Università

“AlmaLaurea, un punto di riferimento per il mondo della formazione”

02 Aprile 2010

“AlmaLaurea traccia una strada per uscire dalla crisi, quella che passa attraverso lo sviluppo del lavoro e la mobilità delle risorse. Una strada che scorre soprattutto all’interno dell’Europa e nel bacino del Mediterraneo, gli spazi del futuro”. Michèle Gendreau-Massaloux rettore e responsabile della Formazione, Istruzione Superiore e Ricerca nella Delegazione francese dell’Unione per il Mediterraneo, intervenendo alla presentazione del XII Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, che si è tenuto all’Università della Calabria venerdì 19 marzo, spiega i vantaggi della banca dati AlmaLaurea. “Il mattone di una grande casa- aggiunge Gendreau-Massaloux- che sarà la casa degli studenti, dei professori, dei lavoratori d’Europa e del Mediterraneo”.

Cosa ne pensa del progetto AlmaLaurea di estendere il modello della sua banca dati a livello Europeo? Che valore aggiunto potrebbe avere per il mondo della formazione e per il mercato del lavoro?
“Il primo merito di AlmaLaurea è di essere uno strumento di conoscenza del mondo della formazione per gli studenti e per le università e del mercato del lavoro per le aziende e gli imprenditori. Mette in relazione i curriculum vitae dei laureati e le aspettative professionali dei giovani con le richieste delle aziende, e lo fa, sia a livello contrattuale, che remunerativo. Il che non è poco, visto che fino ad oggi per farlo abbiamo avuto davvero pochi elementi: AlmaLaurea ci permette di avere dei punti di riferimento razionali, identificabili e comparabili. Ad esempio, ci permette di confrontare il numero dei laureati con le inserzioni disponibili all’interno del mondo del lavoro. Un meccanismo molto funzionale non solo per l’Europa, ma per tutti i paesi del bacino del Mediterraneo”.

Da questo punto di vista AlmaLaurea ha già fatto dei passi avanti: il progetto Grinsa mira a implementare la banca dati dei laureati nelle università del Marocco
“AlmaLaurea in Europa e nel Mediterraneo è uno strumento di conoscenza, di ricerca tra studenti e aziende e di conseguenza uno strumento di successo dal punto di vista sociale perché dà ai laureati e alle università un elemento che permette di fare un confronto sia dal punto di vista contrattuale sia economico tra i vari paesi. E’ l’obiettivo de “L’Union pour la Méditerranée” che io rappresento: in questo senso credo fermamente nel progetto di AlmaLaurea”.

“L’Union pour la Méditerranée” di che cosa si tratta?
“E’ un organismo internazionale ispirato al modello dell'Unione Europea, che intende avvicinare i rapporti fra le nazioni che si affacciano sul Mar Mediterraneo. È stata presentata a Parigi il 13 luglio 2008 dal presidente Nicolas Sarkozy, all’epoca in carica anche come Presidente del Consiglio Europeo. E’ infatti una conseguenza naturale del Processo di Barcellona, che dal 1995 ha intenzione di avvicinare l'Unione Europea alle nazioni mediorientali e africane”.

L’idea alla base dell’Unione qual è?
“Il punto di partenza è che c’è una complementarietà tra i paesi europei e quelli mediterranei molto profonda e che inizia dalla demografia. Basti pensare che nei paesi europei ci sono sempre meno bambini e sempre più anziani per i quali è necessario pagare le pensioni. Che nei paesi del Sud al contrario ci sono sempre più giovani che possono in certi casi compensare il mondo dei giovani lavoratori del Nord che, dal punto di vista demografico, sono più penalizzati”.

Che obiettivi ha questo progetto?
“E’ un progetto che permette a 43 paesi di riunirsi, di affrontare e confrontarsi su diverse tematiche per poi creare un piano d’intervento comune concreto. Cosa chiediamo? Diverse cose. Di avere accesso all’acqua potabile ad esempio. O che il Mar Mediterraneo e le spiagge siano più pulite e magari di avere del pesce che non sia contaminato dall’inquinamento. Questo, dal punto di vista dell’ambiente. Dal punto di vista della formazione, chiediamo una qualità superiore promuovendo delle strategie comuni. Non a caso nel mese di aprile vaglieremo un progetto nel quale 43 ministri per la ricerca e per l’istruzione superiore che rappresentano 43 paesi diversi discuteranno intorno a uno stesso tavolo di didattica, di giovani e di futuro”.

