Lavoro

“I laureati italiani in Germania? Sono apprezzati”

16 Luglio 2012

In Germania ci tornerebbe al volo. Perché? L’economia funziona, la burocrazia non soffoca e poi la meritocrazia, gli investimenti in ricerca, l’alta qualità della vita. Certo, il clima non è dei migliori, “ma i tedeschi non sono freddi, quello è solo uno stereotipo”. Raffaele Apostoliti, calabrese 41enne e una laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, per la Germania ha una vera passione. La sua tesi di laurea era sul diritto costituzionale tedesco e in Germania ha vissuto, studiato e lavorato, frequentando scuole di lingue a Brema, facendo un tirocinio all’Istituto nazionale per il commercio con l’estero di Berlino, svolgendo il praticantato legale presso l’Istituto italo-tedesco di cultura giuridica comparata e anche facendo il rappresentante per l’Italia di un’impresa di Dresda. “In Germania la preparazione dei giovani italiani è generalmente apprezzata, soprattutto nell’ambito scientifico e, a differenza dell’Italia, non contano le raccomandazioni” dice commentando la campagna di AlmaLaurea per far conoscere alle imprese tedesche i laureati italiani e offrire loro nuove possibilità lavorative.

Dalla tesi di laurea sul diritto costituzionale tedesco, alle diverse esperienze formative e professionali che ha avuto, sembra che lei abbia una vera passione per la Germania. È così?
“Sì,  ho una predilezione per la Germania perché ne apprezzo la mentalità. L’enorme rispetto per il prossimo, l’educazione e la cortesia permettono di instaurare facilmente rapporti personali. Il livello dei servizi offerti al cittadino è eccellente. Il costo della vita, a differenza di altri paesi sviluppati, è basso”.

Lei ha una conoscenza diretta del mondo del lavoro tedesco. Che ne pensa e che opportunità offre ai giovani?
“Il sistema economico tedesco è progettato perché istituzioni, università e imprese siano profondamente integrate e abbiano un unico intento: la competitività economica. Le università sono eccellenti, può accedervi solo chi ha studiato al Gymnasium e normalmente non registrano un surplus di laureati in relazione alla domanda di ogni singolo settore. Gli insegnamenti hanno una connotazione prettamente pratica e sono previsti tirocini ancora prima del completamento del percorso accademico, in modo che il neolaureato disponga di un bagaglio di competenze e di esperienze non indifferente. La burocrazia non è soffocante e permette con facilità di intraprendere le più disparate iniziative economiche. La ricerca, privata o pubblica, gode di notevoli finanziamenti. Le imprese sono aperte al rinnovamento e sentono come un preciso dovere la formazione dei dipendenti. La legislazione sul lavoro, pur garantendo una certa protezione al lavoratore, consueta nelle socialdemocrazie del nord Europa, non presenta gli estremi e le storture del sistema italiano. A differenza dell’Italia, non sono importanti conoscenze e raccomandazioni, tutti hanno eguali chances. Il concetto di meritocrazia è profondamente radicato”.

AlmaLaurea ha lanciato una campagna per mettere in contatto le aziende tedesche con i laureati italiani. Dalla sua esperienza, come è giudicata in Germania la preparazione universitari degli italiani?

“Generalmente è apprezzata. È soprattutto l’ambito scientifico quello in cui gli italiani hanno maggiori possibilità di inserimento: architettura, ingegneria, fisica, chimica, medicina e via dicendo”.

Oggi lei che cosa fa?
“Vivo a Roma. Studio per sostenere concorsi nella pubblica amministrazione, ormai sempre più rari, e nel frattempo insegno la lingua italiana a stranieri e traduco occasionalmente documenti commerciali per un’impresa tedesca. Sono piuttosto versatile nella ricerca di un lavoro. Valuto sia l’iniziativa privata che la possibilità di lavorare per terzi. L’ideale sarebbe l’inserimento in aziende tedesche che investono in Italia o in aziende italiane desiderose di espandersi in Germania, o anche in Austria. Ma più del ‘cosa’ fare, per me conta il ‘come’: è molto importante poter andare fieri del proprio lavoro, qualunque esso sia, anche il più semplice”.

E lei tornerebbe a vivere in Germania?
“Sì, ci tornerei al volo. La qualità della vita è molto alta e ciò compensa un meteo non sempre gradevole. La realtà sociale è assai dinamica e permette di assecondare le proprie aspirazioni.  È poi solo uno stereotipo l’immagine di un popolo tedesco freddo e intransigente”.