Università

Il Profilo dei laureati italiani

A che età si laureano, quanto ci mettono e dove si spostano, ma anche tirocini e esperienze internazionali, studi post laurea e aspirazioni professionali. I dati del XVII Rapporto AlmaLaurea sul Profilo dei laureati.
06 Agosto 2015

Laureati che portano ancora per la prima volta il titolo in famiglia, ma che nella conquista della corona d'alloro sono sempre più veloci. E in aula, tra un esame e l’altro, mentre sperimentano sempre più stage ed esperienze internazionali, sognano un lavoro stabile e crescita professionale. È questo l’identikit dei laureati italiani secondo il XVII Rapporto AlmaLaurea sul Profilo dei laureati che restituisce una minuziosa fotografia delle principali caratteristiche dei 230mila laureati del 2014 di 64 atenei, delle 72 ad oggi aderenti al Consorzio: dalla riuscita universitaria alla mobilità territoriale e sociale, dalle condizioni di studio alla soddisfazione per il percorso appena concluso fino alle esperienze di stage, lavoro e studio all’estero, ma anche prospettive formative e professionali post laurea.

L’Indagine sul Profilo dei laureati, tra gli altri aspetti, analizza il fenomeno della mobilità territoriale: emerge così che nel 2014 proviene da fuori regione il 22% dei laureati: nello specifico, il 20% tra i triennali, 22% tra i laureati a ciclo unico e 28% tra i magistrali. "La mobilità territoriale - per motivi sia di studio sia di lavoro - è un fenomeno piuttosto complesso” spiega il professore Giancarlo Gasperoni, che ha curato il XVII Rapporto AlmaLaurea sul Profilo dei laureati.Per certi versi, la mobilità è un fenomeno positivo, mediante il quale studenti e atenei valorizzano a pieno le proprie potenzialità, realizzano l'incontro fra domanda e offerta didattica e coltivano l'internazionalizzazione; di converso, però, la mobilità territoriale riflette anche il profondo divario sociale ed economico che caratterizza le regioni italiane e l'incapacità del Paese di trattenere i suoi giovani più dotati. Le analisi AlmaLaurea dimostrano che ogni anno le regioni meridionali e insulari perdono circa la metà dei loro giovani migliori a favore del Settentrione. La mobilità territoriale si combina con la mobilità sociale: la prima connota tipicamente giovani con origini sociali culturalmente ed economicamente più avvantaggiate ed esperienze scolastiche più brillanti. Ne rimane vittima soprattutto il Sud, impoverito nel suo capitale umano e ingessato nella sua struttura sociale. Non solo: l'emorragia è cresciuta nel corso dell'ultimo decennio. Si rileva, inoltre, una certa mobilità per motivi di lavoro diretto all'estero, alimentato soprattutto da laureati del Nord e in generale più brillanti e meglio formati; la “fuga dei cervelli” è oltretutto asimmetrica, non compensata da una capacità di attirare dall'estero capitale umano altrettanto qualificato. Nel complesso si registra dunque un deficit di equità e di efficienza che esige un maggior impegno sul piano dell'allocazione delle risorse".

 

Consulta i dati del Profilo dei laureati (XVII Indagine 2015)

 

 

 


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