Indagini

Dottori di ricerca, performance formative e mercato del lavoro

I risultati delle Indagini AlmaLaurea sul Profilo e sulla Condizione occupazionale: il 48% svolge un’esperienza all’estero e a un anno dal titolo l’85% è occupato, in particolare con una professione intellettuale, scientifica e di elevata specializzazione
28 Settembre 2017

Le Indagini AlmaLaurea sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei dottori di ricerca analizzano rispettivamente le performance formative di circa 3mila dottori del 2016 che hanno conseguito il titolo in 15* atenei  e quelle lavorative di oltre 4mila dottori di ricerca del 2015, intervistati a un anno dal conseguimento del titolo di 24** atenei.

 

RAPPORTO SUL PROFILO DEI DOTTORI DI RICERCA

L’Indagine AlmaLaurea sul Profilo dei dottori di ricerca mostra che tra i dottori di ricerca è maggiore la presenza di donne: rappresentano il 54%, percentuale tuttavia inferiore a quanto rilevato tra i laureati di secondo livello del 2016 (59%).

I dottori di ricerca, rispetto ai laureati magistrali, provengono in maggior misura da famiglie con almeno un genitore laureato (rispettivamente 44% e 34%) e con estrazione socio-economica elevata (31% contro il 25% dei laureati).
L’età media al conseguimento del titolo di dottore è 32,9 anni; resta vero che circa la metà dei dottori ottiene il titolo al massimo a 30 anni di età, mentre il 23% conclude il percorso prima dei 29 anni.

Per quanto riguarda la mobilità, il 63% dei dottori di ricerca consegue il titolo nello stesso ateneo in cui ha conseguito la laurea, il 27% in un'altra università italiana, il 10% proviene da un ateneo estero.

Per quale motivo hanno deciso di iscriversi ad un dottorato di ricerca?
La motivazione
più importante è per 81 laureati su cento quella di migliorare la propria formazione culturale e scientifica. Il 47% dei dottori ha ritenuto importante lo svolgimento di attività di ricerca e studio in ambito accademico, il 39%  il miglioramento delle proprie prospettive lavorative, il 34% l’ottenimento di un finanziamento a copertura del dottorato e il 31% ha ritenuto importante lo svolgimento di attività di ricerca e studio in ambito non accademico.

Il 77% dei dottori di ricerca ha usufruito di una borsa di studio di dottorato; il 58%, tra coloro che l’hanno attenuta, giudica il finanziamento adeguato. Inoltre, il 51% dei dottori di ricerca ha svolto un’attività lavorativa nel corso del dottorato.

Le esperienze di studio all’estero rappresentano un elemento importante, riguardano infatti il 48% dei dottori di ricerca e sono realizzate prevalentemente su base volontaria per collaborare con esperti (53%), elaborare la tesi di dottorato, ma anche per utilizzare laboratori e attrezzature specifiche (rispettivamente, il 13% e il 12%). Non è un caso, pertanto, se la soddisfazione complessiva per questo tipo di esperienze è molto elevata (pari in media a 8,8, su una scala 1-10).

Il 68% dei dottori che hanno svolto un’esperienza all’estero ha scelto come meta di studio un Paese europeo, in particolare Regno Unito (13%), Francia (13%) e Germania (11); tra i Paesi extra-europei, i più attrattivi sono gli Stati Uniti d’America (18%). Oltre un dottore su tre ha un’esperienza all’estero superiore ai 6 mesi.

Tra gli aspetti che caratterizzano l’esperienza di dottorato risaltano il tempo dedicato alla ricerca (il 73% dei dottori vi dedica oltre 30 ore a settimana), la realizzazione di pubblicazioni (l’80%) e le attività di collaborazione alla didattica (66%).

Tra i vari aspetti della valutazione dell’esperienza di dottorato i più apprezzati sono la competenza del supervisore in merito all'argomento della tesi (in media 8,1 su una scala 1-10), l’acquisizione di nuove competenze e abilità specifiche (7,9), l’approfondimento di contenuti teorici e la padronanza di tecniche di ricerca (entrambi 7,6). Le prospettive di carriera sono l’unica voce che non raggiunge la sufficienza (5,8), mostrando come i dottori non percepiscano concrete possibilità di carriera al termine del loro investimento in formazione. Non a caso, ben 73 dottori su cento ritengono che per il proprio settore disciplinare le opportunità lavorative siano maggiori oltreconfine.

Al termine del dottorato, il 32% pensa di intraprendere la carriera accademica, in Italia o all’estero, il 18% vorrebbe ricoprire una posizione di alta professionalità alle dipendenze, nel settore pubblico o privato, mentre il 17% vorrebbe continuare a svolgere attività di ricerca.

