si tratta di una realtà molto particolare, caratterizzata da un’elevata prosecuzione degli studi con formazione non retribuita propedeutica all’avvio delle carriere libero professionali (ad esempio, praticantati, specializzazioni, tirocini).

Rispetto alla precedente rilevazione si registra una lieve contrazione del tasso di disoccupazione: circa mezzo punto in meno sia per i laureati triennali che per i laureati magistrali. I laureati di primo livello presentano una quota di disoccupati pari al 26%, i colleghi magistrali pari al 22%.
Discorso a parte per i laureati magistrali a ciclo unico, dove il tasso di disoccupazione è pari al 30% (+6 punti nell’ultimo anno): in questo particolare caso i confronti possono essere fuorvianti dal momento che influiscono la mutata composizione del collettivo, che ha visto aumentare il peso dei laureati in giurisprudenza e in architettura (dove è più elevata la quota di laureati in cerca di lavoro) e la particolare situazione, riscontrata nel 2014, tra i laureati in medicina e chirurgia, che hanno visto posticipare i termini concorsuali per l’accesso alle scuole di specializzazione, insieme a una riduzione dei posti a bando. Ciò ha costretto numerosi laureati a rimandarne l’inizio e, nell’attesa, a rivolgersi al mercato del lavoro.

Per quanto riguarda la stabilità (lavoro autonomo effettivo o dipendente a tempo indeterminato), il valore risulta leggermente in calo per i laureati triennali e magistrali (rispettivamente di 2 e 1 punto percentuale rispetto alla precedente rilevazione). Anche questa volta i laureati a ciclo unico fanno caso a sé: la quota di occupati stabili aumenta infatti di oltre 2 punti percentuali rispetto alla precedente indagine. Il lavoro stabile è quindi pari, a un anno, al 39% tra i triennali, al 34% tra i magistrali e al 38% tra i laureati a ciclo unico.

Se guardiamo invece alle retribuzioni ad un anno si assiste a un lieve aumento: il guadagno mensile netto supera, seppure di poco, i 1.000 euro netti mensili: 1.013 per il primo livello, 1.065 per i magistrali, 1.024 per i magistrali a ciclo unico. Rispetto alla precedente rilevazione, le retribuzioni reali risultano in aumento: l’incremento è del 5% tra i colleghi a ciclo unico, del 2% tra i magistrali e non raggiunge l’1% tra i triennali. E’ però vero che, tra il 2008 e il 2014, le retribuzioni reali sono diminuite del 22% per i laureati triennali, del 18 e 17%, rispettivamente, per i laureati magistrali biennali e a ciclo unico.

Dall’Indagine emerge inoltre che stage e esperienze formative all’estero accrescono le chance occupazionali dei laureati già a un anno dal titolo: rispettivamente del 10% e del 20% circa.

 

A cinque anni: gli effetti della crisi

A un lustro dal conseguimento del titolo, sebbene con il passare del tempo le chance occupazionali aumentino considerevolmente rispetto a un anno raggiungendo percentuali vicine al 90%, la crisi si fa sentire tanto per i laureati triennali quanto per i colleghi magistrali, dove il tasso di occupazione è pari all’86% (-2% per i triennali e -1% per i magistrali rispetto alla precedente rilevazione) e anche per i laureati magistrali a ciclo unico che toccano l’87% (-3% rispetto alla precedente indagine). La disoccupazione si attesta pertanto intorno al 9% per i laureati di primo livello e per i laureati magistrali, mentre è pari al 7% per i laureati magistrali a ciclo unico (+1 punto percentuale per i laureati triennali e per i laureati magistrali e +2 punti percentuali per i magistrali a ciclo unico). La stabilità lavorativa resta un requisito che si raggiunge per tutti i laureati nel lungo periodo: si attesta al 73% per i laureati triennali (-5 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione), al 70% per i laureati magistrali (-3 punti rispetto allo scorso anno) ed è infine al 78% per i laureati magistrali a ciclo unico (senza significative variazioni rispetto alla rilevazione precedente).

Il guadagno mensile netto, sebbene appaia in lieve contrazione (-1% per i laureati triennali, -2% per i magistrali e -4% per i colleghi a ciclo unico) rispetto alla precedente rilevazione, cresce tra uno e cinque anni del 17% per i laureati magistrali e dell’11% per i laureati a ciclo unico e arriva a circa 1.300 euro mensili. Nello specifico per i triennali il guadagno è in media di 1.341 euro mensili netti, è 1.350 euro tra i laureati magistrali e poco meno di 1.300 euro tra i colleghi a ciclo unico.

 

Resta elevata a un lustro dalla laurea la disparità di retribuzione in base al genere e alle differenze territoriali

Tra i laureati magistrali, a cinque anni dalla laurea, lavorano 78 donne e 85 uomini su cento, e il lavoro stabile si conferma una prerogativa tutta maschile: può contare su un posto sicuro, infatti, il 77% degli occupati e il 64% delle occupate. È naturale che queste differenze siano legate anche alle diverse scelte professionali maturate da uomini e donne; le seconde, infatti, tendono più frequentemente ad inserirsi nel pubblico impiego e nel mondo dell’insegnamento, notoriamente in difficoltà nel garantire una rapida stabilizzazione contrattuale. Differenze significative di genere si rilevano anche dal punto di vista retributivo: un’analisi approfondita, che ha tenuto conto del complesso delle variabili che possono avere un effetto sui differenziali retributivi di genere (percorso di studio, età media alla laurea, voto di laurea, formazione post-laurea, prosecuzione del lavoro precedente alla laurea, tipologia dell’attività lavorativa, area di lavoro, tempo pieno/parziale), mostra che, a parità di condizioni, a cinque anni dalla laurea gli uomini guadagnano in media 167 euro netti mensili in più delle loro colleghe.

Anche a livello territoriale permane lo storico differenziale tra Nord e Sud, pari a 11,5 punti percentuali. Lavora l’86% dei laureati residenti al Nord, mentre al Sud l’occupazione coinvolge il 75% dei laureati. Dal punto di vista del guadagno il differenziale Nord-Sud è nell’ordine del 22,5% (1.373 euro mensili netti contro 1.121). Esulano dalle considerazioni gli occupati all’estero (che rappresentano il 6% degli occupati a cinque anni), notoriamente premiati dal punto di vista retributivo (2.043 euro).

 

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Consulta l'Indagine completa

Leggi il Comunicato stampa

 

Rassegna stampa

Corriere della Sera
Il Sole 24 Ore
La Repubblica
La Stampa

 

Il 28 maggio, a Milano, avrà luogo il Convegno AlmaLaurea dal titolo "I laureati tra (im)mobilità sociale e mobilità territoriale", che si caratterizza per un’innovazione rispetto al passato: la presentazione congiunta dei due rapporti, quello sul Profilo dei laureati e quello sulla Condizione occupazionale dei laureati, accompagnati da numerosi approfondimenti.

Il Convegno: presentazione, programma e registrazione

 


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