Indagini

Settore dell’Industria: i titoli di laurea più diffusi, la tipologia contrattuale e le retribuzioni

Secondo i dati AlmaLaurea i laureati occupati in questo comparto sono assunti a tempo indeterminato e con stipendi superiori alla media. Migliori performance nel ramo della Metalmeccanica e meccanica di precisione.
09 Ottobre 2017

Il Rapporto 2017 realizzato dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati, che ha coinvolto 103mila laureati di secondo livello del 2011, a 5 anni dal conseguimento del titolo, ha analizzato quali sono i titoli di laurea più diffusi nell’Industria e le caratteristiche di coloro che sono occupati in questo settore: tipologia dell’attività lavorativa, retribuzioni, efficacia del titolo di laurea e utilizzo delle competenze.

Il 19% dei laureati magistrali biennali e a ciclo unico del 2011 occupati a cinque anni dal titolo lavora nell’Industria. Si tratta in prevalenza di uomini (60%), in particolare nei rami della Metalmeccanica e meccanica di precisione, dove la quota di maschi sfiora il 70%; nell’Edilizia, Chimica e Energia e nell’Industria manifatturiera, invece, la componente maschile non raggiunge il 60%.

 

I TITOLI DI LAUREA

I laureati occupati in questo settore provengono prevalentemente dalle classi di laurea in architettura e ingegneria edile-architettura (14%), scienze economico-aziendali (11%), ingegneria meccanica (10%), ingegneria gestionale e ingegneria civile (entrambe 6%); seguono, con valori sotto al 5%, laureati in ingegneria elettronica, farmacia e farmacia industriale, ingegneria per l'ambiente e il territorio, giurisprudenza, biologia, ingegneria aerospaziale e astronautica, ingegneria chimica e scienze dell'economia.

Certo è che a seconda del ramo preso in esame, un titolo di laurea ha più chance di un altro.
Così nell’Industria della Metalmeccanica e meccanica di precisione sono occupati soprattutto laureati delle classi di laurea di ingegneria meccanica (25%), scienze economico-aziendali (13%) e ingegneria gestionale (10%). Nell’Edilizia vanno per la maggiore i laureati di architettura e ingegneria edile-architettura (53%) e ingegneria civile (20%).

Nel ramo della Chimica e Energia i profili sono più diversificati: troviamo così laureati in farmacia e farmacia industriale (12%) e scienze economico-aziendali (10%), ma anche in ingegneria meccanica, biologia e ingegneria chimica (tutti al 6%) e scienze chimiche e ingegneria gestionale (entrambe 5%).     
Infine, nel ramo dell’altra Industria manifatturiera ad avere la meglio sono i laureati di scienze economico-aziendali (16%), ingegneria gestionale ed elettronica (entrambe 7%).

 

I TEMPI DI INSERIMENTO

Il 75% dei laureati occupati nell’Industria si è inserito nel mercato del lavoro solo dopo il conseguimento del titolo universitario, otto punti in più della media. Il 18% lavorava già al momento della laurea ma ha successivamente cambiato lavoro, mentre il 7%, ancora dopo cinque anni dalla conclusione degli studi universitari, prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, percentuale nettamente inferiore alla media pari al 15%.

I tempi di inserimento professionale per chi è occupato nell’Industria sono nel complesso molto buoni, per tutti i rami considerati. Tra chi ha iniziato l’attuale lavoro dopo la laurea il tempo necessario per trovare lavoro è infatti, in media, di 6 mesi e scende a 5 per chi è occupato nel ramo della Metalmeccanica e meccanica di precisione (la media è di 8,4 mesi).

 

IL CONTRATTO

La tipologia dell’attività lavorativa svolta, così come le retribuzioni percepite dai laureati, sono fortemente differenziate rispetto al settore in cui ciascun laureato lavora.            
Così, a cinque anni dal conseguimento del titolo, il 69% di chi è occupato nell’Industria ha un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, valore nettamente superiore alla media pari al 52%. La percentuale sale all’86% tra i laureati inseriti nel ramo della Metalmeccanica e meccanica di precisione, e scende al 32% per chi opera nell’Edilizia.

Il 10% può contare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato, oltre cinque punti in meno della media, senza particolari distinzioni a livello di ramo. Il 15% svolge invece un’attività autonoma (è il 24% del complesso degli occupati): valore che raggiunge il 52% tra quanti sono occupati nell’Edilizia e scende al 2% tra i laureati inseriti nella Metalmeccanica e meccanica di precisione.

 

LE RETRIBUZIONI

Il settore dell’Industria offre retribuzioni nettamente superiori alla media degli occupati in altri settori: a cinque anni dal titolo 1.594 euro netti mensili contro i 1.390 euro del complesso. A influire è certamente la diversa diffusione del lavoro a tempo parziale, che riguarda solo il 5% degli occupati nell’Industria, mentre rappresenta il 16% per il totale degli occupati. In particolare, raggiungono le retribuzioni più elevate gli occupati nella Metalmeccanica e meccanica di precisione, 1.723 euro mensili netti, e nella Chimica e Energia, 1.673 euro; sono nettamente inferiori quelle percepite dai laureati occupati nell’Edilizia, 1.382 euro.              

 

L’UTILIZZO DELLE COMPETENZE ACQUISITE

Resta vero che tra gli occupati in ambito industriale si registra, rispetto al complesso degli occupati, un utilizzo inferiore alla media delle competenze acquisite durante gli studi universitari: il 48% le utilizza in modo elevato, contro il 52% del complesso. La laurea è infatti richiesta per legge solo nel 25% dei casi. Non stupisce pertanto che la laurea sia considerata “molto efficace o efficace” per lavorare per 55 occupati su cento nell’Industria, contro il 62% della media. Fanno eccezione solo i laureati nel ramo dell’Edilizia, dove la percentuale di utilizzo elevato delle competenze è pari al 57%, la laurea è richiesta per legge nel 56% dei casi e l’efficacia raggiunge il 73%.