Focus

Il percorso formativo dei biotecnologi: 1°parte

Biotecnologie - prima puntata: qual è la laurea giusta? Ecco alcune dritte. Oggi parliamo di biotecnologie.
27 Agosto 2015

Dopo il diploma arriva il momento della fatidica scelta, “il corso di laurea universitario che fa per me”. E spesso e volentieri sono dolori: molti giovani cercano infatti di raccogliere informazioni per non perdersi nel mare magnum dell’offerta formativa, cercando di non prendere cantonate e azzeccare proprio il corso che fa per loro. Scelta ardua e per nulla facile! Perché non tutti conoscono davvero l’iter che di primo acchito sembra li ispiri di più, da cosa c’è dentro (materie, stage, …) agli sbocchi professionali più gettonati. Ecco allora che AlmaLaurea viene in aiuto dando alcune dritte utili ed efficaci ai diplomati che si ritrovano a fare i conti con il loro futuro formativo e professionale: dalla conoscenza delle performance formative dei loro fratelli maggiori che hanno già conquistato il titolo, ai diversi percorsi magistrali più in linea con la triennale, fino all’appeal che i diversi titoli di laurea hanno sul mercato del lavoro. 

 

Cominciamo quindi il nostro viaggio all’interno delle università andando a vedere come si comportano i laureati che si iscrivono ad un corso di laurea di primo livello in biotecnologie.

Prima di tutto: ma cosa si studia veramente? Anche se ogni università ha il suo corso, in generale le materie più diffuse sono: Scienze Biologiche, Chimica, Scienze Mediche.  

Qual è il contenuto formativo di Biotecnologie?

Chi sono e cosa fanno? A dircelo è il Profilo dei laureati che mostra come chi si iscrive a biotecnologie proviene in maggior misura da un liceo scientifico (64%) o al massimo un classico (16%). Giovani che una volta varcata la soglia dell’ateneo, diciamolo pure, tra libri, lezioni e interrogazioni se la cavano benino rispetto ai colleghi triennali: si laureano in media a 24 anni (ma attenzione, non tutti si immatricolano a 19 anni) e comunque, in generale, ci mettono 4,4 anni per conquistare il titolo triennale. E lo fanno portando a casa un voto medio di laurea pari a 100,8. Niente male considerando visto che sono tipi che le aule le bazzicano eccome: l’81% ha seguito la stragrande maggioranza delle lezioni. Durante gli studi non si sono fatti mancare proprio nulla: esperienze di studio all’estero, il 6%, e stage formativi, che entrano nel bagaglio educativo di 80 su cento.

Ma, tirate le somme, sono soddisfatti della scelta fatta? Due su tre sì, tanto che potendo tornare indietro, confermerebbero corso e ateneo.

 

E una volta conquistato il titolo di primo livello come si muovo i nostri biotecnologi in erba?

In base ai dati sulla Condizione occupazionale appare chiaro che a un anno dalla conquista della laurea triennale i più hanno le idee chiare sul cosa fare: proseguire gli studi. Così l’84% dei biotecnologi s’iscrive alla magistrale, solo il 20% decide invece di fare il salto ed entrare nel mondo del lavoro. Ci chiediamo: e perché la somma fa più di 100? Perché l’11%, in entrambi i casi, combina lavoro e studio. Solo il 6% non lavora, non studia e cerca occupazione.

 

Ma quali percorsi di secondo livello scelgono quando vanno avanti negli studi?

I più gettonati sono:
biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche (scelto dal 59%)
biotecnologie industriali (20%)
biologia (10%)

 

Vai su Universitaly e scegli la classe di primo livello in “Biotecnologie (L-2)” per vedere tra quali corsi di laurea e quali Atenei scegliere.

 

 


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