Lavoro

La condizione occupazionale dei laureati italiani

Laurearsi conviene ancora, anche se il lungo periodo di recessione ha penalizzato soprattutto i giovani. I dati del XVII Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati.
06 Agosto 2015

Occupazione, guadagni, stabilità ma anche efficacia del titolo, mobilità sociale e territoriale, stage e studi all’estero, fino alle differenze di genere e tra i diversi indirizzi di studi. A dirci come sono andate le performance occupazionali dei laureati nel breve e nel più lungo periodo è il XVII Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale, che ha indagato 490 mila laureati di 65 università italiane delle 72 ad oggi aderenti al Consorzio. Nello specifico, 240 mila laureati di primo livello, oltre 180 mila laureati magistrali e oltre 57 mila magistrali a ciclo unico degli anni 2013, 2011 e 2009, intervistati rispettivamente a uno, tre e cinque anni.

Il Rapporto, pur testimoniando quei timidi segnali di inversione di tendenza che fanno sperare in un 2015 più roseo, non cancella le difficoltà vissute soprattutto dai giovani negli ultimi anni. Un dato fra tutti: nel 2014 il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 29enni ha raggiunto il 32% a fronte di una media generale del 13%. Ma ci sono disoccupati e disoccupati, giovani e giovani! Le cose cambiano infatti tenendo conto del titolo di studio.

La documentazione relativa alla disoccupazione per età e titolo di studio conferma che, sebbene nella fase di ingresso al mercato del lavoro tutti i giovani italiani, laureati inclusi, incontrino difficoltà maggiori che in altri paesi, la laurea continua a rappresentare un forte investimento contro la disoccupazione. Se prescindiamo dai lavoratori con la scuola dell’obbligo (i più colpiti dalla crisi), il tasso di disoccupazione a cavallo della recessione, ovvero tra il 2007 e il 2014, è cresciuto di 8 punti per i neolaureati (ovvero di età compresa tra i 25-34 anni), e di ben 17 punti per i neodiplomati (di età compresa tra 18 e i 29 anni). Ne deriva che, nel medesimo periodo, il differenziale tra il tasso di disoccupazione dei neolaureati e dei neodiplomati è passato da 3,6 a 12,3 punti percentuali. Insomma, laurearsi conviene e i vantaggi occupazionali rispetto ai soli diplomati si registrano sia nell’arco della vita lavorativa sia, e ancor più, nelle fasi congiunturali negative come quella che stiamo vivendo. Lo testimoniano i dati del XVII Rapporto.

“Il XVII Rapporto AlmaLaurea registra timidi segnali di inversione di tendenza nel mercato del lavoro che fanno sperare in un 2015 più roseo. Tuttavia, come testimoniano i dati relativi ai laureati indagati a cinque anni dal titolo, il lungo periodo di recessione ci consegna un pesante fardello e conferma le persistenti difficoltà occupazionali di coloro che si sono laureati a cavallo della crisi. Si tratta di una gravosa eredità, che condizionerà le opportunità occupazionali, retributive, di carriera, di questi laureati anche nella fase di ripresa dell’economia e in un orizzonte di medio-lungo termine”. Quindi dichiara il prof. Francesco Ferrante, che ha curato il XVII Rapporto AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati: Il messaggio anche in quest’ambito è: prevenire è sempre meglio che curare. La prevenzione richiede politiche macroeconomiche più attive, coordinate su scala europea, un maggiore impegno sul fronte delle politiche industriali e l’adozione di misure volte a valorizzare la conoscenza e a favorire l’incontro tra domanda e offerta di capitale umano”.

 

Consulta i dati sulla Condizione occupazionale dei laureati (XVII Indagine 2015)

 

 


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