Indagini

L’importanza dei tirocini curriculari: un plus per il mercato del lavoro

Il 57% dei laureati fa queste esperienze nel corso degli studi. Nel 70% dei casi è considerata estremamente positiva, in particolare se svolta all’estero.
14 Dicembre 2017

Svolgere un tirocinio curriculare riconosciuto dal corso di studi, come più volte sottolineato dalle Indagini AlmaLaurea, rappresenta un plus per l’ingresso nel mercato del lavoro: a parità di ogni altra condizione, ad un anno dal titolo, consente di aumentare le probabilità occupazionali dell’8%.

 

Chi sono i laureati che svolgono questo tipo di esperienze

La quota di laureati che ha svolto tirocini curriculari è cresciuta ininterrottamente negli ultimi anni per poi stabilizzarsi dal 2010 intorno al 57% (erano il 44% nel 2006 e addirittura solo il 20% nel 2002).

In particolare, ha riguardato il 59% dei laureati di primo livello, percentuale che sale al 68% se si considerano coloro che non intendono proseguire gli studi e scende invece al 53% tra coloro che hanno deciso di continuare con la formazione universitaria.

Le esperienze di tirocinio hanno riguardato il 41% dei laureati magistrali a ciclo unico e il 58% dei magistrali biennali. In particolare, tra questi ultimi, un ulteriore 12,5% non ha svolto tirocini nel biennio di studi conclusivo ma li aveva svolti nel corso del primo livello: di conseguenza 71 laureati magistrali biennali su cento dispongono di esperienze di tirocinio nel proprio bagaglio formativo.

A livello di gruppo disciplinare, hanno svolto un maggior numero di stage e tirocini i laureati dei gruppi insegnamento (89%), professioni sanitarie (82%), chimico-farmaceutico ed educazione fisica (entrambi 81%) e geo-biologico (77%). Tra gli ingegneri tale percentuale scende al 40% e nel gruppo giuridico arriva solo al 17%.

 

A livello territoriale, sono i laureati degli Atenei del Nord ad aver svolto più esperienze di tirocinio rispetto a coloro che hanno conseguito il titolo in un’università del Centro o del Sud e Isole: rispettivamente 60% contro 53% e 55%; differenze simili si registrano tra Atenei di piccola-media dimensione (64%) e quelli di grandi dimensioni (55%).

Le attività lavorative già svolte e riconosciute solo successivamente dal corso costituiscono il 15% del totale delle attività di tirocinio e riguardano in particolare i laureati dei gruppi linguistico (26%), politico-sociale, giuridico ed economico-statistico (tutti e tre 25%); sono al di sotto del 5% invece per i laureati delle professioni sanitarie e del gruppo chimico-farmaceutico.

Le attività di tirocinio organizzate dal corso di laurea sono svolte in maggioranza al di fuori dell’università (65%). I laureati del geo-biologico e di medicina e odontoiatria invece le hanno svolte prevalentemente in università (rispettivamente 52% e 49%).

 

Più soddisfatti i laureati che hanno svolto un’esperienza di tirocinio all’estero

I tirocini sono stati di durata superiore alle 400 ore per 25 laureati su cento che hanno svolto queste esperienze all’interno del corso di studi: si tratta soprattutto dei laureati dell’area tecnico-scientifica (rispetto a quelli dell’area delle scienze umane e sociali) e dei laureati magistrali a ciclo unico (il 52%, tra questi ultimi, ha svolto un tirocinio di durata superiore a 400 ore). Il 5% dei tirocini organizzati dal corso di studi viene svolto all’estero, in larga misura accedendo a un programma europeo di Erasmus Placement. Sono maggiormente diffusi tra i laureati magistrali biennali (9%) e a ciclo unico (7%); superano il 15% tra i laureati del gruppo linguistico e il 12% tra quelli di medicina e chirurgia.

Per 70 laureati su cento l’esperienza di tirocinio si è rivelata decisamente positiva, in particolare se svolta all’estero, mentre il servizio di supporto offerto dall’Ateneo è ritenuto pienamente soddisfacente da poco più del 40% dei laureati.