Lavoro

Da Monza a Oxford per amore del cinema e del teatro

Dopo la laurea a Milano e un dottorato a Zurigo, Mattia Lento sta per intraprendere un nuovo progetto di ricerca che lo porterà per dodici mesi nella prestigiosa università inglese.
14 Luglio 2015

Ama il cinema e il teatro e a settembre si trasferirà a Oxford per lavorare a un suo nuovo progetto di ricerca su come il cinema straniero ha rappresentato l’emigrazione italiana. Mattia Lento, classe 1984, nella sua vita ha già realizzato metà degli obiettivi che si era prefissato. Una laurea triennale con lode in Scienze dei beni culturali alla Statale di Milano, la specialistica (sempre con lode) in Scienze dello spettacolo e comunicazione, un dottorato di ricerca all’Università di Zurigo e una serie di pubblicazioni sul cinema muto italiano ed europeo. Il trentunenne di Monza, che da giovane sognava di studiare filosofia, si ritrova adesso con un biglietto in tasca per l’Inghilterra e una borsa di studio interamente pagata dal Fondo nazionale svizzero. Un risultato che affonda le sue radici nei suoi anni di studente liceale.

Com’è nata la tua passione per il cinema e per il teatro?  
“Per puro caso. Durante l’ultimo anno del liceo ho iniziato a seguire un laboratorio teatrale, ma non avevo certo intenzione di proseguire i miei studi in quella direzione. Mi ero iscritto più per curiosità. In quel periodo studiavo molto filosofia tanto che avevo intenzione, una volta finite le superiori, di scegliere quella materia come corso di laurea all’università. Ma saranno state le analisi dei testi teatrali che facevamo durante le ore di laboratorio o il fascino della recitazione, fatto sta che ho iniziato a maturare l’idea di studiare all’università la storia del cinema e del teatro. Così a settembre mi sono iscritto a Scienze dei beni culturali all’Università Statale di Milano e ho scelto l’indirizzo in Storia e conservazione dei beni teatrali, cinematografici e televisivi”.

Nei tuoi tre anni ti sei concentrato molto sul teatro. Chi erano i tuoi modelli? 
“Lo studio del teatro è stato una costante della mia triennale. Ho analizzato diversi generi, ma quello che ho voluto approfondire di più è stato soprattutto il teatro sperimentale e di ricerca. Il regista a cui mi sono ispirato per tanto tempo è stato Eugenio Barba, che ha fondato la compagnia Odin teatret nel 1964 a Oslo. Un vero innovatore”. 

Quindi tanta teoria?
“Sì, in quegli anni ho voluto costruirmi una solida base culturale. Leggevo tanto e passavo molto tempo nei teatri dove si sperimentava. Ho seguito tutta la stagione del Piccolo teatro di Milano e quella dell’Elfo Puccini. Poi sono partito in Erasmus e per sei mesi ho vissuto a Glasgow in Scozia. Durante quel periodo ho studiato il teatro inglese e da quell’esperienza ho tratto l’idea per la mia tesi. Lo spunto mi è venuto una sera: un mio professore aveva messo in scena l’opera di Dario Fo ‘Morte accidentale di un anarchico’ e l’aveva tradotta in inglese. Così ho pensato di partire dall’analisi del testo di Fo per poi concentrarmi sulle strategie di messa in scena in Gran Bretagna”. 

A un certo punto hai scelto di cambiare e specializzarti sul cinema. Perché?
“Dopo aver scandagliato il teatro ho deciso di passare al cinema e mi sono appassionato alle pellicole mute. Il motivo lo devo alle Giornate del cinema muto di Pordenone, che si tengono ogni anno a ottobre. Durante il festival ho visto molti film e ho iniziato a lavorare sul cinema degli anni '10. È da qui che ho preso spunto per il mio lavoro finale all’università, dedicato a Lyda Borelli, attrice del cinema muto italiano, e al rapporto tra il teatro e il cinema del silenzio. Finita l’università ho iniziato a lavorare come critico cinematografico scrivendo recensioni per alcuni siti di settore. Per un anno ho fatto anche l’insegnante di storia del teatro e del cinema in un liceo privato di Monza. Mi mancava però il mondo accademico e così a 25 anni ho deciso di fare un dottorato di ricerca e di andare a Zurigo per specializzarmi”. 

Dopo il dottorato hai scelto di rimanere il Svizzera. Che cosa ti ha convinto?
“Qui ho incontrato la mia compagna e qui ho visto crescere le mie opportunità lavorative. All’inizio non è stato facile. Dopo il dottorato ero senza lavoro e mi arrangiavo come potevo. Ma è durato davvero poco perché ho cominciato a propormi come critico per giornali e tv e dopo un po’ ho iniziato un tirocinio a Rete due, la radio svizzera in lingua italiana. Nel frattempo ho continuato a lavorare a un mio progetto e l’ho presentato al Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica. Ho saputo da poco che hanno accettato di finanziare la mia ricerca sui rapporti tra cinema e migrazione italiana. E per farlo resterò dodici mesi all’Università di Oxford e altri sei in quella di Westminster a Londra”.