 

 

RAPPORTO SULLA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DEI DOTTORI DI RICERCA

Partendo dal presupposto che per i dottori di ricerca il principale sbocco lavorativo resta ancora oggi l’ambito universitario - caratterizzato, com’è noto, da periodi più o meno lunghi di attività svolte con il sostegno di borse di studio o assegni di ricerca - il Rapporto AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei dottori di ricerca mostra come, ad un anno dal conseguimento del titolo, le loro performance occupazionali siano migliori di quelle rilevate tra i laureati magistrali biennali, a riprova che la formazione post-laurea rappresenta tutt’oggi un valore aggiunto e una tutela contro la disoccupazione.

L’85% dei dottori di ricerca a dodici mesi dal titolo, considerando anche coloro che sono in formazione retribuita, è occupato; un valore decisamente superiore al 71% registrato tra i laureati magistrali biennali del 2015 e in linea con quello raggiunto dai laureati solo dopo cinque anni dal conseguimento del titolo magistrale.

L’11% dei dottori è invece alla ricerca di lavoro, mentre la restante quota, pari al 4%, è composta da dottori che non lavorano né cercano lavoro.

Il tasso di disoccupazione è pari al 9%, valore che si discosta nettamente dal 20% registrato tra i laureati magistrali biennali del 2015 ad un anno dal conseguimento.

A dodici mesi dal titolo di dottorato, il 14% può contare su un lavoro autonomo, mentre il 27% su contratti alle dipendenze a tempo indeterminato.
Il 18% è invece assunto con un contratto a tempo determinato, il 17% svolge un’attività sostenuta da assegno di ricerca, mentre il 13% percepisce una borsa post-doc, di studio o di ricerca. 
Oltre la metà dei dottori di ricerca è occupato nel settore pubblico, e solo il 39% nel settore privato, mentre il restante 4% è inserito nel non-profit.
L’86% dei dottori svolge inoltre la propria attività nell’ambito dei servizi, in particolare nel ramo dell’Istruzione e ricerca, l’11% nell’industria e solo l’1% nel settore dell’agricoltura.

Dal momento che quasi un terzo dei dottori di ricerca a un anno dal titolo è ancora impegnato in attività sostenute da borsa di studio o assegni di ricerca, non stupisce che ben 59 dottori di ricerca su cento siano impegnati in una professione intellettuale, scientifica e di elevata specializzazione; il 6% svolge una professione tecnica e il 4% una professione meno qualificata.

Nel proprio lavoro, la metà degli occupati svolge attività di ricerca in misura elevata, il 29% in misura ridotta, mentre il restante 21% non svolge per nulla attività di ricerca. Le retribuzioni mensili nette dei dottori di ricerca intervistati a un anno sono di gran lunga superiori a quanto rilevato tra i laureati di secondo livello: 1.610 euro rispetto ai 1.153 euro percepiti dei magistrali biennali del 2015 a un anno dalla laurea e ai 1.405 euro di quelli del 2011 a cinque anni.
Non stupisce pertanto che per 57 dei dottori di ricerca su cento il titolo sia “molto efficace o efficace” per lavorare; percentuale che sale al 68% tra coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il conseguimento del titolo (il 51% degli occupati).

Se potesse tornare ai tempi dell’iscrizione il 61% dei dottori di ricerca confermerebbe infatti le proprie scelte, iscrivendosi allo stesso corso di dottorato nello lo stesso ateneo; solo il 2%, invece, pur scegliendo lo stesso ateneo, farebbe un altro corso di dottorato. Il 5% si iscriverebbe ad un dottorato di ricerca in un altro ateneo italiano, mentre oltre un quinto si iscriverebbe ad un ateneo estero. L’11% dei dottori di ricerca infine si dichiara pentito della scelta fatta a tal punto che non rifarebbe un corso di dottorato.
 

 

Scarica i Report

Profilo dei dottori di ricerca 2016 - Report 2017

Condizione occupazionale dei dottori di ricerca - Report 2017

 


 

Gli Atenei analizzati nel Profilo dei dottori di ricerca 2016 sono Bolzano, Brescia, Ferrara, Genova, Insubria, Napoli L’Orientale, Piemonte Orientale, Padova, Roma Foro Italico, Roma La Sapienza, Salerno, Trieste, Venezia Ca’ Foscari, Venezia IUAV, Verona.

** Gli Atenei analizzati nella Condizione occupazionale dei dottori di ricerca 2015 sono Bergamo, Bolzano, Brescia, Ferrara, Genova, Insubria, Milano, Milano Bicocca, Milano IULM, Modena e Reggio Emilia, Napoli L’Orientale, Padova, Palermo, Pavia, Piemonte Orientale, Pisa, Roma Foro Italico, Roma La Sapienza, Salerno, Torino, Trieste, Venezia Ca’ Foscari, Venezia IUAV, Verona.