Lavoro

AlmaLaurea arriva in Tunisia

26 Marzo 2012

Si chiama Islah (in arabo “riforma”) il progetto internazionale che prevede la creazione di una banca dati con i curricula dei laureati sulla base di quella già realizzata da AlmaLaurea. Tra i partner del progetto, coordinato da AlmaLaurea, e ora al vaglio dell’Unione Europea, anche la Tunisia, che per la prima volta parteciperà con quattro atenei a fianco di Stati come il Marocco e la Francia. “Questo genere di banca dati manca nel nostro Paese” spiega Oussama Benabdelkarim, direttore del Bureau de statistique et de la pianification presso il Ministère de l’enseignement supérieur della Tunisia. A margine del convegno “Dopo la laurea: studi ed esperienze di lavoro in Italia e nel contesto internazionale”, Benabdelkarim racconta del proprio Paese, dove è nata la prima scintilla della “primavera araba”, e delle conseguenze della rivoluzione e della democratizzazione della Tunisia sulla governance del sistema dell’istruzione superiore. In un momento di riforma dell’intero sistema universitario, “il know-how di AlmaLaurea è molto importante – dice – e, con una banca dati di circa un milione e mezzo di cv che esiste già, permetterà in primo luogo a noi Università tunisine, di beneficiarne, e in secondo luogo, se il progetto arriva a dare i risultati attesi, ad estenderlo all’intero sistema universitario del Paese”.

Di seguito l’intervista completa. Vedi un estratto video dell’intervista.

AlmaLaurea e il vostro Ministero hanno recentemente preparato un progetto per lo sviluppo di una banca dati dei laureati, capace di fornire un quadro attendibile delle caratteristiche e delle performance del sistema di educazione superiore tunisino. Se questo progetto sarà approvato dai finanziatori, quale impatto possiamo attenderci sul sistema della governance universitaria?
“Il progetto Islah, coordinato da AlmaLaurea e di cui la Tunisia fa parte, è un progetto Tempus finanziato dall’Unione Europea. Comporterà l’estensione del lavoro che AlmaLaurea sta compiendo a livello italiano,  con la partecipazione di un partner francese, con le Università marocchine che lavorano già  al progetto preesistente (GrInsA) e, per la prima volta, con la Tunisia come partner, a vantaggio di tutti. La Tunisia parteciperà al progetto con quattro Università: l’Università di Monastir, che si trova al centro del Paese, l’Università di Gabès, che è nel Sud, e due Università che si trovano nella zona interna del Paese: Gafsa e Jendouba. Dunque, questo progetto ci permetterà di avere una banca dati affidabile, che ci consentirà anche di metterci in rete con il Ministero della formazione professionale e del lavoro e con il suo Osservatorio nazionale del lavoro e delle professioni. Quindi, da un lato, si verrà a creare un legame con il lavoro che stiamo già facendo e che si assomiglia alle inchieste generazionali e dall’altro, in parallelo, avremo una banca dati attendibile sugli studenti che escono dall’insegnamento superiore”.

Ritiene auspicabile l’estensione del progetto all’intero sistema universitario del Paese, ispirandosi al modello di AlmaLaurea che ha potuto vedere oggi?
“Questo genere di banca dati, che manca nel nostro Paese, e il know-how di Alma Laurea è molto importante: permetterà in primo luogo a noi, Università tunisine, di beneficiarne, e in secondo luogo, se il progetto arriva a dare i risultati attesi, di estenderlo all’intero sistema universitario del Paese. Quando parlo delle Università parlo dell’intermediazione degli Osservatori delle Università che saranno un elemento chiave in questo processo. Inoltre, se i risultati del progetto saranno interessanti – e penso che lo saranno – possiamo cercare altri finanziamenti per la sua estensione attraverso il progetto Tempus, ad esempio dalla Banca Mondiale o dall’Unione Europea”.

La Tunisia ha vissuto un cambiamento profondo. Il vostro Paese rappresenta, nel Mediterraneo, un terreno estremamente interessante per misurare l’impatto di questa trasformazione anche sull’educazione superiore e sugli sbocchi professionali. Quali sono ad oggi gli effetti maggiori della “primavera araba” sulla vita degli studenti e sugli studi superiori?
“La Tunisia è il primo Paese in cui c’è stata quella che viene chiamata la ‘primavera araba’, una rivoluzione che è iniziata da una sollevazione per così dire popolare e della componente sociale degli studenti e di coloro che erano alla ricerca di un lavoro. La rivoluzione ha portato non pochi cambiamenti nell’istruzione superiore. Con il governo di transizione, ovvero il primo governo che c’è stato e il ministro che era in carica, è stata messa in piedi l’idea degli Stati generali dell’Università, ovvero: rivediamo il sistema da cima a fondo ispirandoci alle cose ben fatte nel passato, ma miglioriamolo anche guardando al futuro. E poi: guardiamo all’esperienza di altri Paesi, ascoltiamo i presidenti delle Università, gli studenti, i sindacati, per rinnovare il nostro sistema nell’arco di un anno e mezzo. Questo, facendo una proiezione sulle possibilità future, ci permetterà di dare più libertà alle Università, di rinnovare i corsi di laurea, e in particolare quelli che offrono alte possibilità di impiego, di inaugurare diplomi su due sedi, una locale e una straniera”.

Uno dei grandi temi del dibattito sull’occupazione giovanile riguarda il rapporto tra le competenze richieste dalle imprese e la formazione garantita dalle Università: qual è la situazione in Tunisia? Le Università hanno inaugurato dei processi di riforma nella direzione della professionalizzazione?
“Il Ministero della formazione superiore e delle ricerca scientifica ha rinviato questa questione agli Stati generali, ovvero ha lanciato una consultazione generale sull’insegnamento superiore: lavoreremo su questo tema per un periodo di circa 15 mesi. Delle consultazioni generali sono state lanciate anche all’interno di altri Ministeri, come quello dell’educazione e quello della formazione professionale e dell’impiego, con l’obiettivo di riforma del sistema. Inoltre, attraverso una pluralità di progetti stiamo mandando avanti tutto ciò che riguarda i partenariati e la professionalizzazione dell’insegnamento superiore. Stiamo lavorando a tutto ciò che riguarda la professionalizzazione e spero che il contributo di tutti i partner stranieri sarà sempre più importante”.

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