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Ingegneri industriali: dalla triennale al mercato del lavoro

Caratteristiche, percorso formativo e sbocchi professionali più frequenti: tutto quello che devi sapere sugli ingegneri industriali.
03 Giugno 2016

Come si comportano i laureati che si iscrivono ad un corso di laurea di primo livello in Ingegneria industriale.

Prima di tutto: cosa si studia veramente? Anche se ogni università ha il proprio corso, in generale le materie più presenti nelle offerte didattiche degli atenei sono: Ingegneria industriale, Matematica, Ingegneria dell'Informazione, Fisica e Chimica.

Chi sono e cosa fanno gli studenti che scelgono questo corso? A dircelo è il Profilo dei laureati che mostra come chi si iscrive a Ingegneria industriale proviene in larga parte da un liceo scientifico (70,5%) o da un tecnico (18%). Giovani che una volta varcata la soglia dell’ateneo, tra libri, lezioni ed esami, si laureano in media a 24,2 anni e ci mettono 4,6 anni per conquistare il titolo triennale. Lo fanno portando a casa un voto medio di laurea pari a 96,2. Sono tipi che le aule le bazzicano: l’80% ha seguito la stragrande maggioranza delle lezioni.

E durante gli studi universitari hanno svolto qualche esperienza di studio all’estero, il 5,5%, e stage formativi, che entrano nel bagaglio educativo di 32,5 laureati su cento.

Ma, tirate le somme, sono soddisfatti della scelta fatta? Il 71,5% dichiara di sì, tanto che potendo tornare indietro, confermerebbe corso e ateneo.

 

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E una volta conquistato il titolo di primo livello cosa fanno?

In base ai dati sulla Condizione occupazionale appare chiaro che a un anno dalla conquista della laurea triennale l’85% degli ingegneri industriali s’iscrive alla magistrale, il 22% decide invece di entrare nel mondo del lavoro. Attenzione, la somma non fa 100 perché il 12% è presente in entrambi i casi, combinando lavoro e studio. Solo il 3% non lavora, non studia e cerca occupazione.

 

Ma quali percorsi di secondo livello scelgono quando vanno avanti negli studi? I percorsi magistrali più gettonati sono:

  • Ingegneria meccanica, scelto dal 33%
  • Ingegneria gestionale, scelto dal 23%

 

Prima scelta: Ingegneria meccanica

Ad un anno dal titolo è importante sapere in particolare qual è il primo impatto nel mercato del lavoro. Se ci si laurea in Ingegneria meccanica a dodici mesi il tasso di occupazione è del 92% e il guadagno mensile netto è di 1.501 euro.

Ma la prova del fuoco è a cinque anni: l’occupazione arriva al 97%. La stabilità lavorativa interessa l’89% degli occupati: in particolare, l’83% ha un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato; gli altri hanno invece scelto la strada del lavoro autonomo. E se guardiamo al guadagno? Diciamo decisamente buono, 1.827 euro netti al mese, così com’è notevole la corrispondenza tra studi compiuti e lavoro trovato. La maggior parte dei laureati si inserisce nella metalmeccanica e meccanica di precisione (54%) e chimica e energia (16%); infine, un 8% lavora nella manifattura, mentre un 6% è nelle consulenze.

 

Secondo posto: Ingegneria gestionale

Sempre a dodici mesi dal titolo il tasso di occupazione per chi sceglie la magistrale in Ingegneria gestionale arriva al 91% e il guadagno mensile netto a 1.412 euro mensili netti. Ma è sempre a cinque anni che si tirano le somme: l’occupazione arriva al 96,5% e la stabilità coinvolge 87 laureati su cento: 82 su cento possono contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, gli altri optano per un lavoro autonomo effettivo. Il guadagno tocca i 1.735 euro euro mensili netti.

La maggior parte dei laureati si inserisce nel ramo della metalmeccanica e meccanica di precisione (23%), nella manifattura (15%) e nelle consulenze (13%). Poi c’è chi opta per i settori della chimica e energia (12%), informatica (8%), commercio e credito e assicurazioni (entrambi 7%).

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