Lavoro

La storia della filosofia si fa a Mosca

Dopo la laurea alla Statale a Milano e un dottorato di ricerca in cotutela in Italia e Germania, oggi Nadia Moro ha un contratto da ricercatrice alla Higher School of Economics di Mosca.
31 Agosto 2015

Le piace la letteratura russa e sciare d’inverno sulla Moscòva gelata. Adora Kant e la filosofia tedesca dell’Ottocento, che ha approfondito durante gli anni alla Statale di Milano con lo studio di autori come Herbart, Drobisch, Lotze, Helmholtz, N. Hartmann e Stumpf. Parla correttamente quattro lingue (inglese, tedesco, francese e russo) e ha un contratto da ricercatrice alla Higher School of Economics di Mosca. A 33 anni la bergamasca Nadia Moro ha già un curriculum invidiabile. Laureata a pieni voti in Filosofia, ha conseguito un dottorato di ricerca alla Statale in co-tutela con l’Università di Oldenburg in Germania con una tesi sulla psicologia filosofica e la filosofia della musica in Herbart e Stumpf. Dopo un assegno di ricerca quadriennale a Milano e qualche tentativo di trovare lavoro in Italia, ha deciso di espatriare e l’occasione le è arrivata dalla terra di Čechov e Tolstoj grazie a un bando pubblicato dalla giovane università moscovita. Così ha fatto i bagagli ed è partita. Ma la speranza è quella di tornare in Europa per poter trasmettere agli studenti tutto il suo amore per la filosofia.

Nadia, com’è nata la tua passione per la filosofia?
“È iniziata al liceo con lo studio dei filosofi greci. Distinguere apparenza e verità, esercitare il dubbio e trovare il vero a partire dall’apparenza era una faccenda che mi affascinava. Debbo tutto il resto alla mia insegnante, che mi ha fatto apprezzare rigore e logica argomentativa e mi ha trasmesso la meraviglia del confrontarsi con le domande sul mondo e sulla conoscenza da prospettive sempre nuove”.

Quindi è stato naturale iscriverti a Filosofia?
“Sì, premettendo che intendevo studiare per passione, ma ero pronta poi ad adattarmi ai lavori più vari, purché onesti. In famiglia non erano troppo favorevoli, la mia non appariva certo una scelta lungimirante. Pensavano che studiare lingue straniere mi avrebbe almeno agevolato nella ricerca del lavoro. Ho proposto un compromesso: avrei studiato filosofia, frequentando però anche corsi di lingua straniera: è così che ho cominciato a cimentarmi con il russo e la sua grammatica. Sono stati anni appassionanti, completamente dedicati allo studio della filosofia e della storia del pensiero. Ho fatto tesoro della possibilità di partecipare ad uno scambio Erasmus per un anno a Oldenburg, in Germania, dove ho approfondito alcuni autori tedeschi dell’Ottocento, scoperti in verità a Milano, che sovente vengono trascurati. Le loro proposte teoriche mi sono parse proficue, benché non sempre percorribili sino in fondo, e così è nato il mio progetto di tesi: ‘Estetica trascendentale in musica. La psicologia del suono di J.F. Herbart e C. Stumpf”.

E come sei arrivata in Russia?
“Avevo da poco concluso l’assegno di ricerca a Milano, dove ho studiato le teorie della percezione e la storia della psicologia nell’Ottocento, e avevo lavorato per qualche mese come insegnante nei licei di Bergamo – esperienza che per me è stata importantissima, ma anch’essa senza grandi prospettive ulteriori. Quando ho letto il bando della Higher School of Economics di Mosca, università poco più che ventenne che da diversi anni fa del reclutamento di ricercatori internazionali una priorità, ho inviato subito la domanda. Ho poi scoperto che i concorrenti erano parecchi, ma sono stata così fortunata da essere invitata per un colloquio, chissà, forse proprio per i miei interessi di storica della filosofia, forse proprio per gli studi su Herbart. Oggi lavoro come ricercatrice e sto ampliando parecchio i miei orizzonti di ricerca, oltre naturalmente a conoscere direttamente cultura e abitudini moscovite”.

Come l’hanno presa in famiglia?
“Qualche perplessità non è mancata. La Federazione russa è alquanto distante, non solo geograficamente. Ma si trattava per me di un’opportunità da non sprecare, se intendevo continuare a dedicarmi alla ricerca. In Italia e Unione Europea le opportunità non abbondano; inoltre le offerte che mi erano giunte riguardavano progetti circoscritti con contratti a termine”.

Ti riferisci al mondo accademico?
“Anche. La storia della filosofia non è all’ordine del giorno e, soprattutto fuori d’Italia, è relegata davvero ai margini della ricerca. In Italia la situazione è ardua, lo sanno tutti. Continuo a collaborare con docenti italiani che stimo e ammiro, ma le prospettive son quelle che sono. Partire è stato per me un passo obbligato, ma sin da quando frequentavo il liceo linguistico statale a Bergamo sono convinta che esperienze di vita e lavoro all’estero siano estremamente arricchenti per la crescita personale prima ancora che professionale. L’ho potuto constatare in tutte le occasioni di studio e lavoro all’estero che mi si son presentate sin qui, e ormai sono variegate: Germania, Gran Bretagna, Federazione russa”.

Pensi di rimanere in Russia?
“Per ora sono serena. Ho un contratto triennale come ricercatrice con la possibilità di rinnovo a tempo indeterminato. Il contratto privilegia fortemente la ricerca e include l’opportunità di partecipare a convegni, trascorrere periodi di lavoro all’estero e collaborare con studiosi di altre università. Tutti aspetti molto positivi e utili ad arricchire le mie conoscenze e il mio curriculum. Questo non significa, ovviamente, che non mi piacerebbe tornare in Italia e, come tanti, spero un giorno di poterlo fare”.

 


Iscriviti alla Newsletter AlmaLaurea! Ogni mese potrai ricevere una selezione di interviste, articoli e indagini pubblicati su AlmaLaurea.it.

Conosci qualcuno interessato a ricevere la Newsletter AlmaLaurea? Invitalo subito a iscriversi!