Quali sono le prospettive di questo progetto dal punto di vista della formazione?
“Il fatto che ci sia un progetto non vuol dire che il futuro sia “già scritto”: non posso dire che fra dieci anni le cose saranno migliori. Ma i progetti concreti rappresentano un modo diverso per cercare di trovare delle soluzioni per tutti i popoli del Mediterraneo. Non credo che “L’Union pour la Méditerranée” porterà alla scomparsa dei conflitti tra i paesi perché non credo ai miracoli, ma credo nei progetti, soprattutto in campo universitario. AlmaLaurea ne è l’esempio più evidente”.

Un progetto che mette insieme atenei, centri di ricerca di diversi paesi?
“E’ un modo pragmatico per fare dei passi avanti. Ma per farlo servono dei finanziamenti: a cominciare dai bus per gli studenti. Finanziamenti che favoriscono una mobilità tra Nord e Sud, all’interno del Sud o dal Sud al Nord che sia per tutti e che sia di qualità: una sinergia difficile da realizzare. E’ necessario trovare i finanziamenti non solo in Europa, nei paesi del Golfo, negli Stati Uniti, nelle grandi istituzioni finanziarie come per esempio la Banca mondiale o la Banca europea d’investimento. In tutti i paesi interessati al progetto, perché l’interesse c’è. Ovviamente, non posso dire che avremo un esito positivo poiché ci sono sempre dei rischi quando si fa qualcosa di nuovo, ma posso affermare che molte condizioni sono state soddisfatte al fine di permettere che il successo sia già all’inizio del cammino”.

Come rappresentate dell’ “Union pour la Méditerranée” e voce autorevole del mondo della formazione, come trova il sistema universitario oggi?
“Ci troviamo in un momento della storia delle università e più in generale della storia del mondo molto particolare. Da tempo gli atenei non dispongono di risorse economiche necessarie, i governi sia europei, ma anche quelli di altri paesi del mondo hanno molti debiti e le università per dare agli studenti una formazione di qualità, hanno bisogno di ricevere finanziamenti. Gli studenti stessi dopo aver raggiunto un buon livello di formazione e la laurea, a causa dell’effetto della crisi economica hanno grosse difficoltà a ottenere velocemente un buon impiego. E’ necessario analizzare gli investimenti, in ogni università, per poter meglio comprendere la relazione tra i budget delle università e le necessità degli studenti universitari. Dobbiamo trovare delle complementarità. Ovviamente, non abbiamo raggiunto il traguardo, ma siamo all’inizio di un progetto che per svilupparsi avrà bisogno di diversi anni”.

Che differenze ha riscontrato tra il sistema d’istruzione francese e quello italiano?
“Ogni paese ha la sua particolarità e credo che debba restare ancorato alle proprie tradizioni. Anche se con “L’Union pour la Méditerranée” cerchiamo un sistema di compatibilità e di equivalenza tra le varie università, ogni paese non deve perdere il dominio del proprio sistema. In Italia c’è l’università più antica d’Europa, è quella di Bologna. Anche il sistema francese è molto antico, ma ha altre caratteristiche. Questo per dire che bisogna fare in modo che la volontà d’armonizzazione tra i paesi dell’Europa e delle aree del Mediterraneo non faccia torto alla cultura di nessun paese: tale cultura è profonda e radicata in ogni sistema. Certo, ci sono molte differenze e non credo che sia necessario minimizzarle. Al contrario, è necessario conoscere nel dettaglio i vari sistemi, favorire la mobilità, in modo che il mercato del lavoro sia fluido, e che uno studente possa trovare una collocazione in linea con le sue competenze indipendentemente dal paese nel quale ha studiato”.

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