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Dentro la professione medica

Luigi Bolondi, Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna, commenta i dati dell’Indagine AlmaLaurea sugli specializzati di Medicina e chirurgia.
28 Luglio 2015

“I dati di Bologna sono un buon campione e fanno capire il valore di quest’indagine, ma perché sia ancora più efficace e non solo per i giovani aspiranti medici, ma per tutto il sistema formativo e sanitario nel suo complesso, dovrebbe essere estesa a livello nazionale”. A parlare è il professore Luigi Bolondi, del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’AlmaMater e Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna, commentando i risultati dell’Indagine AlmaLaurea “Futuri possibili: scenari occupazionali per la professione medica a livello regionale nazionale ed europeo”. L'indagine è stata presentata lo scorso 16 giugno nell’Aula Magna Nuove Patologie del Policlinico S.Orsola, in occasione della Conferenza “La scelta della Scuola di specializzazione. Tra passione, mercato e politica sanitaria” promossa da Scuola di Medicina e Chirurgia.

Professore, perché si è sentita l’esigenza di realizzare questa indagine sugli specializzati di Medicina e chirurgia dell’Università di Bologna, analizzandone gli esiti occupazionali negli ultimi 10 anni?
“L’esigenza è partita da un bisogno di orientamento espresso dagli stessi studenti del corso di laurea in medicina. Il motivo è semplice: spesso si trovano a scegliere a quale specialità iscriversi in base alle sole impressioni raccolte sul corso di laurea attraverso il confronto con i loro colleghi o docenti. Quindi una scelta emotiva fatta sulla base delle esperienze vissute durante i primi anni di studio. Ma una scelta informata non dovrebbe essere solo emotiva: sebbene si debba sempre seguire la strada che ci è più incline, è giusto e importante permettere a tutti gli studenti di avere sempre a portata di mano le informazioni scientifiche e oggettive relative alle diverse specializzazioni di studi e al loro riscontro sul mercato del lavoro nel medio e lungo periodo. A questo fine abbiamo chiesto a AlmaLaurea di realizzare questa indagine sugli esiti occupazionali dei laureati in medicina a dieci anni dal titolo, proprio per aiutare i giovani a una scelta consapevole”.

Come le informazioni raccolte attraverso questa prima sperimentazione possono essere utili per orientare i giovani che si iscrivono alle specialità?
“Sono tutte utilissime, in particolare, quelle relative alle possibilità di lavoro offerte da ogni specialità, ma anche i guadagni che in media si ricevono se si esercita questa o quella professione, i tipi di contratto e gli ambiti occupazionali più diffusi”.

Quali sono gli elementi dell’indagine che l’hanno interessata di più in riferimento alle singole specialità e sottospecialità presenti?
“I risultati raccolti sono tutti molto interessanti e in parte ce li aspettavamo, soprattutto per quanto concerne il tasso di occupazione e i livelli di guadagno, che in via generale sono ottimi. Ma non eravamo mai entrati così nel dettaglio da poter analizzare specialità e superspecialità: questa indagine ci dice molto, mostra che pur essendo i tassi di occupazione elevati per tutti medici, ci sono delle differenze significative tra specialità e specialità, a livello ad esempio di contratto o guadagni, ma anche di esigenze del tessuto sanitario locale. Inoltre è emerso il dato relativo alla “superspecializzazione” (subspeciality degli autori anglosassoni) praticata in una percentuale variabile nell’ambito delle diverse specializzazioni. Questa indagine è tuttavia relativa solo all’area di Bologna, ma credo che dovrebbe essere estesa a tutto il sistema nazionale”.

Secondo lei è una sperimentazione che si potrebbe estendere a livello nazionale, perché?
“I dati di Bologna sono un buon campione e fanno capire il valore di questa indagine, ma perché sia ancora più efficace e non solo per i giovani aspiranti medici, ma per tutto il sistema formativo e sanitario nel suo complesso, dovrebbe essere estesa a livello nazionale. Basti pensare che i posti messi a bando per le diverse scuole di specialità presenti su tutto il territorio nazionale vengono distribuiti sulla base di fattori per così dire “storici”, e non tarati sulle reali esigenze del sistema sanitario nazionale. Tutte le informazioni raccolte attraverso AlmaLaurea sono quindi fondamentali per amministratori, politici, dirigenti sanitari e docenti che devono scegliere come assegnare i posti. Ecco perché serve un’indagine nazionale che permetta di comprendere le reali esigenze, anche dei singoli territori. Una volta compreso questo sarà possibile riorientare anche l’offerta formativa e contribuire davvero alla crescita professionale dei giovani e al benessere del sistema Paese”.

 

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