Indagini

Il percorso formativo di Ingegneria industriale dalla triennale al mercato del lavoro

Caratteristiche, percorso formativo e sbocchi professionali più frequenti: tutto sui laureati in Ingegneria industriale.
05 Agosto 2016

Le Indagini AlmaLaurea fotografano le performance formative e professionali dei laureati che si iscrivono ad un corso di laurea di primo livello in Ingegneria industriale.

Anche se ogni Università ha il proprio corso, in generale le materie maggiormente presenti nel piano didattico sono Ingegneria Industriale, Matematica e Ingegneria dell'Informazione.
Chi sono e cosa fanno gli studenti che scelgono questo corso?
A dircelo è il Profilo dei laureati che mostra come chi si iscrive a Ingegneria industriale proviene in larga parte da un liceo scientifico (71%) o, in misura minore, da un tecnico (18%). Giovani che si laureano in media a 24,2 anni e ci mettono 4,6 anni per conquistare il titolo triennale. Lo fanno portando a casa un voto medio di laurea pari a 96,2. Sono tipi che in aula ci vanno: l’80% ha seguito la stragrande maggioranza delle lezioni.
E durante gli studi universitari svolgono alcune esperienze di studio all’estero, il 6%, e un buon numero di stage formativi che entrano nel bagaglio educativo di 33 laureati su cento.
Ma sono soddisfatti della scelta fatta? Il 72% dichiara di sì, tanto che potendo tornare indietro, confermerebbe corso e ateneo.

 

E una volta conquistato il titolo di primo livello cosa fanno?

In base ai dati sulla Condizione occupazionale appare chiaro che ad un anno dalla conquista della laurea triennale, la stragrande maggioranza (85%) decide di proseguire gli studi magistrali e solo una minoranza (14%) sceglie di entrare direttamente nel mercato del lavoro, senza essersi mai iscritto alla magistrale. In questo caso, l’occupazione a dodici mesi dal titolo è pari al 77%, considerando anche coloro che sono in formazione retribuita, mentre la stabilità interessa il 41% dei laureati: in particolare il 35% può contare su un contratto a tempo indeterminato, gli altri optano per un lavoro autonomo effettivo. Giovani che si inseriscono prevalentemente nel campo della metalmeccanica e meccanica di precisione (37%); seguono gli ambiti della manifattura (13%), del commercio (9%) e della chimica ed energia (8%) con un guadagno mensile medio di 1.326 euro netti.

 

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Tra chi prosegue con gli studi, 85%, il percorso magistrale più frequente è Ingegneria meccanica, scelto dal 33% dei laureati, c’è poi un 27% che opta per Ingegnaria gestionale.

 

Sul podio, prima scelta: Ingegneria meccanica

Ad un anno dal titolo, se ci si laurea in Ingegneria meccanica il tasso di occupazione è ottimo, 92%, così come il guadagno mensile netto, pari a 1.501 euro.
A cinque anni l’occupazione cresce ulteriormente e arriva al 97% a fronte di una stabilità lavorativa che interessa 89 laureati su cento e, soprattutto, 83 su cento con un contratto a tempo indeterminato e solo in minima parte con un lavoro autonomo. Anche le retribuzioni a cinque anni sono ottime: 1.827 euro netti al mese. La maggior parte dei laureati si inserisce nel ramo della metalmeccanica e meccanica di precisione (54%); seguono chimica ed energia (16%) ed altra industria manifatturiera (8%).

 

Secondo posto: Ingegneria gestionale

Per i laureati che hanno scelto la strada dell’Ingegneria gestionale a dodici mesi dalla laurea il tasso di occupazione è pari al 91% e il guadagno mensile netto si attesta a 1.412 euro.
L’occupazione si conferma elevata anche a cinque anni, arriva infatti al 96%. La stabilità lavorativa interessa 87 laureati su cento: anche in questo caso, sono i contratti a tempo indeterminato a prevalere e interessano 82 ingegneri su cento; gli altri hanno invece scelto la strada del lavoro autonomo. Il guadagno, anche in questo caso, cresce con il trascorrere del tempo arrivando a 1.735 euro netti al mese. Notevole la corrispondenza tra studi compiuti e lavoro trovato; non a caso, la maggior parte dei laureati si inserisce nei rami della metalmeccanica e meccanica di precisione (23%), ma anche altra industria manifatturiera (15%), consulenze professionali (13%) e chimica ed energia (12%).

 

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