Lavoro

Il “domani” dei Periti Industriali

Quale futuro attende la figura del perito industriale? Ne parliamo con il Giampiero Giovannetti Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti industriali e dei Periti industriali laureati.
07 Maggio 2015

Nel futuro della professione di perito industriale c’è la laurea. Un innalzamento del titolo di accesso quasi obbligato non solo per stare al passo con la legislazione italiana e europea che impone il possesso di un titolo di laurea almeno triennale per esercitare una professione intellettuale, ma anche per consacrarne il ruolo all’interno del panorama delle professioni tecniche. Giampiero Giovannetti Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti industriali e dei Periti industriali laureati (CNPI) spiega così il futuro delle professioni tecniche “ancora oggi, come in passato, risorsa fondamentale per la crescita economica del Paese”.

Il futuro dei periti industriali è stato al centro del Congresso straordinario “Andare Oltre”, organizzato dal Consiglio Nazionale, al termine del quale è stata deliberata l’obbligatorietà del possesso della laurea triennale per i futuri iscritti all’albo. Quali sono i tempi dell’effettiva attuazione della riforma?
“Stiamo lavorando per modificare il nostro ordinamento professionale adeguando i titoli di accesso alla legislazione vigente e a ciò che, appunto, ci hanno chiesto i periti industriali delegati al congresso. E’chiaro però che i tempi della riforma dipendono soprattutto dall’azione dei ministeri competenti. Nel frattempo come Consiglio nazionale stiamo cercando di aiutare concretamente i giovani professionisti già iscritti ad innalzare il loro titolo di studio, per esempio stringendo rapporti con le Università per predisporre percorsi formativi mirati al raggiungimento della laurea triennale. Inoltre siamo al lavoro per costruire forme alternative alla laurea come gli Istituti tecnici superiori, un tipo di formazione, non accademica, che potrebbe restituire al sapere quel carattere professionalizzante che è sempre stato fin dalle nostre origini la cifra del lavoro di perito industriale. Del resto non si può più prescindere dall’innalzamento del titolo perchè la capacità progettuale del professionista, cuore del lavoro intellettuale, viene mantenuta solo conseguendo una formazione adeguata".

Questa scelta come modificherà il panorama formativo e professionale di questa figura professionale?
“L’innalzamento obbligatorio del titolo di studio permetterà ai giovani periti industriali un riconoscimento della loro professionalità e soprattutto una pari dignità con gli altri professionisti dell’area tecnica e magari anche un inserimento in ruoli che prima erano appannaggio solo di altre categorie professionali. Questo è valido sia per i liberi professionisti sia per chi opera nel settore privato e pubblico".

Ci può illustrare qual è, quindi, allo stato attuale, il percorso formativo che un giovane deve intraprendere per svolgere la professione di perito industriale?
“Ad oggi, e finché non verranno definiti a livello legislativo percorsi mirati, non vi è l’obbligo di accesso all’albo con la laurea, ma si può accedere ancora per un periodo transitorio, con il diploma rilasciato dagli istituti tecnici pre-riforma Gelmini. I laureati, già ammessi al nostro albo dalla riforma del 2001, invece provengono da percorsi di studio molto diversi tra loro: possono essere laureati in ingegneria, in disegno industriale, scienze geologiche, informatica e in fisica.
La multidisciplinarietà è, infatti, un po' il nostro fiore all'occhiello, ventisette specializzazioni in un unico albo: siamo un caso unico nel sistema ordinistico italiano ed europeo. Tuttavia, come ha dimostrato AlmaLaurea, circa la metà dei diplomati periti industriali non ha proseguito la propria formazione iscrivendosi ad un corso universitario (48%, cui si aggiunge un ulteriore 10% di ragazzi che hanno abbandonano un corso di laurea precedentemente iniziato). Un segnale importante, indice del fatto che tutt’oggi la maggior parte dei diplomati periti industriali ritiene di aver concluso la propria formazione con il conseguimento del titolo di scuola secondaria superiore, per loro evidentemente ritenuto già sufficiente per il proprio obiettivo professionale".

Parliamo di life long learning: qual è il futuro professionale dei periti che già svolgono questo lavoro da molti anni e che non sono in possesso di un titolo universitario?
“La formazione continua è un obbligo deontologico e di legge per il professionista: il Consiglio Nazionale è fermamente convinto che, per poter mantenere uno standard qualitativo adeguato, è necessario curare l’apprendimento lungo l’intero arco della vita. Per questo promuoviamo ed indirizziamo lo svolgimento della formazione professionale continua, individuandone il fabbisogno formativo anche in collaborazione con i collegi provinciali. Si tratta di attività formative riconosciute dal consiglio nazionale finalizzate all’aggiornamento e all’implementazione della formazione tecnico-professionale degli iscritti all’albo, che oltre a garantire i crediti formativi necessari per l’assolvimento del nuovo obbligo, permettono anche di adeguare le conoscenze tecniche operative specifiche riguardanti un determinato profilo”.

Dai dati AlmaLaurea emerge che il lavoro del perito industriale garantisce ancora oggi buoni tassi di occupazione, anche in termini di guadagno. Quindi, nonostante il contesto economico sfavorevole e le ultime riforme in materia di formazione superiore, questa figura ha mantenuto un ottimo inserimento professionale: quali sono i suoi punti di forza?
“Come ho detto, la capacità di “saper fare” è un elemento che caratterizza da sempre la figura del perito industriale. E grazie alla multidisciplinarietà sancita dal nostro ordinamento possiamo esercitare l’attività in numerosi campi sia come liberi professionisti che come dipendenti nei distretti industriali, nelle piccole e medie imprese e nelle pubbliche amministrazioni. Da qui, come testimoniano i dati AlmaLaurea, l’ottimo inserimento lavorativo dei periti industriali, sebbene con differenze significative a seconda del titolo conseguito e nonostante la crisi e le difficoltà incontrate da nostro Paese: a un anno, e ancor di più a cinque anni dal titolo le performance professionali dei laureati triennali con diploma di perito industriale superano la media dei laureati con diploma tecnico, sia per tasso di occupazione che per stabilità e guadagni. Questo vuol dire che i periti industriali sono professionisti indispensabili per la crescita del sistema paese, sui quali occorre investire”.

Strumenti come quello di AlmaLaurea quale ruolo possono svolgere in questo ambito? Qual è la sua opinione al riguardo?
“AlmaLaurea è uno strumento e un partner fondamentale che può offrire consulenze tecniche e scientifiche a supporto delle azioni che stiamo portando avanti nel campo della formazione e del mercato del lavoro. I dati che emergono dalle varie ricerche e indagini condotte dal Consorzio, com’è stato dimostrato nel corso del Congresso straordinario “Andare Oltre”, permettono di conoscere le tendenze del mercato del lavoro, di elaborare proposte utili al futuro inserimento professionale dei periti industriali e soprattutto di far capire a molti giovani che questa è una professione che può garantire piena occupazione e grande soddisfazione personale".

 

Analisi realizzate da AlmaLaurea e pubblicate sulla rivista del CNPI "Opificium - Osservatorio dei Periti Industriali su Formazione, Industria, Cultura d'Impresa, Università, Management"

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