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Scienze politiche e delle relazioni internazionali dalla triennale al mercato del lavoro

Caratteristiche, percorso formativo e sbocchi professionali più frequenti: tutto sui laureati in Scienze politiche e delle relazioni internazionali.
14 Luglio 2016

Come si comportano i laureati che si iscrivono ad un corso di laurea di primo livello in Scienze politiche e delle relazioni internazionali.

Prima di tutto: cosa si studia? Anche se ogni università ha il proprio corso, in generale le materie più presenti nelle offerte didattiche degli atenei sono: Scienze Politiche e Sociali, Scienze Giuridiche e Scienze Economiche.

Chi sono e cosa fanno gli studenti che scelgono questo corso? A dircelo è il Profilo dei laureati che mostra come chi si iscrive a Scienze politiche e delle relazioni internazionali proviene in larga parte da un liceo scientifico (30%) o da un tecnico (23%). Giovani che una volta varcata la soglia dell’ateneo, tra libri, lezioni ed esami, si laureano in media a 26,1 anni (ma attenzione, non tutti si immatricolano a 19 anni) e ci mettono 4,5 anni per conquistare il titolo triennale. Lo fanno portando a casa un voto medio di laurea pari a 98,5. Sono tipi che in aula ci vanno: il 52% ha seguito la stragrande maggioranza delle lezioni.

E durante gli studi universitari svolgono molte esperienze di studio all’estero, il 19%; e gli stage formativi entrano nel bagaglio educativo di 34 laureati su cento.

Ma, tirate le somme, sono soddisfatti della scelta fatta? Il 63% dichiara di sì, tanto che potendo tornare indietro, confermerebbe corso e ateneo.

 

E una volta conquistato il titolo di primo livello cosa fanno?

In base ai dati sulla Condizione occupazionale appare chiaro che ad un anno dalla conquista della laurea triennale, il 38% dei laureati decide di entrare direttamente nel mercato del lavoro, senza essersi mai iscritto alla magistrale. In questo caso, l’occupazione a dodici mesi dal titolo è pari al 60%, considerando anche coloro che sono in formazione retribuita, mentre la stabilità interessa il 50% dei laureati: in particolare il 39% può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, gli altri optano per un lavoro autonomo effettivo. Giovani che si inseriscono prevalentemente nel campo del commercio (24%); seguono pubblica amministrazione (12%) , credito e assicurazioni (9%) e servizi ricreativi e culturali (6%) con un guadagno mensile medio di 1.134 euro netti.

Tra chi prosegue con gli studi, 60%, il percorso magistrale più gettonato è Relazioni internazionali, scelto dal 47% dei laureati, seguito da Scienze della politica, 17%.

 

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Sul podio, prima scelta: Relazioni internazionali

Ad un anno dal titolo è importante sapere in particolare qual è il primo impatto nel mercato del lavoro. Se ci si laurea in Relazioni internazionali a dodici mesi il tasso di occupazione è del 65% e il guadagno mensile netto è di 1.122 euro.

Ma la prova del fuoco è a cinque anni: l’occupazione arriva all'83%. La stabilità lavorativa interessa 61 laureati su cento: in particolare, 53 su cento hanno un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato; gli altri hanno invece scelto la strada del lavoro autonomo. E se guardiamo al guadagno non va male, 1.387 euro netti al mese. Buona la corrispondenza tra studi compiuti e lavoro trovato, tant’è che i laureati in Relazioni internazionali si inseriscono nei rami del commercio (14%), della pubblica amministrazione (12%) e dei servizi sociali e personali (10%); segue il ramo del credito e assicurazioni (9%).

 

Seconda scelta: Scienze della politica

Per chi si laurea in Scienze della politica a dodici mesi il tasso di occupazione è del 69% e il guadagno mensile netto è di 1.165 euro.

A cinque anni i risultati migliorano a tal punto che l’occupazione arriva all'82%.
La stabilità lavorativa interessa 69 laureati su cento: in particolare, 61 su cento hanno un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato; gli altri hanno invece scelto la strada del lavoro autonomo. E se guardiamo al guadagno? Ottimo, arriva a 1.417 euro netti al mese.  

La maggior parte dei laureati entra sempre nei rami della pubblica amministrazione (32%); seguono a distanza credito e assicurazioni, consulenze professionali ed altri servizi alle imprese (tutti all’8%).

 

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