Indagini

Studiare lavorando: pro e contro

Il 65% dei laureati del 2016 ha svolto un’esperienza di lavoro nel corso degli studi. Si tratta soprattutto di laureati di secondo livello dell’area delle scienze umane e sociali.
14 Dicembre 2017

Negli ultimi dieci anni si è registrata una flessione della quota di laureati con esperienze di lavoro durante gli studi (dal 75% al 65%), probabilmente per effetto sia della crisi economica sia del progressivo ridursi della quota di popolazione adulta iscritta all’università.

Le esperienze di lavoro hanno caratterizzato il 65% dei laureati triennali, il 58% dei magistrali a ciclo unico e il 67% dei magistrali biennali. Più nel dettaglio, nel 2016, 6 laureati su cento hanno conseguito la laurea lavorando stabilmente durante gli studi (lavoratori-studenti); si tratta in particolare di laureati di genere maschile (il 7% dei maschi, contro il 6% delle femmine). Gli studenti-lavoratori, ovvero gli studenti che hanno lavorato occasionalmente durante gli studi, rappresentano invece il 59%. L’incidenza di laureati che giungono al conseguimento del titolo privi di alcun tipo di esperienza lavorativa è pertanto aumentata negli ultimi dieci anni e nel 2016 raggiunge il 35% (+11 punti percentuali rispetto ai laureati del 2006).

 

L’identikit dei laureati con esperienze di lavoro nel corso degli studi

La condizione socio-culturale della famiglia di origine influenza la probabilità di lavorare nel corso degli studi. Tra i laureati con almeno un genitore laureato, infatti, i lavoratori-studenti sono solo il 4%; salgono al 6% fra quanti hanno genitori con titoli di scuola secondaria di secondo grado e raggiungono l’11% tra i laureati con genitori in possesso di un titolo inferiore o che sono senza titolo di studio.

Tra i laureati con una formazione liceale il lavoro durante gli studi è meno diffuso: i lavoratori-studenti sono solo il 5% contro l’11% di chi ha un diploma tecnico e il 15% di chi ne ha uno professionale.

Il lavoro nel corso degli studi universitari è più diffuso nell’area delle scienze umane e sociali: i lavoratori-studenti sono il 16% nel gruppo insegnamento e il 12% nel politico-sociale. Nell’area di medicina e odontoiatria il 60% dei laureati non ha svolto alcuna attività lavorativa durante gli studi universitari.

 

 

Il lavoro nel corso degli studi universitari è inoltre più diffuso tra gli studenti dell’Italia del Centro-Nord rispetto a quelli del Mezzogiorno: hanno svolto attività lavorative il 72% dei laureati settentrionali, il 68% del Centro e il 57% dei meridionali.

Per il 48% dei lavoratori-studenti (21% tra gli studenti-lavoratori) il lavoro svolto è coerente con il percorso formativo intrapreso: una maggiore coerenza tra studio e lavoro si rileva tra i laureati dei gruppi educazione fisica (75%), professioni sanitarie (72%) ed insegnamento (70%).

Resta vero che al crescere dell’impegno lavorativo degli studenti diminuisce l’assiduità nel frequentare le lezioni. Hanno seguito oltre i tre quarti degli insegnamenti previsti dal corso di studi 78 laureati su cento fra quanti non hanno lavorato, rispetto al 67% fra gli studenti-lavoratori e al 33% fra i lavoratori-studenti.

Tuttavia, come confermano le indagini AlmaLaurea, l’aver svolto lavori occasionali durante gli studi aumenta del 48% le chance di trovare lavoro a un anno dal titolo.