Indagini

I laureati del 2016 sono più giovani e più veloci

Terminano gli studi a 26 anni con sempre meno ritardo rispetto ai colleghi che hanno ottenuto il titolo negli anni precedenti.
14 Dicembre 2017

Il XIX Rapporto AlmaLaurea sul Profilo sui laureati permette di analizzare le caratteristiche del capitale umano formatosi nel sistema universitario italiano nel 2016 e traccia un quadro delle performance formative dei laureati.

 

Si laureano prima

Tenendo conto della diversa durata legale dei percorsi di studio, dal Rapporto emerge che tra il 2002, laureati pre-riforma, e il 2016 (dove i pre-riforma sono ormai meno dell’1%), l’età alla laurea è scesa in media di quasi due anni, passando da 27,9 a 26,1.

Nel contempo, fra il 2002 e il 2016 la percentuale dei laureati con almeno 27 anni di età si è ridotta dal 47% al 25%. In particolare, prendendo in esame i soli laureati del 2016, emerge che l’età media alla laurea, oggi pari a 26,1 anni per il complesso dei laureati, varia da 24,9 anni per i laureati di primo livello a 26,9 anni per i magistrali a ciclo unico e 27,5 per i magistrali biennali.

 

Sono più regolari

A influire sul calo dell’età alla laurea è senz’altro l’aumento dei laureati in corso: fra il 2002 e il 2016 i laureati in corso sono quasi quadruplicati (dal 13 al 49%), mentre i laureati al terzo anno fuori corso e oltre sono scesi dal 51% al 16%. In particolare tra i laureati del 2016 sono regolari il 48% dei laureati di primo livello, il 37% dei magistrali a ciclo unico e il 57% dei laureati magistrali biennali.
In media il ritardo alla laurea si è più che dimezzato, passando da 2,9 anni del 2002 a 1,1 del 2016.

Guardando più opportunamente all’indice di ritardo alla laurea, che rapporta il ritardo alla durata legale del corso, si conferma il netto miglioramento della regolarità negli studi. Se i laureati nel 2002 avevano accumulato un ritardo corrispondente in media al 67% dell’intera durata del corso, nel 2016 l’indice è sceso al 36%, con evidenti differenze per tipo di corso di laurea: 37% tra i triennali, 29% tra i magistrali a ciclo unico e 25% tra i magistrali biennali.

Analizzando il dato in base al gruppo disciplinare emerge che si laureano più tardi della media i laureati del gruppo giuridico (52%), architettura e letterario (entrambi 45%) e scientifico e ingegneria (entrambi 43%); all’estremo opposto si posizionano i laureati dei gruppi delle professioni sanitarie (16%), medicina e odontoiatria (20%), educazione fisica (24%) e psicologico (26%).

 

 

 

I fattori che incidono in maniera più rilevante sulla regolarità negli studi

Dal Rapporto emerge che, a parità di condizioni, gioca un ruolo fondamentale il background socio-culturale di provenienza: avere genitori con un elevato livello culturale, indipendentemente dal tipo di corso di laurea, consente migliori performance in termini di regolarità. Ad esempio, concludono gli studi in corso il 51% degli studenti con genitori laureati contro il 45% di coloro che hanno genitori con titoli di studio inferiore al diploma.

Sulla capacità di concludere gli studi in corso influiscono anche altri fattori: hanno maggiore probabilità di laurearsi in tempo gli studenti con diploma liceale e con voti di diploma elevati; l’essersi iscritti con forti motivazioni culturali e professionali e avere svolto un’attività di tirocinio o un’esperienza di studio all’estero.
All’opposto, il fatto di aver svolto attività lavorative durante gli studi è un elemento che ritarda in modo rilevante il conseguimento del titolo per tutti i tipi di corso indagati. Infatti il 45% dei laureati con esperienze di lavoro durante l’università conclude gli studi in corso contro 56% dei laureati senza questo tipo di esperienze.

È altrettanto vero che le esperienze professionali incidono positivamente nella ricerca del lavoro: ad un anno dalla conclusione degli studi e a parità di ogni altra condizione, infatti, i laureati (di primo livello e magistrali) che hanno svolto un’attività lavorativa occasionale durante gli studi hanno il 48% di probabilità in più di lavorare rispetto a chi non vanta tale esperienza.