Lavoro

Giovani innovatori

Da Biotecnologie industriali all’ateneo della Bicocca alla vincita della V edizione del Premio Lifebility Award, la storia di Giovanni Frullani.
20 Luglio 2015

Classe 1988, nato a Pietrasanta in Provincia di Lucca, Giovanni Frullani dopo la maturità scientifica, ha compiuto studi biotecnologici all’Università Bicocca di Milano, scegliendo il corso di biotecnologie industriali. “Nel 2012 ho svolto un’esperienza di ricerca e tirocinio alla birreria Heineken di Leida, in Olanda. Ed è stata una scelta importante perché oggi un’esperienza all’estero è considerata molto valida dai datori di lavoro” afferma Giovanni, tra i vincitori della V edizione del Premio nazionale Lifebility Award, una sessione quest’anno organizzata nell’ambito dell’Expo di Milano e patrocinata dal Lions Club International. Lui si è aggiudicato il podio per la categoria Energia e Ambiente con un progetto sulla valorizzazione del caffè esausto e la sua trasformazione in manufatti biodegradabili di uso quotidiano.

Com’è nata la tua passione per le biotecnologie in ambito industriale?
“Ho deciso di iscrivermi ad un corso di laurea specialistica in Biotecnologie Industriali all’’Università Bicocca perché ero interessato ai risvolti pratici ed applicativi della biologia e delle scienze naturali. Già durante l’ultimo anno della triennale in biotecnologie avevo deciso di indirizzarmi all’ambito biotecnologico industriale attraverso la scelta di un piano di studi attinente alle ricadute pratiche della ricerca scientifica. Ritengo che la laurea triennale mi abbia fornito una preparazione generale, ma è davvero con la specialistica che ho potuto percepire che si stava cominciando a “fare sul serio””.

Come ti sei trovato alla Bicocca?
“Quando mi sono immatricolato all’Università Bicocca, la struttura in cui ho studiato aveva solo 9 anni: tutti i laboratori erano nuovi e questo ha contribuito a determinare un ottimo impatto con il mondo universitario. Confrontandomi con altri miei colleghi che si sono laureati in altri atenei italiani, devo ammettere di aver sentito diverse storie amare riguardanti la disorganizzazione dei corsi di laurea, il sovraffollamento delle classi e dei laboratori, nonché la mancanza di disponibilità da parte del personale docente. Da questo punto di vista, invece, Bicocca è stata davvero un’isola felice. Tutto il sapere scientifico nel campus universitario è, per così dire, “in collegamento” anche dal punto di vista architettonico: i diversi dipartimenti sono affacciati su un’unica piazza centrale e connessi l’uno con l’altro sistematicamente. È tale vicinanza logistica a dare proprio l’idea di una messa in rete del sapere”. 

Durante gli studi hai svolto esperienze all’estero?
“Ai fini dello svolgimento della tesi di laurea magistrale, ho vinto un bando universitario di mobilità internazionale in Olanda e nel 2012-2013 sono stato impiegato per un tirocinio di 11 mesi nei quartieri generali della Birreria Heineken a Leida. A questo proposito è stato imprescindibile il supporto didattico e di ricerca del professore Danilo Porro, ordinario di chimica e biotecnologie delle fermentazioni all’ateneo milanese. La mia ricerca si è concentrata principalmente sul ruolo attivo dei lieviti nell’avvio del processo di fermentazione al momento della inoculazione del mosto. Nell’azienda Heineken i ragazzi che come me stavano compiendo un tirocinio pratico sono stati immediatamente responsabilizzati e, dopo un periodo di acclimatamento iniziale di qualche giorno, abbiamo potuto utilizzare in prima persona i diversi strumenti da laboratorio che erano utili ai fini della nostra ricerca tra cui un citofluorimetro, strumento molto prezioso per analizzare in pochi minuti decine di migliaia di cellule ottenendo dati statisticamente molto significativi. Proprio grazie ai risultati di questa ricerca sono poi riuscito a laurearmi poco più di un anno fa”.

Quali esperienze dopo la laurea?
“Nell’ultimo anno, mi sono dedicato a lavorare nel campo della gestione della vinificazione; in seguito ho svolto un periodo professionale in un’azienda che si occupa di produzione di cosmetici naturali ed oli essenziali. Nella mia esperienza nei colloqui di lavoro, in particolare, mi sono accorto di quale rilevanza giochi un’esperienza internazionale che fornisce al datore di lavoro un’immagine di competenza, disponibilità ed elasticità mentale”. 

Raccontaci della tua partecipazione al Premio nazionale Lifebility di Milano… 
“Quest’anno ho vinto la Quinta edizione del Premio Lifebility nella categoria Energia e Ambiente. Questo concorso è patrocinato dal Lions Club International. Il mio  progetto di  ricerca, dal titolo “Fatti di caffè. Caffè esausto da rifiuto organico a materiale”, si propone di scoprire percorsi di valorizzazione della polvere di caffè esausta trasformandola da prodotto di scarto dei bar a risorsa attraverso la produzione di oggetti solidi quali vasi per piante e piccoli manufatti. Il caffè, in particolare, contiene lipidi e cere che a determinate temperature e dopo una particolare pressione riescono a fornire una struttura solida al composto che possiede inoltre proprietà fertilizzanti, oltre ad essere compostabile e biodegradabile. Quanti di noi hanno una passione per il giardinaggio ma poco tempo libero per dedicarvisi? Ecco, il mio progetto si propone di risolvere questo problema ed i contenitori per le piante possono essere piantati direttamente nel terreno contribuendo a fermentarlo e sostenendo la pianta nel suo processo di crescita. Il conferimento di questo premio mi ha consentito nell’ultimo anno la possibilità di frequentare un corso di Business Planning presso la Camera di Commercio di Milano organizzato dall’associazione Prospera, una realtà che si occupa di promozione e valorizzazione delle idee industriali innovative. In questo momento mi sto dedicando alle modalità di implementazione pratica del mio progetto e a verificare la sua brevettabilità con l’ausilio di una consulenza scientifica che mi viene fornita dal Polo Tecnologico di Pavia, un incubatore di idee presso cui ho già avuto modo di presentare il mio progetto”. 

Qual è il tuo giudizio sulle attività di AlmaLaurea?
“Ritengo davvero cruciale il ruolo svolto da AlmaLaurea al fine di mettere in connessione le qualifiche formative con le competenze richieste dal mercato del lavoro, una sorta di “ponte” che può fornire contatti e occasioni, tanto più fondamentali in tempi di crisi. Devo ammettere che gli atenei mi sembrano talora lacunosi sul versante della valorizzazione professionale dei propri talenti. Personalmente ho sempre risposto con interesse ai questionari periodici che vengono somministrati da AlmaLaurea ai laureati italiani: fa sempre molto piacere essere seguiti nel percorso successivo all’ottenimento del titolo di studio”.