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Il percorso formativo di Servizio sociale dalla triennale al mercato del lavoro

Caratteristiche, percorso formativo e sbocchi professionali più frequenti: tutto sui laureati in Servizio sociale.
08 Luglio 2016
Come si comportano i laureati che si iscrivono ad un corso di laurea di primo livello in Servizio sociale.

Prima di tutto: cosa si studia? Anche se ogni università ha il proprio corso, in generale le materie più presenti nelle offerte didattiche degli atenei sono: Scienze Politiche e Sociali, Psicologia, Scienze Giuridiche.

Chi sono e cosa fanno gli studenti che scelgono questo corso? A dircelo è il Profilo dei laureati che mostra come chi si iscrive a Servizio sociale proviene in larga parte da un liceo socio-psico-pedagogico (41%) o da un liceo scientifico (18%). Giovani che una volta varcata la soglia dell’ateneo, tra libri, lezioni ed esami, si laureano in media a 25,7 anni (ma attenzione, non tutti si immatricolano a 19 anni) e ci mettono 4,5 anni per conquistare il titolo triennale. Lo fanno portando a casa un voto medio di laurea pari a 100,4. Sono tipi che in aula ci vanno: il 60% ha seguito la stragrande maggioranza delle lezioni. E durante gli studi universitari svolgono poche esperienze di studio all’estero, il 4%; ma in quanto a stage formativi vanno spediti, a tal punto che entrano nel bagaglio educativo di 94 laureati su cento.

Tirate le somme, sono quindi soddisfatti della scelta fatta? Il 68% dichiara di sì, tanto che potendo tornare indietro, confermerebbe corso e ateneo.

 

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E una volta conquistato il titolo di primo livello cosa fanno?

In base ai dati sulla Condizione occupazionale appare chiaro che ad un anno dalla conquista della laurea triennale, il 58% dei laureati decide di entrare direttamente nel mercato del lavoro, senza essersi mai iscritto alla magistrale. In questo caso, l’occupazione a dodici mesi dal titolo è pari al 51%, considerando anche coloro che sono in formazione retribuita, mentre la stabilità interessa il 35% dei laureati: in particolare il 30% può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, gli altri optano per un lavoro autonomo effettivo. Giovani che si inseriscono soprattutto nei campi dei servizi sociali e personali (38%) e del commercio (24%); segue a netta distanza istruzione e ricerca (9%). Il tutto con un guadagno mensile medio di 786 euro netti.

 

Tra chi prosegue con gli studi, 39%, il percorso magistrale più gettonati è Servizio sociale e politiche sociali scelto dall’84% dei laureati.

 

Sul podio, prima scelta: Servizio sociale e politiche sociali

Ad un anno dal titolo è importante sapere in particolare qual è il primo impatto nel mercato del lavoro. Se ci si laurea in Servizio sociale e politiche sociali a dodici mesi il tasso di occupazione è del 65% e il guadagno mensile netto è di 973 euro.

Ma la prova del fuoco è a cinque anni: l’occupazione arriva all'82%. La stabilità lavorativa interessa 71 laureati su cento: in particolare, 65 su cento hanno un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato; gli altri hanno invece scelto la strada del lavoro autonomo. E se guardiamo al guadagno? Diciamo che non c’è male, 1.209 euro netti al mese, così com’è notevole la corrispondenza tra studi compiuti e lavoro trovato. Tant’è che la maggior parte dei laureati si inserisce nel ramo dei servizi sociali e personali (44%); seguono a distanza la pubblica amministrazione (24%) e il ramo della sanità (12%).

 

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