Lavoro

Balcani: la fetta dimenticata del Mediterraneo

23 Maggio 2011

La creazione di un sistema integrato del sapere e delle conoscenze a livello Euro-Mediterraneo chiama in causa anche l'area balcanica. Ne ha parlato il professore Stefano Bianchini, docente di Storia e Istituzioni dell'Europa Orientale alla Facoltà di scienze politiche "R. Ruffilli" del campus forlivese dell'Università di Bologna, nel corso della Conferenza Internazionale, "Capitale umano e occupazione nell'area europea e mediterranea", promossa da AlmaLaurea e AlmaMater lo scorso 10 e 11 marzo a Bologna. "Siamo presenti in questi paesi con precisi programmi formativi da tantissimi anni, ma abbiamo ancora difficoltà nel riconoscimento reciproco dei titoli di studio e nel creare programmi congiunti" spiega il professore illustrando i vantaggi dell'applicazione del modello AlmaLaurea, non solo sulla sponda nord dell'Africa, ma anche nell'area balcanica. "Anche in aree come queste, per nulla stabilizzate, non esiste un vero e proprio meccanismo di catalogazione dei dati e mancano perfino le competenze adatte per realizzarlo, il sistema AlmaLaurea in questo senso potrebbe aiutarci molto nella creazione di un sistema di rete maggiormente coeso".

Nel corso del suo interevento, ha ribadito a più riprese l'importanza del principio dell'autonomia dell'università inteso come requisito fondamentale per la creazione di un sistema formativo Euro Mediterraneo. In che senso?
"Senza l'autonomia dell'università e della ricerca, non c'è l'autonomia della formazione. Quello che s'impartisce in aula sarà utile al mondo esterno solo se gli atenei saranno assolutamente liberi di decidere le strade migliori, liberi nella definizione dei corsi, nella scelta delle materie di studio e nel fare ricerca. Fra l'altro, tale autonomia è un prerequisito essenziale per l'efficacia della valutazione. Nell'insieme, tutto ciò è ancora più vero se si lavora, come si sta cercando di fare in questi anni, in un contesto di rete. La creazione di uno spazio europeo della conoscenza e della formazione parte dalla collaborazione tra le università e gli istituti di ricerca di tutto il continente: perché ciò avvenga serve però autonomia. Diversamente, mettendo le briglie all'università, si ottiene l'effetto perverso di frenare la circolazione delle idee e dei saperi, andando contro quelli che sono i principi europei relativi alla creazione di un sistema formativo integrato".

La collaborazione tra gli atenei italiani e quelli dei paesi che si affacciano sul mediterraneo, chiama in causa anche la sponda balcanica del continente europeo. Da questo punto di vista, come si sta procedendo?
"Oggi si guarda molto alla fascia africana perché le rivolte che stanno interessando questi paesi ci coinvolgono in modo diretto. Tuttavia, proprio a causa di queste proteste, non siamo in grado di portare avanti delle concrete collaborazioni con il mondo universitario arabo. Dobbiamo aspettare per capire che cosa accadrà nei prossimi anni. Con i Balcani, invece, abbiamo attivato già da tempo, da più di vent'anni, degli accordi in ambito accademico. Tuttavia, non vorrei che proprio perché distratti da altre situazioni, mi riferisco a quanto sta avvenendo sulla sponda sud del Mediterraneo, si dimenticasse che anche in questo caso siamo di fronte ad aree non stabilizzate, dove si verificano ancora molti contrasti. Ad esempio, i programmi formativi che avevamo aperto in Bosnia ed Erzegovina a tutti gli studenti della regione, adesso non sono più frequentabili da chi viene dal Kosovo per la semplice ragione che il loro passaporto non è riconosciuto dalle autorità locali dopo la dichiarazione di indipendenza. In questo caso ci sono situazioni dove la politica ostacola programmi fondamentali per la riconciliazione regionale. In casi meno estremi, anche all'interno della UE, esistono numerose normative nazionali che rendono difficoltosa la realizzazione di programmi transnazionali interateneo. Questo significa che siamo ancora molto indietro: anche le regole che vengono approvate nei singoli atenei spesso non rientrano nel processo di armonizzazione del sistema europeo. Tutto ciò contribuisce a mantenere ancora difficile il riconoscimento reciproco dei titoli di studio e la creazione di programmi congiunti".

In questo senso, la creazione di un network formativo Euro Mediterraneo, potrebbe favorire anche la creazione di un sistema più meritocratico?
"Credo sia la sola strada percorribile. La nascita di un sistema più meritocratico presuppone una competizione positiva tra le università che, oggi come oggi, può avvenire solo su base globale.
Mi riferisco alla capacità di ogni ateneo di collegarsi con gli altri, di realizzare sistemi formativi di alto livello, multi/interdisciplinari e internazionali: una struttura a rete che è possibile solo attraverso la creazione di un sistema di accreditamento europeo, che, pur essendo in via di formazione, di fatto, non è ancora stato realizzato. In definitiva, la competizione è un fattore fondamentale, il solo che porta alla nascita di sistemi più meritocratici, ma non deve avvenire solo in ambito nazionale, bensì europeo e mondiale. Inoltre, finché in Italia saremo legati al valore legale del titolo di studio, non sarà semplice aprirci agli altri paesi. I titoli stranieri non hanno infatti valore legale in Italia, se non a seguito di una dichiarazione di riconoscimento o di equipollenza, che può essere concessa solo in base a criteri e procedure sancite da accordi e trattati internazionali recepiti dalla legge". Inoltre, bisogna che gli stati membri della UE si aprano di più allo spirito di Schengen a favoriscano la mobilità di studenti e docenti, eliminando coraggiosamente le pratiche dei permessi di soggiorno per queste categorie. Rendere più semplice e agevole lo scambio e la cooperazione interuniversitaria favorirà l'innovazione e contribuirà al rilancio di un'economia europea in grave crisi.

Il modello AlmaLaurea potrebbe essere esteso anche a livello Euro Mediterraneo? Che valore aggiunto apporterebbe ai paesi di quest'area?
"Dovrebbe sicuramente essere esteso a livello Euro Mediterraneo. In questo senso, si dovrebbero creare dei network, come quello già attivato da AlmaLaurea in Marocco, che ne favoriscano una più ampia applicazione. Anche perché, in molti paesi della sponda nord dell'Africa, ma anche nell'area balcanica, non esiste ancora un sistema di catalogazione dei dati e mancano perfino le competenze adatte per realizzarlo".