Lavoro

I medici alla prova del lavoro

La laurea in medicina è ancora una garanzia: lavoro (quasi) sicuro e guadagni più alti.
23 Luglio 2015

Il XVII Rapporto 2015 AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani consente di tracciare il profilo occupazionale dei laureati magistrali a ciclo unico in medicina e chirurgia e di individuare alcune delle loro specificità. Se ancora a un lustro dall’ottenimento del titolo di studio la maggior parte dei medici risulta impegnata in attività di formazione specialistica necessarie per l’avvio della professione, la loro performance lavorativa è ottima già a dodici mesi, sia per guadagni superiori alla media che per l’efficacia del titolo. 

 

A un anno dal titolo

Il tasso di occupazione dei laureati in medicina e chirurgia a dodici mesi dal conseguimento del titolo (laureati del 2013), considerando anche coloro che sono in formazione retribuita, raggiunge il 46,5% a fronte del 49% rilevato sul complesso dei laureati magistrali a ciclo unico; il tasso di disoccupazione si attesta a tre punti sotto la media nazionale: 27% contro 30%. La peculiarità del percorso di studio in esame è legato all’elevata prosecuzione della formazione post-laurea, nella maggior parte dei casi attraverso l’iscrizione a scuole di specializzazione, necessarie alla formazione di medici specialisti. Il percorso di inserimento professionale dei laureati in medicina e chirurgia, pertanto, è molto lungo, e necessiterebbe di tempi di osservazione che vanno ben oltre i cinque anni delle indagini AlmaLaurea.

Ad ogni modo, la stabilità contrattuale, già a un anno dal titolo, si attesta al 48,5% contro il 38% della media nazionale; in particolare il 46% dei medici svolge un’attività autonoma (la media è al 26%), mentre il 2,5% dichiara di avere un contratto a tempo indeterminato (la media nazionale è al 12%). In corrispondenza, la precarietà caratterizza il 51% dei medici (mentre è al 62% per i laureati magistrali a ciclo unico), in particolare il 25% ha un contratto a tempo determinato. L’86% dei medici comincia a lavorare solo dopo la laurea in quanto in precedenza la stragrande maggioranza si dedicava ai soli studi universitari; è noto che l’impegno formativo, in questo ambito disciplinare, raramente consente la coniugazione tra studio e lavoro. Già ad un anno il guadagno per i medici arriva a 1.258 euro netti al mese, contro i 1.024 degli altri laureati a ciclo unico. Non stupisce pertanto che già a dodici mesi l’efficacia del titolo di studio rispetto al lavoro svolto coinvolga la quasi totalità dei medici: il 96% dichiara la laurea “molto efficace” contro il 75% del complesso dei laureati magistrali a ciclo unico.

 

A cinque anni dal titolo

Il tasso di occupazione ad un lustro dal titolo è pari al 95% a fronte dell’87% rilevato a livello nazionale. Il tasso di disoccupazione si attesta intorno ad un fisiologico 1% rispetto al 7% rilevato sul complesso dei laureati magistrali a ciclo unico. Dal punto di vista della stabilità lavorativa cresce la quota dei medici impegnati in attività autonome effettive (59%) a fronte del 50% della media nazionale; rimane assolutamente marginale la proporzione di quanti risultano assunti con contratti alle dipendenze a tempo indeterminato (4 versus 28% del complesso dei laureati). La precarietà scende ora al 37% a fronte del 22% rilevato a livello nazionale. Il guadagno mensile netto cresce raggiungendo i 1.678 euro netti mensili (è di 1.283 nella media). Anche l’efficacia del titolo nel lungo periodo aumenta ulteriormente: addirittura il 99% dei laureati in medicina e chirurgia dichiara ora il proprio titolo molto efficace, a fronte dell’88% della media. Naturalmente, dal punto di vista del ramo economico di inserimento professionale, praticamente la totalità dei medici lavora nel campo della sanità.

 

 

Pubblicato su "Il Sole 24 Ore - Scuola 24" il 13 luglio 2015

 


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