Indagini

Più opportunità di lavoro per chi ha fatto esperienze di studio all'estero

Sono quasi 27 mila i laureati del 2016 che hanno svolto esperienze internazionali e nell’88% dei casi le ritenute molto positive: valorizzano la formazione e favoriscono l'occupazione.
14 Dicembre 2017

Le esperienze di studio all'estero, per chi le ha fatte, fanno la differenza. Oltre a promuovere valori culturali, di solidarietà, storici e scientifici che favoriscono il processo di integrazione, l’aver studiato all’estero attraverso programmi europei aumenta del 12% le chance di trovare lavoro già ad un anno dal titolo. E questo a parità di ogni altra condizione.

Quanti sono gli studenti italiani che varcano i confini nazionali? Sono 27 mila (quasi l’11%) i laureati del 2016 che hanno compiuto esperienze di studio all’estero riconosciute dal corso di studi.

Il Paese di destinazione più frequente è la Spagna, scelta dal 25% degli interessati dalla mobilità internazionale, seguita da Francia (12%), Germania (10%) e Regno Unito (7%), destinazioni confermate da anni.

L’88% dei laureati che ha partecipato a questi programmi di mobilità internazionale ha ritenuto l’esperienza di studio all’estero decisamente soddisfacente, mentre il supporto fornito dall’ateneo è stato valutato in modo decisamente positivo solamente da 32 laureati su cento. Inoltre, il 77% dei laureati che hanno svolto questa esperienza ha sostenuto esami all’estero poi convalidati in Italia.

 

Chi sono i laureati che scelgono di intraprendere un’esperienza di studio all’estero

Dal XIX Rapporto AlmaLaurea sul Profilo dei laureati emerge che i laureati “3+2” che scelgono di intraprendere un percorso di studio all’estero, collocano tale esperienza più spesso nel biennio magistrale che nel primo livello. Le esperienze di studio all’estero riconosciute dal corso di laurea hanno coinvolto infatti circa l’8% dei laureati di primo livello, il 15% dei laureati magistrali a ciclo unico e dei magistrali biennali; tra questi ultimi, però, altri 5 su 100 non hanno partecipato a programmi nel biennio ma li avevano svolti nel primo livello. Pertanto, 19 laureati magistrali su 100 hanno un’esperienza di studio all’estero nel proprio curriculum formativo, quota prossima all’obiettivo fissato per il 2020 in sede europea (20%).

La partecipazione ai programmi di studio all’estero varia inoltre apprezzabilmente in funzione della disciplina di studio, riflettendo squilibri noti da tempo. Le esperienze di studio all’estero riconosciute dall’università sono abbastanza frequenti solo fra gli studenti del gruppo linguistico (“solo” 31 laureati su 100), mentre in tutti gli altri gruppi disciplinari, a parte medicina e odontoiatria (19%) e architettura (15%), la mobilità riguarda meno del 15% dei laureati. Valori particolarmente ridotti si rilevano non solo per le professioni sanitarie, dove i laureati che hanno preso parte a questi programmi sono il 2%, ma anche per i gruppi insegnamento e educazione fisica (entrambi 3%).

 

L’Indagine sui laureati 2016 conferma anche l’influenza della collocazione geografica dell’Ateneo sulla probabilità di partecipare alla mobilità per ragioni di studio. Le università dell’Italia Nord-Orientale, fra le 71 coinvolte nell’Indagine, hanno in generale percentuali di laureati con un’esperienza di studio all’estero riconosciuta più elevate (15%); all’opposto, l’Italia meridionale e insulare si mantiene un’area in cui le reti di accordi sulla mobilità per studio sono meno diffuse (rispettivamente 7 e 9%).

Altro elemento che continua a caratterizzare la partecipazione ai programmi di studio all’estero ha a che fare con le origini socio-familiari. Il livello di istruzione dei genitori interviene, infatti, come fattore selettivo nei confronti della probabilità di accesso allo studio all’estero: i laureati che hanno svolto tale esperienza risultano il 18% fra i figli di genitori entrambi in possesso di laurea e sono il 6% fra i figli di genitori che non hanno conseguito la maturità. Anche la classe sociale ha un ruolo importante: per le famiglie di estrazione sociale meno elevata, infatti, l’ipotesi di un soggiorno all’estero viene vista come un impegno oneroso che le borse Erasmus o altre fonti di finanziamento non riescono a compensare.

Infine, a influire sulla probabilità di partecipare ad un programma di studio all’estero, a parità di condizioni, è anche la carriera pre-universitaria del laureato (tipo di diploma e voto di maturità): chi ha conseguito il diploma liceale con voti elevati ha una maggiore probabilità di svolgere un periodo di studio all’estero durante il percorso accademico. Tali esperienze sono inoltre molto più diffuse tra chi ha conseguito un diploma liceale (12%) rispetto a chi si è diplomato in un indirizzo tecnico (7%) o professionale (5%).

 

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