Lavoro

I giuristi alla prova del lavoro

Focus AlmaLaurea sui laureati del gruppo giuridico: hanno tempi di inserimento e realizzazione professionale più lunghi rispetto ai laureati di altri gruppi disciplinari perché più impegnati in attività di formazione professionale post-laurea.
04 Giugno 2015

Il XVII Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati consente di tracciare il profilo professionale dei laureati del gruppo giuridico e di individuare alcune delle loro specificità. Dal Rapporto, in particolare, emerge che all’interno del gruppo giuridico il 33% dei laureati triennali (delle classi in Scienze giuridiche e Scienze dei servizi giuridici) sceglie di proseguire gli studi con una laurea magistrale biennale (è il 54% a livello nazionale). Il 51% decide invece di inserirsi direttamente sul mercato del lavoro, contro il 41% del complesso. Un altro 13% congiunga invece lo studio con il lavoro (un valore identico alla media). I dati qui esposti devono essere letti tenendo in considerazione la specificità dei contenuti formativi delle classi triennali del gruppo giuridico.

 

Laureati magistrali a ciclo unico in giurisprudenza alla prova del lavoro

Al fine di comprendere come si inseriscono i laureati in giurisprudenza sul mercato del lavoro, è utile indagare le performance occupazionali dei laureati magistrali a ciclo unico. Dall’indagine emerge che i laureati in giurisprudenza, soprattutto nel lungo periodo, scelgono in larga parte di intraprendere la strada della libera professione, in particolare si inseriscono nel ramo della consulenza, ma anche nei settori della pubblica amministrazione, delle assicurazioni e del credito.

Resta vero che i giuristi hanno tempi di inserimento e realizzazione professionale più lunghi rispetto ai laureati di altri gruppi disciplinari perché più impegnati in attività di formazione professionale post-laurea, in particolare praticantati presso studi legali. Già a cinque anni dal titolo si raggiungono tuttavia buoni tassi di occupazione e stabilità. 

 

A un anno dal titolo

Il tasso di occupazione a dodici mesi dal titolo, considerando anche coloro che sono in formazione retribuita, coinvolge il 41% dei laureati magistrali a ciclo unico del gruppo giuridico (laureati del 2013), mentre è il 49% per il complesso dei laureati a ciclo unico; il tasso di disoccupazione si attesta invece al 34% rispetto al 30% della media nazionale.

La stabilità contrattuale coinvolge a un anno il 33,5% dei giuristi a fronte del 38% registrato sul complesso degli indagati. In particolare, il 20% ha un contratto a tempo indeterminato (è il 12% nazionale), il 13% può contare su un contratto autonomo effettivo (è il 26% a livello nazionale). A fronte di una più ridotta quota di laureati in giurisprudenza impegnati in attività autonome, si registra una percentuale significativa di occupati senza alcuna tutela contrattuale (17%, contro il 10% rilevato per il complesso dei laureati a ciclo unico), segno che la strada che porta all’avvio di carriere libero professionali è costeggiata da periodi, più o meno lunghi, di attività non regolamentate.

Il guadagno mensile netto a un anno è pari a 862 euro a fronte dei 1.024 euro della media nazionale. Il titolo di studio conseguito è “almeno abbastanza efficace” per il 64,5% dei laureati del gruppo giuridico (è l’86% per la media nazionale).

 

E a cinque anni dalla laurea…

Nel lungo periodo tutti gli indicatori esaminati, tasso di occupazione, stabilità e guadagno, migliorano. Resta comunque vero che il raggiungimento della piena realizzazione professionale non è ancora del tutto avvenuto. A un lustro dal titolo, lavora il 74% dei laureati magistrali del gruppo giuridico (è l’87% per la media nazionale); la disoccupazione scende al 16% (è il 7% per il complesso).
La stabilità contrattuale cresce e coinvolge l’80% dei giuristi (è il 77% della media nazionale). In particolare, aumenta la quota di coloro che sono riusciti ad intraprendere la libera professione: le attività autonome effettive coinvolgono infatti il 60% dei giuristi (è il 50% per la media); mentre il 20% è assunto con un contratto a tempo indeterminato (è il 28% sul totale). Le attività non regolamentate si sono contratte significativamente, fino a raggiungere livelli che possono essere definiti quasi fisiologici (meno del 4% degli occupati dichiara di non contare su alcuna tutela contrattuale; è il 2% per il complesso dei laureati a ciclo unico).

Elevata è la percentuale di giuristi che opera nel comparto dei servizi (95% contro l’87%) e in particolare nel campo della consulenza legale (63% contro il 23%); l’8% lavora nel credito e nelle assicurazioni (contro il 3%) e il 7% è della assorbito dalla pubblica amministrazione (contro 4%) .

A cinque anni dal titolo le retribuzioni si attestano sui 1.139 euro netti mensili contro i 1.283 rilevati nella media nazionale. Aumenta invece in modo significativo l’efficacia percepita rispetto al proprio percorso di studi: il 93% dei giuristi dichiara infatti “almeno abbastanza efficace” il proprio titolo di studi (è il 96% a livello nazionale).

 

 

 


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