Lavoro

"AlmaLaurea in Maghreb e in Medio Oriente"

24 Maggio 2011

“AlmaLaurea è un modello che, superate le distanze geografiche, ha un grande potere su alcuni obbiettivi formativi e occupazionali strategici sanciti dal Processo di Barcellona. E’ un network capace di incidere in modo positivo sulle possibilità occupazionali offerte ai laureati, sul miglioramento dell’offerta didattica e sul livello di qualità degli studenti. Per questo, spero venga presto diffuso a tutte le università dell’area del Maghreb e del Medio Oriente”.
Ilan Chet, vice segretario generale del sistema di istruzione superiore e ricerca dell’Unione per il Mediterraneo, intervenendo via video alla Conferenza internazionale "Capitale umano e occupazione nell'area europea e mediterranea", promossa, il 10 e 11 marzo a Bologna, da AlmaLaurea e dall'AlmaMater, si dice entusiasta del sistema AlmaLaurea e ne illustra le potenzialità.

Secondo lei che ruolo dovrebbe avere il sistema universitario per formare giuste competenze e migliorare così le opportunità occupazionali dei giovani laureati?
“E’ una questione molto importante che va discussa alla luce delle potenzialità che ogni università ha, passando in rassegna, dal tipo di formazione che si impartisce alle diverse modalità di insegnamento, punti di forza e di debolezza di ogni struttura. In via generale, si potrebbe dividere la formazione accademica in tre grandi gruppi disciplinari: studi umanistici, scienze sociali e naturali. Le prime, sono lauree meno richieste dalle aziende, ma sono molto utili agli studenti che vogliono intraprendere la carriera accademica o entrare nelle realtà pubbliche. Non dobbiamo dimenticare che le Facoltà umanistiche possiedono un valore aggiunto fondamentale per la società, anche se sviluppano competenze professionali magari meno appetibili di altre per il mercato del lavoro. Poi, ci sono i laureati in scienze sociali che per aumentare le loro opportunità professionali posso seguire un MBA in business administration, in finanza o in economia, specializzazioni molto richieste dal mondo imprenditoriale, e che possono rappresentare un volano occupazionale per gli studenti che hanno un background formativo di qualità.
Infine, le scienze naturali: qui troviamo materie come matematica e informatica ricercate dalle imprese che lavorano nel campo dell’high tech e dell'information technology. Lo stesso può dirsi per le lauree in fisica, chimica, biotecnologia e biologia, utili principalmente per il mondo dell’industria. In questo caso, le possibilità occupazionali che si presentano ai laureati sono superiori rispetto a quelle offerte da altri titoli di studio perché il potenziale pratico che sviluppano è maggiore. Basta guardare ai paesi del Medio Oriente da poco entrati nei meccanismi economici globali: in questo caso, il futuro credo si giochi prima di tutto su nuove opportunità di start up aziendali, innovazioni e tecnologia. Vuol dire che le imprese che stanno investendo in questi territori potrebbero offrire ottime opportunità professionali ai laureati, soprattutto quelli dell’ambito delle scienze naturali”.

In questo contesto, come valuta il sistema AlmaLaurea? Pensa sia un modello decisivo per la promozione e sviluppo del sistema formativo Euro Mediterraneo e il miglioramento delle opportunità occupazionali dei giovani laureati?
“Sono rimasto entusiasta dal modello AlmaLaurea. Si tratta di un network unico, che offre alle università italiane consorziate una cartina di tornasole attendibile e comparabile del loro operato. Inoltre, come strumento di orientamento strategico per la scelta del percorso di studi, si avvicina alle necessità dei laureati e, grazie al suo data base di oltre un milione e 700 mila curricula certificati, risponde alle esigenze delle imprese mettendo a disposizione, di volta in volta, i profili più adeguati. Per tutti questi motivi ritengo AlmaLaurea un sistema molto valido, capace di incidere in modo efficace e positivo sulle opportunità occupazionali dei laureati, non solo all’interno del contesto italiano, ma anche oltre, soprattutto nei paesi della sponda sud del Mediterraneo dove, se adeguatamente riproposto, risulta estremamente utile. Basta guadare a quello che sta accadendo in Marocco dove AlmaLaurea sta implementando con ottimi risultati il suo modello”.

Come vede il futuro dell’Unione per il Mediterraneo? Cosa pensa delle dure critiche rivolte alla sua capacità di giocare un ruolo significativo all’interno del contesto Euro Mediterraneo?
“Il processo di Barcellona ha avuto inizio molto tempo fa, nel 2008, ma il Segretariato dell’Unione per il Mediterraneo ha cominciato a essere attivo solo a settembre del 2010. Questo vuol dire che, di fatto, stiamo lavorando su questo progetto da soli sei mesi, e per organizzare e programmare una struttura come questa servono tempo, pazienza e attenzione. E le difficoltà non sono certo mancate, dal budget, tagliato in diverse occasioni, al regolamento del Segretariato, approvato solo due mesi fa. Basti pensare che le direttive su come selezionare i progetti non sono ancora state approvate dai funzionari ministeriali, anche se oramai dovremo esserci.
Nel dettaglio il Segretariato è composto da sei settori: energia alternativa, ambiente, acqua, affari sociali, protezione civile, energie alternative, urbanizzazione e, infine, istruzione superiore e ricerca di cui mi occupo personalmente. Uno dei punti centrali è il lavoro svolto all’interno del network Emuni, l'Università Euro-Mediterranea che a breve aprirà una sede anche a Fez, in Marocco. Il centro operativo sarà sempre in Slovenia, ma la struttura avrà una rappresentanza anche tra le università della sponda sud del Mediterraneo”.

Potrebbe farci qualche esempio?
“Con Emuni abbiamo di recente attivato un master dedicato a una formazione specifica per preparare profili adeguati nell’ambito dei diversi settori e obbiettivi del Segretariato, com’era stato deciso dall’Unione Europea. Non solo, insieme al Professor Joseph Mifsud, presidente dell’università Euro-Mediterranea, stiamo promuovendo un nuovo programma di Phd su governance e desertificazione in Medio Oriente per formare dei laureati ad hoc. L’idea è di far procedere l’Unione per il Mediterraneo sulle linee tracciate del Processo di Bologna, un terreno comune necessario per unificare i percorsi delle singole università e rendere possibile la mobilità di studenti e professori.
Solo ricalcando le orme del Processo saremo infatti in grado di migliorare il sistema nel suo insieme. Ecco perché stiamo promuovendo una serie di iniziative in più ambiti al fine di migliorare la realtà universitaria Euro Mediterranea, specialmente al sud, promuovere l’occupazione e rendere più agevole la mobilità di studenti e dei professor. AlmaLaurea fa parte di questo circuito”.

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