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"AlmaLaurea: una freccia all'arco dell'Europa"

16 Maggio 2011

"Affascinato dall'intelligenza e dalla semplicità del modello". In questi termini spiega il suo incontro con AlmaLaurea Jean-Louis Guigou, Delegato Generale dell' Institut de Prospective Èconomique du Monde Méditerranéen - IPEMED "certo del ruolo determinante che il Consorzio potrà svolgere all'interno del bacino Euro Mediterraneo".
Il professore, intervenendo alla Conferenza internazionale "Capitale umano e occupazione nell'area europea e mediterranea", promossa, il 10 e 11 marzo a Bologna, da AlmaLaurea e dall'AlmaMater, da ardente sostenitore dell'avvicinamento euromediterraneo, traccia un quadro puntuale della situazione che sta interessando la sponda sud del mare nostrum. "La crisi politica e le rivoluzioni che si stanno verificando sono frutto di quello che potremmo definire il contagio Europeo. Ora, se non vogliamo che queste popolazioni si orientino verso prospettive rivoluzionarie, dobbiamo fare un'offerta che sia sull'economia". "Un'offerta- precisa Guigou- che favorisca soprattutto l'occupazione giovanile". Come? "Coinvolgendo e responsabilizzando le imprese, attraverso finanziamenti e agevolazioni e rivedendo i sistemi formativi all'interno del paese" precisa il delegato generale di IPEMED. "In questo caso abbiamo molte frecce al nostro arco: borse di studio, collaborazioni tra istituzioni universitarie, collegamenti con il mondo lavoro e diffusione di modelli di analisi come quelli offerti da AlmaLaurea"  

Quali sono gli effetti della "Primavera araba" sul mercato del lavoro del Mediterraneo, in particolare per i giovani laureati?
"In Egitto il 70% della popolazione ha meno di 30 anni. Lo stesso vale per tutti i paesi del sud e dell'est del Mediterraneo. Questo significa che nei prossimi anni sarà necessario creare tanti posti di lavoro per assorbire il numero crescente di accessi. Al posto di un'analisi approssimativa sull'attualità dei fatti, preferisco riferirmi ad alcuni lavori scientifici, quelli che portano IPEMED all'interno di una riflessione sulle prospettive del Mediterraneo nel 2030. Prendo spunto dalla tavola dell"L'emploi dans les pays méditerranéens : Evolution récente et perspectives" di Frederic Blanc, delegato generale del FEMISE, così come dal suo commento. Per mantenere invariati i livelli attuali di attività e quelli di disoccupazione, per i paesi del Mediterraneo sarà necessario creare 34 milioni di posti di lavoro nei prossimi 20 anni, circa 1,5 milioni l'anno. Un obiettivo che nell'ultimo decennio sono riusciti a raggiungere, ma che nel 2030 potrebbe portare sulle rive sud del Mediterraneo ben 150 milioni di persone senza lavoro. Tuttavia, oggi stiamo assistendo a un tasso di crescita più elevato che, se si prolungherà fino al 2030, condurrà alla creazione di 62 milioni di posti di lavoro (circa 2,7 milioni l'anno in media). Se sarà questo lo scenario futuro, avremo un aumento di 10 punti percentuali sul tasso di attività, ovvero circa 30 milioni di attivi in più rispetto alle persone inattive. Ma questo non sarà però sufficiente per frenare la crescita del numero delle persone inattive. Per raggiungere lo scopo i paesi del Mediterraneo dovranno creare 95 milioni di posti di lavoro, più di 4 milioni per anno. Riuscire a fare un'operazione di questo genere vuol dire mantenere dal 2007 al 2030 il numero di inattivi intorno a 64 milioni, il che porterà alla creazione di 94 milioni di posti di lavoro in 20 anni. Ma come raggiungere lo scopo? Sarà necessaria una riorganizzazione massiva della produzione da nord verso sud, come fece la Germania a favore dei paesi dell'Europa centro orientale e la creazione di posti di lavoro per i paesi del Mediterraneo". 

Ci sarà un futuro comune per le regioni euro mediterranee?
"E' necessario parlare di futuri comuni, al plurale. Gli studi di "Mediterraneo 2030" portano a tre tipi di scenario che condivido. Il primo, di crisi e marginalizzazione del Mediterraneo. La causa è da ricercarsi nella recessione che sta interessando l'Europa del sud, ovvero paesi come Grecia, Spagna, Italia e Francia, e che si coniuga perfettamente con l'instabilità duratura della zona araba del Mediterraneo. Un altro possibile scenario, potrebbe essere una situazione di divergenza tra le due rive, ovvero l'Europa si riassesta e porta avanti una transizione economica e politica incompiuta al Sud. In questo caso, solamente gli scambi commerciali e un'immigrazione selettiva permetteranno di stabilire delle relazioni tra nord e sud. Infine, si potrebbe arrivare a una situazione di convergenza grazie a una forte cooperazione regionale e al trasferimento di saperi e di capitali. Con la "Primavera araba" quest'ultimo scenario potrebbe anche verificarsi. Molto dipenderà dall'offerta europea di cooperazione con i paesi arabi liberi".   

