Università

La riuscita negli studi universitari

L’età alla laurea e la regolarità negli studi: ecco cosa è cambiato negli ultimi 12 anni secondo il focus di AlmaLaurea.
10 Settembre 2015

Il XVII Profilo AlmaLaurea permette di analizzare le caratteristiche del capitale umano complessivamente formatosi nel sistema universitario italiano nell’anno 2014, tracciando un primo quadro delle performance formative dei laureati a partire dalla riuscita negli studi, rilevata nel caso specifico attraverso l’età alla laurea e la regolarità negli studi.

 

L’età alla laurea e la regolarità negli studi: cosa è cambiato negli ultimi 12 anni

Si laureano prima…

In questo contesto è utile osservare prima di tutto come siano cambiate le performance dei laureati in termini di regolarità a seguito dell’introduzione della riforma universitaria.

Tra il 2002, laureati pre-riforma, e il 2014, laureati post-riforma, l’età alla laurea è scesa in media di quasi un anno e mezzo, passando da 27,9 anni a 26,5. E questo nonostante sia aumentata, per la maggior parte dei percorsi di studio, la durata prevista (dai tradizionali 4 anni agli attuali 3+2). A partire dal 2004 sono comparsi nell’università riformata i laureati con meno di 23 anni, che dal 2006 costituiscono più di un sesto del totale. Si tratta, nella grande maggioranza dei casi, di laureati di primo livello post-riforma che hanno compiuto gli studi sia preuniversitari sia universitari senza accumulare alcun ritardo. Nel contempo, fra il 2002 e il 2014 la percentuale dei laureati con almeno 27 anni si è ridotta dal 47 al 27%. In particolare, prendendo in esame i soli laureati del 2014, emerge che l’età media alla laurea, oggi pari a 26,4 anni per il complesso dei laureati, varia tra 25,3 anni per i laureati di primo livello e 26,9 anni per i magistrali a ciclo unico e 27,7 per i magistrali biennali. Tenendo conto dei diversi gruppi disciplinari indagati - fatta eccezione per i laureati dei corsi di medicina e odontoiatria che, avendo una durata legale di sei e cinque anni, non possono concludere gli studi prima dei 23 anni - la quota di quanti conseguono il titolo a meno di 23 anni supera la media (19%) tra i laureati dei gruppi delle professioni sanitarie (29%), linguistico (27%), scientifico ed economico-statistico (24%) e psicologico (23%); all’opposto, al di sotto della media troviamo i colleghi dei gruppi giuridico (2%), chimico-farmaceutico (10%), architettura (13%) e insegnamento (15%). 

 

…sono più regolari

A influire sul calo dell’età alla laurea è senz’altro l’aumento dei laureati in corso: fra il 2002 e il 2014 i laureati in corso sono quasi quadruplicati (dal 13 al 45%), mentre i laureati al terzo anno fuori corso e oltre sono scesi dal 51 al 19%. In particolare tra i laureati del 2014 sono regolari il 43% dei primo livello, il 34% dei magistrali a ciclo unico e il 53% dei laureati magistrali biennali.
In media il ritardo alla laurea si è più che dimezzato, passando da 2,9 anni del 2002 a 1,3 del 2014.

Guardando più opportunamente all’indice di ritardo alla laurea, che rapporta il ritardo alla durata legale del corso, si conferma il netto miglioramento nella regolarità negli studi. Se i laureati nel 2002 avevano accumulato un ritardo corrispondente in media a quasi il 70% dell’intera durata del corso, nel 2014 l’indice è sceso al 40%, con evidenti differenze per tipo di corso di laurea: 42% tra i triennali e 28% tra i magistrali e magistrali a ciclo unico. Analizzando il dato in base al gruppo disciplinare emerge che si laureano più tardi della media i laureati del gruppo giuridico (62% in più rispetto alla durata legale), letterario (50%), architettura, scientifico e ingegneria (47%) e politico sociale (45%); all’estremo opposto si posizionano i laureati dei gruppi delle professioni sanitarie (18%) e medicina e odontoiatria (24%), ma anche educazione fisica (28%) e psicologico (31%).

 

Ma quali sono i fattori che incidono in maniera più rilevante sulla regolarità negli studi?

Dal rapporto emerge che gioca un ruolo fondamentale, in primis, il background socioculturale di provenienza: tra i laureati di primo livello e magistrali a ciclo unico, avere genitori con un elevato livello culturale consente migliori performance in termini di regolarità, mentre per i magistrali è la condizione socioeconomica della famiglia a influire in modo significativo. Ad esempio, tra i ciclo unico, concludono gli studi in corso il 40% degli studenti con genitori laureati contro il 28% di coloro che hanno genitori con titoli di studio inferiore al diploma; tra i magistrali, concludono gli studi in corso il 57% degli studenti che provengono da famiglie di estrazione elevata contro il 50% di coloro che hanno alle spalle famiglie meno favorite dal punto di vista socioeconomico.
Ma sulla capacità di concludere gli studi in corso influiscono anche altri fattori, tra cui la scuola superiore di provenienza (hanno maggiore probabilità di laurearsi in tempo gli studenti con diploma liceale e con voti di diploma elevati), l’essersi iscritti con forti motivazioni culturali e avere svolto un’attività di tirocinio o un’esperienza di studio all’estero. All’opposto, il fatto di aver svolto attività lavorative durante gli studi è un elemento che ritarda in modo rilevante il conseguimento del titolo per tutti i tipi di corso indagati. Infatti, su 100 laureati del 2014, concludono gli studi in corso 41 laureati con esperienze di lavoro durante l’università, contro 54 laureati senza questo tipo di esperienze.

 

Pubblicato su "Il Sole 24 Ore - Scuola 24" il 15 giugno 2015

 

 


Iscriviti alla Newsletter AlmaLaurea! Ogni mese potrai ricevere una selezione di interviste, articoli e indagini pubblicati su AlmaLaurea.it.

Conosci qualcuno interessato a ricevere la Newsletter AlmaLaurea? Invitalo subito a iscriversi!