Università

Il plus della formazione internazionale

Il primo anno del programma Erasmus+ si è rivelato un successo: Italia in testa. A dirlo i dati dell’Agenzia Nazionale Erasmus+ INDIRE. Lo confermano anche i dati AlmaLaurea.
30 Gennaio 2016

Sono 650 mila in Europa coloro che nell’ultimo anno hanno fatto le valigie e scelto di svolgere un’esperienza di studio o di lavoro all’estero. Non c’è che dire, i numeri raggiunti dal primo anno di attivazione del programma di mobilità Erasmus+ sono da record, e una menzione speciale, stavolta, va anche all’Italia. Il nostro Paese, secondo solo alla Turchia, ha infatti il numero più alto di candidature presentate. A dirlo è l’ultima rilevazione dell’Agenzia Nazionale Erasmus+ INDIRE: le borse di mobilità per studenti, tirocinanti, insegnanti, volontari e altri giovani hanno permesso a quasi 58 mila italiani di partire.

 

Cos'è Erasmus+

Il programma dell’Unione europea per l’Istruzione, la Formazione, la Gioventù e lo Sport 2014-2020. Approvato con il Regolamento UE N 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, combina e integra tutti i meccanismi di finanziamento attuati dall’Unione Europea fino al 2013. Ossia, il Programma di apprendimento permanente (Comenius, Erasmus, Leonardo da Vinci, Grundtvig); Gioventù in azione; i cinque programmi di cooperazione internazionale (Erasmus Mundus, Tempus, Alfa, Edulink e il programma di cooperazione bilaterale con i paesi industrializzati). Comprende inoltre le Attività Jean Monnet e, per la prima volta, un sostegno allo Sport. Il programma integrato permette di ottenere una visione d’insieme delle opportunità di sovvenzione disponibili, mira a facilitare l’accesso e promuove sinergie tra i diversi settori rimuovendo le barriere tra le varie tipologie di progetti; vuole inoltre attrarre nuovi attori dal mondo del lavoro e dalla società civile e stimolare nuove forme di cooperazione. Erasmus+ si inserisce in un contesto socio-economico che vede, da una parte, quasi 6 milioni di giovani europei disoccupati, con livelli che in alcuni paesi superano il 50%. Allo stesso tempo si registrano oltre 2 milioni di posti di lavoro vacanti e un terzo dei datori di lavoro segnala difficoltà ad assumere personale con le qualifiche richieste. Ciò dimostra il sussistere di importanti deficit di competenze in Europa. E’ pertanto pensato per dare risposte concrete a queste problematiche, attraverso opportunità di studio, formazione, di esperienze lavorative o di volontariato all’estero.

 

Università italiane e Erasmus+

Le prime cinque università italiane per studenti in uscita sono l’Università degli studi di Bologna, l’Università degli studi di Padova, l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, l’Università degli studi di Torino e l’Università Statale di Milano. Dal punto di vista dell’accoglienza, invece, le università italiane che ospitano più studenti dall’estero sono l’Università degli studi di Bologna, l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, l’Università degli studi di Firenze, il Politecnico di Milano e l’Università degli studi di Padova.

Integrando i dati sui risultati raggiunti dall’ Erasmus+ e quelli AlmaLaurea sulle esperienze di studio all’esterno, emerge che gli studenti italiani prediligono destinazioni come Spagna (26%), Francia (12%), Germania (10%), Regno Unito (8%) e Portogallo (4,1%). Chi invece decide di trascorrere il periodo di mobilità in Italia sono soprattutto universitari che arrivano da Spagna, Francia, Germania, Turchia e Polonia.

L’indagine AlmaLaurea sul Profilo dei laureati 2014 mostra che l’esperienza di studio all’estero è appannaggio del biennio magistrale. Nel dettaglio, fra i laureati magistrali, il 13,4% ha svolto l’esperienza nel secondo biennio, mentre un numero assai inferiore di studenti, 5,3%, ha optato per il  triennio. La partecipazione ai programmi di studio all’estero varia naturalmente anche in funzione della disciplina di studio: il 31% dei laureati proviene dall’area linguistica, il 19% da percorsi che afferiscono agli indirizzi di medicina e odontoiatria; in tutti gli altri gruppi disciplinari la mobilità coinvolge meno del 15% dei laureati.

 

Estero, mondo del lavoro e non solo

Dal punto di vista delle performance lavorative, il programma Erasmus+ è molto amato dai giovani lavoratori e studenti universitari perché permette di “migliorare le prospettive occupazionali, aiutandoli ad acquisire nuove competenze ed esperienze e sostenendo l’ammodernamento dei sistemi dell’istruzione, della formazione e della gioventù in Europa”, come sottolinea Tibor Navraciscs, commissario europeo per l’istruzione, la cultura, la gioventù e lo sport.

Il focus della Commissione Europea sull’impatto della mobilità Erasmus in termini di occupabilità, competenze e carriera dimostra che gli studenti provenienti dai Paesi del Sud dell’Europa (quindi anche l’Italia) hanno beneficiato maggiormente delle mobilità, riducendo così i tempi di disoccupazione. Infatti, il 51% degli italiani ha ricevuto un’offerta di lavoro dall’impresa europea in cui veniva svolto il tirocinio. L’esperienza di mobilità influisce anche sullo spirito imprenditoriale dei giovani italiani: il 32% è intenzionato ad avviare una start-up e il 9% l’ha già realizzata.

L’aver intrapreso esperienze di studio all’estero durante gli studi accresce le possibilità occupazionali, non c’è dubbio. Questo sia perché consentono un incremento delle competenze linguistiche, sempre più richieste dal mercato del lavoro, sia perché facilitano l’accrescimento esperienziale e personale. Sebbene tali esperienze siano ancora poco diffuse tra i laureati italiani, come ha più volte dimostrato AlmaLaurea l’aver svolto un soggiorno di studi in un altro paese permette ai laureati di aumentare le chance di trovare lavoro, già ad un anno dal titolo, del 20%. E anche in tal caso, a parità di ogni altra condizione.

Nel 2013 AlmaLaurea ha condotto inoltre un’indagine sperimentale sui laureati magistrali del 2008, a 5 anni dal titolo, per evidenziare i motivi che li hanno spinti a trasferirsi all’estero una volta concluso il loro percorso di studi. Al primo posto si trovano coloro che hanno deciso di spostarsi per mancanza di adeguate opportunità lavorative in Italia (38%); un 24,5% lo ha fatto perché ha ricevuto un’offerta di lavoro interessante da parte di un’azienda all’estero. Il 16%, invece, sostiene di aver svolto un’esperienza di studio all’estero e di essere rimasto o tornato per motivi di lavoro. Proprio quest’ultimo dato conferma che “mobilità richiama mobilità”: maturare esperienze lontane dai propri luoghi di origine favorisce una maggiore disponibilità a spostarsi. Infine, il 14% si è trasferito per motivi personali o familiari e il 7% per rispondere alle richieste dell’azienda.

L’Erasmus+, lo dice sempre l’indagine, fa bene anche alle relazioni personali e al cuore: il rapporto sul primo anno di attività del programma mostra che l’87% degli italiani che hanno vissuto un’esperienza all’estero possiede un maggiore “attitudine europea” e che il 37% ha un rapporto affettivo stabile con una persona non italiana.

 

 


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