Lavoro

Emigrazione per studio e lavoro: dalla fuga allo scambio

In occasione del Rapporto Italiani nel mondo 2015, AlmaLaurea presenta i dati sui percorsi formativi e gli esiti professionali relativi alla mobilità internazionale di laureati e dottori di ricerca.
07 Ottobre 2015

AlmaLaurea presenta a Roma, in occasione del Rapporto Italiani nel Mondo 2015 realizzato dalla Fondazione Migrantes, i dati relativi alla mobilità internazionale dei laureati e dei dottori di ricerca italiani che hanno scelto di studiare e lavorare oltreconfine. “Il percorso formativo e professionale dei giovani si caratterizza oggigiorno per una mobilità crescente, anche su scala internazionale - spiega nel suo intervento la professoressa Marina Timoteo, direttore del Consorzio AlmaLaurea -. Le ragioni che spingono a spostarsi oltre confine sono molteplici: la voglia di arricchirsi culturalmente, di acquisire maggiori competenze linguistiche o di confrontarsi con sistemi formativi differenti, ma anche di realizzare all’estero il proprio progetto di vita o professionale. Tutto ciò è perfettamente in linea con la formazione di un nuovo concetto di cittadinanza che ha carattere globale. Con rifermento all’indagine realizzata da AlmaLaurea per il X Rapporto Italiani nel mondo, alcuni dati emergono con chiarezza. In primo luogo, quanto alla mobilità internazionale degli studenti universitari, si segnala la necessità di elevare il livello del supporto economico ai programmi di scambio (a partire dal contributo destinato dall’UE a questo fine) e di sviluppare strategie mirate di agreements fra atenei. Inoltre, sul fronte dei destini dei nostri laureati, il confronto con il fenomeno del brain drain, o fuga di cervelli, va  posto su una diversa prospettiva, volta a incanalare il fenomeno stesso verso modelli di brain exchange e brain circulation. La migrazione per studio e formazione può essere un fenomeno da incoraggiare se gestito nell’ottica di un rimpatrio delle risorse umane in esso coinvolte. Chi rientra arricchito da esperienze professionali in settori dove l’avanguardia è all’estero può veicolare la propria esperienza a vantaggio del paese di provenienza. In questo senso i progetti di “recupero dei cervelli” vanno rafforzati o quanto meno affiancati da progetti in cui si mantengono legami con il cervello espatriato a scopi di collaborazione con i corrispondenti settori professionali nazionali.”.

Quanti hanno acquisito nel proprio bagaglio formativo un’esperienza di studio all’estero? Quali sono i paesi dove scelgono di emigrare maggiormente? Che impatto ha avuto tale tipo di esperienza sulla riuscita universitaria? Quanti decidono invece di spostarsi oltralpe per trovare lavoro? Quali performance professionali hanno?

La documentazione AlmaLaurea, raccolta attraverso l’indagine sul Profilo e la Condizione occupazionale dei laureati e dei dottori di ricerca, risponde a queste domande e mostra come la mobilità internazionale sia un fenomeno che cresce all’aumentare del livello di istruzione. A scegliere di emigrare oltreconfine sono infatti i giovani più istruiti, con alle spalle un maggior numero di anni di formazione, con carriere accademiche mediamente più brillanti, nonché origini sociali tendenzialmente più favorite. Una mobilità formativa che, come emerge dall’Indagine, incentiva la successiva mobilità lavorativa. Ma come si trovano i laureati e i dottori di ricerca italiani trasferitisi all’estero? Le rilevazioni AlmaLaurea mostrano quanto siano maggiormente appagati dal punto di vista retributivo e della valorizzazione delle proprie competenze, a tal punto da ritenere difficile un rientro nel Paese d’origine, quanto meno nell’immediato futuro. Da qui la necessità di estendere la riflessione al fenomeno del “brain drain” (o fuga di cervelli): ossia, la perdita del capitale umano più formato. Un elemento di estrema criticità per il nostro Paese che si traduce in fenomeni di polarizzazione sociale legati alla dispersione dei migliori talenti, spesso i più ricercati dal mercato del lavoro. Tra gli strumenti utili a questo scopo, oltre a quelli tradizionali di sostegno all’attività innovativa, vi è anche la promozione di misure volte al rientro e alla circolazione dei cervelli. La riflessione finale è pertanto dedicata al tema del brain exchange, cioè lo scambio di cervelli o risorse intellettuali tra un Paese e l’altro con uno spostamento bilanciato nei due sensi, e del brain circulation, un percorso di formazione e di carriera in cui uno studente o un lavoratore si reca all’estero per perfezionarsi e in seguito ritorna nel proprio Paese di origine, mettendo a frutto le esperienze accumulate al fine di trovare condizioni di lavoro migliori. Due elementi che si auspica possano sostituire il solo movimento unidirezionale in uscita del miglior capitale umano italiano.

 

Il programma

La presentazione della prof. Marina Timoteo, Direttore di AlmaLaurea

 


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