Lavoro

L’antropologa con la passione per la Cina

16 Gennaio 2012

Galeotta fu la triennale per Stefania Giustat, ventisettenne di Torino. È stato proprio sui banchi dell’università, infatti, che le è scoppiata una vera passione per la lingua e la cultura cinese. Laureata in Mediazione interculturale e specializzatasi nel 2010 con lode in Antropologia culturale ed etnologia presso la Facoltà di Lettere e filosofia della sua città, durante gli studi Stefania è andata due volte in Cina, per approfondire la conoscenza del mandarino (lingua che sta continuando a studiare) e preparare le sue tesi di laurea. Finita l’università, ha lavorato come insegnante di italiano per i cinesi, interprete per il Tribunale di Torino e come mediatrice interculturale. Erano però lavori saltuari o legati a contratti a progetto, che non le sono stati rinnovati. “Dopo la laurea ero piena di passione per quello che avevo studiato e di buoni propositi per il lavoro – racconta –. Ora ho dovuto cambiare totalmente strada e se potessi ritornare indietro forse sceglierei di studiare Ingegneria”. Stefania, infatti, adesso lavora come impiegata per un’azienda meccanica, dove gestisce i rapporti con i clienti e i fornitori, che sono soprattutto italiani. “Mi piacerebbe un lavoro dove poter parlare le lingue che ho studiato” dice. Tornare in Cina? “Anche domani, ma solo se prima di partire avessi già una proposta lavorativa”.

Come mai hai deciso di specializzarti in Antropologia culturale ed etnologia?

“Alla triennale mi sono laureata in Comunicazione interculturale, specializzandomi in antropologia. Gli argomenti mi avevano davvero appassionato, così mi è sembrata la prosecuzione naturale. E anche la specialistica mi è piaciuta moltissimo, tant’è che sono stata velocissima a finire gli esami e mi sono laureata a pieni voti”.

Durante l’università sei stata sei mesi in Cina. Dove di preciso?
“In realtà in Cina sono andata due volte, sempre per mia iniziativa e sempre per preparare la tesi di laurea. La prima volta sono andata durante la triennale, tre mesi all’Università di Pechino e l’esperienza mi è stata accettata anche come tirocinio formativo. Per la tesi specialistica sulla medicina cinese ho invece girato un po’ per tutto il Paese…”.

Ma come è nata la passione per la Cina?
“Alla triennale avevo la possibilità di studiare una lingua extra-europea e, unica del mio corso, io ho scelto il cinese. È una lingua che mi è subito piaciuta, tanto che continuo a studiarla ancora come autodidatta. Sto prendendo le certificazioni all’Istituto Confucio di Torino: ora sono al terzo livello, quest’anno vorrei almeno arrivare al quarto  e poi con calma proseguo negli studi”.

La laurea in Antropologia e la conoscenza del cinese ti sono stati utili per trovare lavoro?
“Dopo la laurea ero piena di buoni propositi e speravo proprio che quello che avevo studiato mi potesse servire. Ho iniziato facendo saltuariamente l’interprete dal cinese all’italiano al Tribunale di Torino. Ho fatto la mediatrice culturale per associazioni e nelle scuole, ho insegnato italiano ai cinesi. Il lavoro come educatrice era però a progetto e nel 2010 non me l’hanno rinnovato, per cui ho deciso di cambiare totalmente e tramite un’agenzia interinale ho trovato un posto come impiegata”.

Di che cosa ti occupi?
“Lavoro in una ditta che si occupa di meccanica di precisione. Curo i rapporto con clienti e fornitori. Sono quasi tutti italiani, per cui le lingue che ho imparato non mi servono e se non si parlano le lingue poi si dimenticano. Ma il lavoro da impiegata non mi dispiace, vorrei solo poter utilizzare il cinese e l’inglese. Per questo sto continuando a fare colloqui…”.

Saresti disposta anche a tornare in Cina?
“Sarei pronta a partire anche domani. Ma trovare lavoro in Cina non è facile come si potrebbe pensare. Dopo la laurea avevo vinto anche due borse del Mae-Crui per un tirocinio all’estero, ma non prevedevano rimborso. Io in Cina sono già stata due volte a spese mie e tornerei solo se avessi una proposta di lavoro”.

Se potessi tornare indietro rifaresti lo stesso percorso universitario?

“Guarda, in questo momento no. A me studiare antropologia è piaciuto moltissimo, ma è un corso di studi molto particolare e adesso che mi trovo a cercare lavoro, un po’ rimpiango di non aver fatto Ingegneria o un altro corso scientifico”.

Conosci AlmaLaurea? Che ne pensi?
“La conosco, l’ho utilizzata un po’ all’inizio dopo la laurea e credo che sia un buono strumento di visibilità per le aziende, finora però non avuto riscontro”.