Lavoro

I laureati in lingue alla prova del lavoro

Il XVII Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati permette di tracciare il profilo professionale dei laureati del gruppo linguistico e di individuare alcune delle loro specificità.
26 Maggio 2015

Analizzando i dati relativi ai laureati in lingue di primo livello emerge che la maggioranza (laureati del 2013) sceglie di proseguire la formazione accademica: il 51% (è il 54% del livello nazionale). Il 40% decide di inserirsi direttamente sul mercato del lavoro (è il 41% per la media nazionale); il 13% coniuga lo studio e il lavoro, un valore identico alla media nazionale.

 

Laureati in lingue straniere alla prova del lavoro

Per comprendere come si inseriscono i laureati in lingue sul mercato del lavoro, è opportuno guardare alle performance dei laureati magistrali che, rispetto a quanto rilevato per il complesso dei laureati, registrano tassi di occupazione, stabilità e guadagni più contenuti. Una corretta lettura dei risultati deve tenere in considerazione l’ambito di inserimento professionale, tipicamente nel settore dell’istruzione e del commercio, ambedue caratterizzati da tempi più lunghi di valorizzazione professionale. Infatti, tra uno e cinque anni dal conseguimento del titolo, tutti gli indicatori presi in esame migliorano apprezzabilmente.

I linguisti possono contare su un maggior numero di esperienze internazionali riconosciute durante il corso di studi, soprattutto con programma Erasmus: coinvolgono il 30% dei laureati in lingue, contro il 15% a livello nazionale. Un elemento importante visto che, come testimoniano alcuni approfondimenti compiuti da AlmaLaurea, a parità di ogni altra condizione tale esperienza consente migliori opportunità lavorative, innalzando la probabilità di avere un’occupazione ad un anno dal titolo.

 

Ad un anno

Il tasso di occupazione a dodici mesi dal titolo (laureati del 2013) è pari al 67% dei laureati magistrali in lingue (considerando anche coloro che sono in formazione retribuita) contro il 70% rilevato sul complesso dei laureati; la disoccupazione interessa il 27% dei laureati (è il 22% a livello nazionale).

La stabilità riguarda il 22% dei laureati in lingue, mentre è il 34% a livello nazionale; in particolare, il 15,5% ha un contratto a tempo indeterminato. La precarietà è al di sopra della media nazionale (78%; è il 66% del dato complessivo); a pesare sono soprattutto i contratti a tempo determinato (36% contro il 25% della media nazionale). A un anno dalla laurea anche il guadagno si attesta al di sotto della media: 872 euro mensili netti contro i 1.065 euro rilevati sul complesso dei laureati. Nonostante i valori inferiori alla media, a un anno il titolo di studio viene ritenuto almeno abbastanza efficace dal 76% dei laureati in lingue (è il 78% per la media nazionale).

 

A cinque anni

Nel lungo periodo le performance occupazionali dei laureati del gruppo linguistico migliorano sensibilmente: a cinque anni dal titolo lavora il 75% dei laureati magistrali in lingue (laureati del 2009), seppure tale valore resti inferiore di 9 punti alla media nazionale (86%). La disoccupazione resta però superiore alla media: 17% contro 9%.

A un lustro dal titolo la stabilità interessa meno della metà dei linguisti: il 45%, un valore al di sotto alla media nazionale (70%). In particolare il 30% ha contratto a tempo indeterminato (è il 50% a livello nazionale). La precarietà a un lustro dal titolo coinvolge ancora il 55% dei laureati in lingue: in particolare il 31,4% ha contratto a tempo determinato. A influire è, almeno in parte, il ramo di attività economica: la maggior parte dei laureati in lingue è infatti inserita nel settore dei servizi (80%): in particolare, una quota considerevole, pari al 27% (è l’11% a livello nazionale) è occupato nel campo dell’istruzione e della ricerca, mentre il 16% è inserito nell’ambito del commercio (alberghi, servizi di ristorazione, ecc.), ambiti caratterizzati da una maggiore precarietà e da tempi più lunghi di riconoscimento delle competenze.

Il guadagno aumenta a un lustro dal titolo e raggiunge i 1.155 euro, pur mantenendosi al di sotto della media, pari a 1.356 euro netti mensili. Non stupisce pertanto che a cinque anni dalla laurea l’efficacia del titolo sul mercato del lavoro per i laureati in lingue si attesti su valori inferiori al livello nazionale: dichiarano che il titolo è almeno abbastanza efficace 68 laureati magistrali su cento; sono 85 su cento a livello complessivo.

 

 


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