Indagini

Diplomati e lavoro, il valore aggiunto dello stage

L’identikit degli studenti che hanno svolto un’esperienza di tirocinio durante gli studi: il Rapporto AlmaDiploma ne indaga la partecipazione, la durata, i settori, la soddisfazione e il riscontro sul mercato del lavoro.
11 Novembre 2016

Il Rapporto AlmaDiploma, che ha indagato oltre 30 mila diplomati, mostra che il 52% ha svolto uno stage previsto dai programmi scolastici: si tratta in particolare di attività più diffuse negli indirizzi professionali (92%, dove tali attività sono praticamente obbligatorie) e tecnici (75%), e in minor misura nei licei (32%). Fra gli studenti che hanno intrapreso questa esperienza, il 45% ha svolto stage di breve durata (entro le 80 ore), il 25% intermedi (81-150 ore) e il 22% di lunga durata (oltre 150 ore).

La maggioranza di diplomati che ha svolto esperienze di stage si è inserita nel settore terziario: in particolare, l’11% in ambito informatico, della ricerca e dei servizi alle imprese, un altro 11% nell’istruzione e il 10% nella sanità e nell’assistenza sociale. Dal Rapporto emerge inoltre come l’ambito di inserimento degli stage, nati proprio con l’obiettivo di arricchire la formazione “in aula” con l'acquisizione di competenze presenti sul mercato del lavoro, vari in base al titolo di diploma conseguito. Non è un caso così che tra i liceali sia più elevata la quota di coloro che hanno svolto questa esperienza prevalentemente nel campo dell’istruzione (29%), della sanità e assistenza sociale (17%); i tecnici sono invece presenti in maggior misura nell’ambito dell’informatica, ricerca e servizi alle imprese (17%), attività finanziarie (15%), ma anche nei rami manifatturiero e costruzioni (14%). I diplomati professionali infine sono impegnati in prevalenza in stage nel settore alberghiero (23%), della sanità e dell’assistenza sociale (17%).

Non stupisce, vista anche la coerenza tra studi compiuti ed esperienze di tirocinio svolte, che lo stage sia considerato dai giovani un’esperienza molto positiva: i dati del Rapporto mostrano che la soddisfazione è maggiore proprio dove è più diffuso, soprattutto tra gli indirizzi professionali e tecnici. Emerge così che nella grande maggioranza dei casi gli studenti che lo hanno svolto hanno dichiarato che:

  • i compiti sono stati assegnati in modo chiaro per il 91%: in particolare, la percentuale è lievemente più elevata tra i tecnici (92%), scende per i professionali (90%) e per i licei (89%);
  • lo stage è stato organizzato efficacemente per l’89%: in particolare, la percentuale è più elevata tra i tecnici (91%) e professionali (90%) e scende all’87% per i licei;
  • è risultato utile per la formazione per l’85%: è l’89% per i professionali, l’85% per i tecnici e l’82% per i licei;
  • l’attività di tutoraggio è stata soddisfacente per l’85%: professionali 87%, tecnici 85%, licei 83%.

In questo contesto, non può che risultare positivo il fatto che gli stage siano attualmente divenuti parte integrante dell’attività curriculare: la Legge 107/2015, infatti, ha reso obbligatorio a partire dall’anno scolastico 2015-2016 lo svolgimento dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, introducendoli pertanto come elemento centrale di tutti i percorsi di studio, compresi i licei.

Il Rapporto permette inoltre di capire se gli studenti che hanno partecipato a uno stage, una volta terminato l’esperienza, sono stati richiamati dall’azienda in cui lo hanno svolto: nel 16% dei casi i diplomati sono stati ricontatti dall’azienda, una percentuale che arriva in particolare al 21% tra i tecnici e al 18% tra i professionali.

La percentuale di diplomati che a un anno dal titolo si è inserita nel mercato del lavoro è più elevata tra quanti hanno svolto un’esperienza di stage nel corso degli studi: tra questi, infatti, il 37% lavora (il 25% lavora solamente mentre il 12% coniuga studio universitario e lavoro), e in misura maggiore provengono da percorsi tecnici e professionali. Tra i diplomati che invece non hanno svolto uno stage è più elevata la quota di chi ha deciso di proseguire gli studi iscrivendosi all’università: si dedica esclusivamente a tale attività il 63%, la maggioranza in possesso di un titolo liceale.

 

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