Lavoro

La crisi rende più difficile per gli ingegneri chimici trovare lavoro

Attraverso il XVII Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati italiani AlmaLaurea traccia il profilo occupazionale dei laureati in ingegneria chimica.
11 Giugno 2015

Attraverso il XVII Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani è possibile tracciare il profilo occupazionale dei laureati in ingegneria chimica, un corso di studio che mette in evidenza alcune peculiarità significative rispetto ai colleghi degli altri corsi di laurea in ingegneria. L’approfondimento ha riguardato circa 300 laureati magistrali in ingegneria chimica del 2013, intervistati ad un anno dal titolo, e circa 200 colleghi del 2009, intervistati invece a cinque anni dalla laurea.

In particolare, dall’indagine emerge come, rispetto al complesso degli ingegneri, tra i laureati in ingegneria chimica siano maggiormente presenti le donne e i cittadini stranieri: rispettivamente il 43% a fronte del 25%, il 9% contro il 5%. Gli ingegneri chimici hanno inoltre performance di studio più brillanti dei loro colleghi: si laureano mediamente con voti più alti (107,4 contro 106,2) e in minor tempo (entro i termini previsti dall’ordinamento, il 51% contro il 40,5%) e possono contare su un maggior numero di esperienze di studio all’estero e di tirocini (rispettivamente il 29% contro il 21% e il 54% contro il 50%). Inoltre sono maggiormente interessati a proseguire la propria formazione dopo la laurea magistrale: il 31% contro il 24% dei loro colleghi ingegneri.

 

Laureati magistrali in ingegneria chimica alla prova del lavoro

Al fine di comprendere come si inseriscano gli ingegneri chimici sul mercato del lavoro, è utile analizzare le performance dei laureati magistrali confrontandoli con il complesso dei laureati magistrali in ingegneria e con la media nazionale. Si è preferito non rendere conto dei laureati triennali in ingegneria chimica vista l’elevata prosecuzione della formazione attraverso l’iscrizione alla laurea magistrale, tendenza peraltro comune a tutto il gruppo disciplinare degli ingegneri (ad un anno dalla triennale è iscritto alla magistrale l’82% il contro il 55% del complesso dei triennali).

 

I laureati magistrali in ingegneria chimica a un anno dal titolo

Le chance professionali degli ingegneri chimici a dodici mesi dal titolo sono superiori alla media nazionale (60% contro 56%), seppure inferiori a quanto registrato per il complesso dei laureati in ingegneria (per il quali la quota di occupati raggiunge il 67%).

La crisi economica ha restituito un fardello impegnativo ai laureati magistrali in ingegneria chimica: nel periodo 2008-2014, infatti, la quota di occupati a un anno dal titolo è scesa di 27 punti percentuali, passando dall’87% al 60%. Su questo risultato incide significativamente la crisi vissuta in questi stessi anni dal settore chimico e petrolchimico che assorbe una quota consistente di laureati in ingegneria chimica. La contrazione evidenziata è tra l’altro superiore a quella registrata per i laureati in ingegneria e per il complesso dei magistrali, per i quali il tasso di occupazione è sceso per i primi di 11 punti percentuali (dal 78% del 2008 al 67% del 2014) e per i secondi di 7 punti percentuali (dal 63% al 56%).

La stabilità lavorativa a un anno coinvolge il 18% dei laureati magistrali in ingegneria chimica, quasi tutti assunti con un contratto a tempo indeterminato, a fronte del 29,5% dei loro colleghi (è il 34% per il complesso dei laureati magistrali). Il guadagno mensile netto, già ad un anno dalla laurea, è pari a 1.407 euro netti mensili, un valore al di sopra dei 1.309 euro percepiti dal resto degli ingegneri (per la media nazionale è pari a 1.065 euro). Non solo, i laureati in ingegneria chimica ritengono il titolo di studio più efficace dei loro colleghi: il 91% considera la laurea “almeno abbastanza efficace” contro il 92% del complesso degli ingegneri (è il 78% per tutti i magistrali).

 

A cinque anni la situazione migliora nettamente

A un lustro dalla laurea magistrale (laureati 2009) lavora il 90% degli ingegneri chimici, in libea con quanto riportato dagli altri ingegneri (è invece l’81% a livello nazionale); il 9% è in cerca di occupazione, un valore superiore al 5% dei colleghi ingegneri (ma comunque inferiore rispetto al 12% a livello nazionale). Anche la stabilità a cinque anni aumenta considerevolmente: l’84% degli ingegneri chimici può contare infatti su un contratto stabile, contro l’81% di tutti gli ingegneri (è il 70% per la media nazionale). In particolare, tra i primi il 79% ha un tempo indeterminato contro il 70% dei colleghi ingegneri e il 50% del complesso dei magistrali. Il guadagno mensile netto, pari a 1.641 euro netti mensili, è lievemente inferiore a quello registrato sul complesso degli ingegneri (1.693 euro), ma comunque più alto rispetto ai 1.356 euro rilevati per l’insieme dei magistrali. A cinque anni dalla laurea magistrale, si conferma per gli ingegneri chimici l’elevata soddisfazione per il titolo conseguito: il 96% dichiara il proprio titolo “almeno abbastanza efficace” contro il 94% di tutti gli ingegneri (è l’85% per i laureati magistrali). Particolarmente interessante concentrarsi anche sul ramo dell’attività economica in cui vengono impiegati gli ingegneri chimici: a cinque anni dal titolo, il 76% lavora nell’industria: in particolare il 45% è impiegato nella chimico chimica ed energia, mentre il 22% lavora nel comparto metalmeccanico e della meccanica di precisione.

 

Pubblicato su "Il Sole 24 Ore - Scuola 24" il 27 aprile 2015

 


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