Quali sono i principali progetti da realizzare e le politiche da applicare per la costruzione di una regione euro mediterranea?
"I paesi arabi sulla strada della democrazia stanno affrontando una fase particolarmente critica, piena di insidie. Possono fare una deviazione dall'Europa e guardare alla Cina o agli Stati Uniti, interessati a queste aree del sud del Mediterraneo per la ricchezza di materie prime. Altrimenti, possono essere assorbiti dalla "piovra del fanatismo etno-religioso" come scrisse Edgar Morin, filosofo e sociologo francese. Infine, si possono rivolgere all'Europa a condizione che l'indirizzo politico sia chiaro, veloce, ambizioso e scaglionato nel tempo. Questo avrà delle conseguenze. Nel breve termine, per l'Ue sarà necessario seguire attentamente, "accompagnare" il movimento e rispondere alle domande; di contro, i paesi liberi del Mediterraneo si troveranno risolvere a problemi specifici. Far quadrare il bilancio, assicurare la stabilità dei conti esterni, stabilizzare la moneta, i cambi, offrire delle garanzie alla capacità di credito, creare un fondo di microcredito. Nel medio termine, l'Europa dovrà proporre un piano di modernizzazione e un piano regolatore territoriale per ogni paese libero mobilitando i finanziamenti della Banca Mondiale, della BEI European Investment Bank, della KfW Bankengruppe e della BAD, African Development Bank. Oltre agli aiuti bilaterali sarà necessario proporre all'assemblea dei paesi del sud e dell'est del Mediterraneo delle vere e proprie politiche d'interesse generale. Come per esempio: un'istituzione finanziaria per lo sviluppo del Mediterraneo, così come una politica energetica, di sicurezza alimentare e poi, tre o quattro grandi politiche comuni. Nel lungo termine, parlo tra 10 o 15 anni, sarà invece necessario offrire una concreta visione politica ed economica comune. Bisogna riaccendere le luci della speranza. Come? Sul piano politico è necessario ridefinire il Processo di Barcellona (1993), quello di vicinato (2002) e quello dell'Unione per il Mediterraneo. La ridefinizione della cooperazione tra nord e sud si deve fare insieme: nessuno può imporre la propria visione. Ma l'esperienza degli ultimi 15 anni mi porta a pensare che è possibile creare un "ancoraggio" storico tra le due rive. Questo tipo di ancoraggio potrebbe chiamarsi "Comunità Mediterranea" proprio come nel 1956 si è creata la Comunità Europea, in termini istituzionali, offrendo ai paesi che lo desideravano lo status di "membro associato" dell'Unione Europea".

Di che regione si tratta?
"Una grande regione mondiale con un ruolo forte all'interno della competizione multipolare. Sul piano economico sarà necessario proporre "un modello ecologico di produzione" (Hubert Vedrin).
Dopo "l'industrializzazione" la "finanziarizzazione" e l'"informatizzazione" è ora il tempo dell' "ecologizzazione" del nostro sistema produttivo. Se tutti i paesi adottassero il modo di vita americano servirebbero quattro pianeti per far fronte ai bisogni di materie prime. Se l'Europa diventasse leader in campo ecologico potrebbe condividere con i paesi arabi liberi un nuovo modello di sviluppo umano e duraturo. I paesi del sud del Mediterraneo saranno favorevoli a questo approccio "ecologizzante". E' necessario, insieme nord e sud del Mediterraneo, inventare un nuovo modello industriale, urbano ed ecologico".

Qual sarà il ruolo della migrazione "di ritorno" nello sviluppo dei paesi della costa sud del bacino del Mediterraneo?
"Questa migrazione di ritorno sarà fondamentale. Lo si è visto in India, in Cina dove la diaspora ha giocato un ruolo strategico nel trasferimento di saperi, capitali e tecnologie. Credo quindi che attraverso la transizione democratica, inevitabile, in tutti i paesi del sud e dell'est del Mediterraneo la migrazione di ritorno sarà più che favorita".

Pensa che il modello AlmaLaurea possa diventare una struttura unificante per la creazione di un sistema di formazione superiore nella regione euro-mediterranea?
"Ho scoperto da un anno il modello AlmaLaurea grazie al professore Pierre Dubois. Sono affascinato dall'intelligenza e dalla semplicità del modello. Quindi, senza ombra di dubbio credo che questo modello che incrocia offerta e domanda di laureati di qualità possa sicuramente contribuire ad accrescere l'unificazione del bacino euro-mediterraneo".

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