Convegni

Università e lavoro, un Paese a due velocità

Presentate a Napoli le Indagini 2016 su Profilo e Condizione occupazionale dei laureati.
27 Aprile 2016

Napoli, 27 aprile 2016 - Il XVIII Rapporto AlmaLaurea su Profilo e Condizione occupazionale dei laureati conferma che la mobilità territoriale, sebbene sia un fenomeno positivo mediante il quale studenti e Atenei possono valorizzare a pieno le proprie potenzialità, allo stesso tempo riflette il profondo divario sociale ed economico che caratterizza le regioni italiane.

“La forbice non si assottiglia – rileva Ivano Dionigi, presidente di AlmaLaurea – e chi proviene da contesti famigliari più avvantaggiati ha più opportunità. Questo significa che l’università non livella più, c’è bisogno di una seria politica di diritto allo studio”.

I flussi di mobilità territoriale evidenziati dalle Indagini AlmaLaurea sottolineano infatti come negli ultimi 10 anni le regioni del Mezzogiorno abbiano perso costantemente capitale umano, migrato al Centro-Nord. “Questo divario che sembra ingigantirsi – dice Gaetano Manfredi, Rettore dell’università Federico II di Napoli e presidente della CRUI –, può essere superato investendo nei laureati, vera e proprio benzina per il motore del nostro territorio. Le Indagini AlmaLaurea fanno emergere criticità, ma anche piccoli segni che alimentano la speranza di poter offrire più opportunità ai giovani”. E Dionigi aggiunge: “Si parla di perdita di capitale umano, una formula ormai usurata: sono teste che se ne vanno, sono cervelli che dal Sud salgono al Nord”.

Il costante calo delle immatricolazioni, che negli ultimi anni ha interessato l’intero sistema universitario italiano, sta interessando in modo differenziato i diversi territori. A pagare il prezzo più elevato sono le regioni del Sud, non solo per la diminuzione più marcata di immatricolati, ma anche per i costanti flussi di mobilità dei giovani che dal Mezzogiorno scelgono di spostarsi per studiare nelle altre regioni del Paese.

L’andamento delle immatricolazioni mostra che dopo l’aumento registrato dal 2000 al 2003 (+19%), legato soprattutto al rientro nel sistema universitario di ampie fasce di popolazione di età adulta, e nonostante la leggera ripresa registrata nell’ultimo anno, dal 2003 al 2015 le Università hanno perso nel complesso quasi 70 mila matricole (-20%): per il Sud la contrazione è del 30%, per il Centro è del 22%, per il Nord è del 3%.

“Solo il 24% della popolazione italiana tra i 25 e i 34 anni è laureato contro una media europea del 41% - ricorda il professor Dionigi – e questo ci posiziona ultimi in Europa per numero di laureati. E questo nonostante sia appurato che la laurea favorisce l’inserimento nel mondo del lavoro e garantisce retribuzioni maggiori, sebbene non adeguate al titolo”. A tal proposito la proposta del Presidente di AlmaLaurea è chiara: “Per incentivare le iscrizioni ai corsi di laurea triennali e contribuire concretamente ad aumentare il numero di laureati del Paese, è necessario un investimento da parte del Governo per renderle gratuite. Se la media delle tasse universitarie è di 1.500 euro, parliamo di un investimento sul futuro di un miliardo e duecento milioni per un triennio". Eppure questo impoverimento è caratterizzato da un paradosso: “I nostri ragazzi che vanno all’estero sono fortemente apprezzati – aggiunge il Presidente -. I dati ci dicono che al 51% degli studenti italiani che partecipano al programma Erasmus+ viene proposto di restare a lavorare all’estero, a fronte di una media europea del 30%. E questo non avviene solo grazie alle università italiane ma anche alla scuola secondaria, che forma gli studenti più colti d’Europa”.

A livello occupazionale a cinque anni dal conseguimento del titolo le differenze territoriali tra Nord e Sud del Paese si riducono apprezzabilmente, ma restano sempre a favore del Settentrione. 

Tra i laureati magistrali il differenziale occupazionale Nord-Sud scende a 15 punti percentuali. Lavorano 89 laureati su cento residenti al Nord, mentre al Sud l’occupazione coinvolge il 74% dei laureati.  Tra uno e cinque anni, scende anche il differenziale del tasso di disoccupazione che si attesta su 12 punti percentuali: è pari al 6% al Nord e al 18% al Sud.

Cresce la stabilità, seppur a cinque anni sia più elevata al Nord dove coinvolge 72 occupati su cento contro il 67% del Sud. A cinque anni dal titolo, al Sud crolla la percentuale di laureati che lavora senza un regolare contratto: è il 2,5% rispetto all’1% al Nord.

Migliorano anche le retribuzioni: al Nord si attestano a 1.480 euro mensili netti, mentre al Sud arrivano a 1.242 euro. Cresce anche l’efficacia: il titolo risulta molto efficace o efficace per il 55% degli occupati al Nord e per il 59% degli occupati nel Mezzogiorno.

Oltre alla diagnosi e all’analisi dei dati serve una terapia. “Per sperare in un futuro migliore – osserva il Rettore Gaetano Manfredi – serve un’alleanza con le istituzioni, un impegno da parte delle università per rispondere alle esigenze della società, ma anche impegno da parte delle imprese che devono guardare ai giovani con più attenzione per valorizzare gli individui e il titolo di studio dal punto di vista economico”. Dello stesso avviso il  Presidente di AlmaLaurea: “Chi, se non l’università, è chiamato a supplire laddove la famiglia e le associazioni non arrivano più? Quello degli Atenei è un ruolo sociale in particolare sui fronti dell’orientamento in entrata e in uscita e dell’internazionalizzazione”.

 

Comunicato stampa

Report sul Profilo dei laureati

Report sulla Condizione occupazionale dei laureati